CINEMA, LA STORIA (QUASI) INEDITA: L’INFANZIA MESSINESE DI MONICA VITTI

1 Luglio 2017 Culture

Di Sergio Di Giacomo - Chissà cosa sarebbe stato il cinema italiano senza la sua voce roca, la sua timida sfrontatezza, il suo volto enigmatico, la sua verve comica e il suo pathos esistenziale di donna alla ricerca continua di sé stessa. Monica Vitti, 85 anni, vincitrice tra l'altro di 3 Nastri d'Argento (stasera a Taormina la premiazione), già celebrata al Festival di Roma con la proiezione del documentario La dolce Vitti curato da Stefano Stefanutto Rosa e con una mostra fotografica antologica curata da Anna De Marchi e Antonella Felicioni che si tenne nel foyer della Sala intitolata a Giuseppe Sinopoli.
Per un caso del destino i due grandi nomi dello spettacolo sono accomunati da un’infanzia vissuta a Messina, città che li ha accolti quando erano bambini e dove hanno vissuto anni significativi (13 anni per Sinopoli, circa otto per la Vitti).
Nel volume Messina nella sua Avventura (edito nel 2007 dalla Daf a cura di Nino Genovese dove si trova anche la rievocazione del periodo messinese di Basilio Maniace) viene pubblicata una foto deliziosa e radiosa di una bambina vestita di festa per la sua prima comunione, una foto facente parte del fondo del fotografo Pippo La Cava, che immortala la piccola Maria Luisa Ceciarelli, destinata a diventare la Monica Vitti musa di Antonioni e dei grandi registi della commedia all’italiana. Proprio lei, la protagonista de L’Avventura, viene immortalata durante la sua infanzia a Messina, sede dei suoi parenti, zii e cugini che la ospitavano in una delle tre abitazioni site sul viale Principe Umberto, in via Luciano Manara e in di via S.Agostino. Le foto ci permettono di immergerci nel vissuto familiare della futura attrice dagli occhi brillanti e intensi, che fin da allora mostrava tutta la voglia di liberare la sua energia artistica.
Che il suo periodo messinese sia stato significativo lo testimonia la biografia dita da Sperling e Kupfer dal titolo emblematico di Sette sottane, che riprende simpaticamente il modo di coprirsi della piccola Maria Luisa nella Messina invernale, quando senza riscaldamenti, era costretta a trovare tante “sottane” per difendersi dal freddo pungente, mentre si invaghiva di un ragazzino biondo, il suo “flirt disperso nel tempo”.
“Sono entrata in Accademia a 14 anni perché sentivo il bisogno di risolvere la mia vita non in modo normale ma cercando di vedere se era capace di fare qualcosa con le mie gambe”, osserva l’attrice in una rara puntata nel 1971 della trasmissione “Terza B facciamo l’appello” condotta da Enzo Biagi (oggi visibile sul sito www.teche.rai.it.) “A sei anni insieme a mio fratello recitavamo negli scantenati, facevo delle piccole recite, non ho mai giocato con le bambole”, ricordava la Vitti, evidenziando il suo approccio infantile alla recitazione vissuto proprio nella città peloritana.
In una puntata dell’autunno 1972 del mitico varietà televisivo Canzonissima l’attrice, che dialoga con Pippo Baudo, saluta i suoi parenti di Messina, in un gesto spontaneo con cui rendeva omaggio alla città che l’aveva ospitata quando neonata di 8 mesi era giunta nel giugno del 1932 col padre Angelo Ceciarelli, inviato nella città peloritana come ispettore dell’Esportazione all’Estero della Dogana, con la madre Adele Vittiglia (da cui prese il nome d’arte) e i due fratellini che in una tenera fotografia d’epoca la tengono in braccio in spiaggia.
Il 21 ottobre 1972 sul la “Gazzetta del Sud” Vincenzo Bonaventura intervista la zia Jolanda Vittiglia, che a Messina si era trasferita da Roma dopo aver trovato il suo amore Francesco-Cicciò Pantò, incontrato durante le sue visite alla nipotina Maria Luisa denominata teneramente Marisa. “Già quando aveva pochi anni appariva chiaro che la sua passione era recitare e a casa sua aveva allestito un vero e proprio teatro, sistemando le sedie in fila e utilizzando una tenda come sipario. Poi indossava i vestiti della madre e dava via libera alla sua fantasia”, ricorda zia Jolanda, che nell’intervista fa riferimento ai suoi studi “con profitto” alla scuola elementare dell’Istituto “S.Anna” di via XXVIII luglio, ancor oggi posto a ridosso del Monastero di Montevergine.
In omaggio alla zia (e alla cugina Angelina Pantò) Marisa-Monica chiamerà Isolina Pantò il suo personaggio del film La testimone con Ugo Tognazzi. I tanti testimoni della Rassegna Cinematografica di Messina non dimenticano le apparizioni della giovane Monica Vitti all’Irerraamare in Fiera e in seguito alle serate mondane del David di Donatello, dove l’attrice nel 1961 riceve la sua prima targa come giovane promessa alla presenza di Vittorio De Sica e Gregory Peck, e in seguito- oltre che per film come Tirabusciò, Polvere di stelle, L’anatra all’arancia- viene premiata per La ragazza con la pistola, la pellicola di Monicelli in cui veste i panni di un’ardita ragazza siciliana, lanciandola come attrice brillante. Un film da set siciliano come sarà anche Modesty Blaise, la bellissima che uccide di Joseph Losey, girato nel 1965-66 in parte nel castello di S. Alessio.
Forse non sarà un caso che il film che consacrò la sua “avventura” cinematografica venne girato in alcune location della provincia di Messina- Lisca Bianca, Panarea, la stazione di Milazzo, il “San Domenico” di Taormina, il viale San Martino a Messina – luoghi che furono protagoniste del capolavoro di Antonioni, che si aggiudicò il Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes del 1960. Lo stesso Festival che qualche anno fa ha omaggiato la Vitti ponendo sul manifesto la scena dell’Avventura in cui l’attrice ritratta di schiena osserva il mare siciliano, quel mare profumato d’antico che aveva conosciuto fin da piccola.

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