L’INCHIESTA di Massimiliano Passalacqua: L’Università su… History Channel, per il rettore Navarra sono “Affari di famiglia”

7 Luglio 2017 Inchieste/Giudiziaria

Un “caso” che coinvolge l’Università, più precisamente il Policlinico, e il Tribunale. Una “rete di protezione” da far invidia a Camilleri, un “muro di gomma” contro il quale va a sbattere chi lotta per avere giustizia. Il tutto con il solito condimento di (presunti?) favoritismi, arbitrî, addirittura illeciti, e l’altrettanto solita ombra del nepotismo; e il tutto, ancora una volta, a Messina. Vi ricorda niente?

D’altra parte, non si può dire che l’Ateneo peloritano, dopo essere stato trascinato nel fango dai suoi vertici all’epoca del rettorato del seminarese Diego Cuzzocrea, abbia fatto troppo per affrancarsi da quella triste stagione sublimata dall’incredibile omicidio Bottari. Subito uno scatto d’orgoglio – o di opportunismo? – con l’elezione del giurista Gaetano Silvestri, futuro presidente della Corte Costituzionale, e poi il ritorno allo status quo: l’accordo tra i cuzzocreiani e Franco Tomasello, con l’ermellino consegnato al discusso preside di Medicina (che durante il suo mandato compilerà il poco lusinghiero record di due sospensioni dalla carica per le sue disavventure giudiziarie), e la definitiva restaurazione anche onomastica con l’ascesa a Piazza Pugliatti di Pietro, rampollo dei Navarra da Corleone.

Certo, Pietro Navarra non è nato a Corleone. Il padre Salvatore – si dice – fuggì dopo l’assassinio del fratello Michele, anche lui medico, da parte di Luciano Liggio al culmine di una faida per assicurarsi il dominio mafioso sul mandamento. Venne a Messina dove, in breve tempo, diventò il dominus di Medicina: preside di facoltà, presidente del corso di laurea per due-tre ere geologiche, direttore sanitario del Policlinico, insomma un “barone” nel senso più compiuto del termine. E’ certamente un caso, quindi, che i tre figli (Giuseppe, Pietro e Michele) siano tutti docenti dell’Università di Messina, e altrettanto casuale sarà che Pietro sia diventato rettore. Anche se la famiglia è importante, si sa. Tanto importante che proprio sulla famiglia, sia naturale che acquisita, potrebbe scivolare l’epopea da Gattopardo dell’Università luogo letterario dove tutto sembrava essere cambiato ma solo perché nulla cambiasse.

La vicenda dei sei dirigenti medici e biologi del Policlinico che, dopo quasi un decennio di equiparazione ospedaliera (decisa sotto il rettorato Tomasello e alla quale nessuno si è mai opposto fino al 2015), per effetto di una delibera di revoca dell’allora dg del Policlinico Marco Restuccia si ritrovano demansionati da quasi due anni, a stipendio praticamente dimezzato, ha già avuto la ribalta delle cronache. La riassumo: a fine 2014 emerge l’obbligo, per l’Azienda, di ridurre il personale medico a causa di diversi esuberi che causano un pesante passivo in particolare nelle Unità operative che afferiscono al DAI di Chirurgia generale, guidato da Giuseppe Navarra: dopo aver tentato invano la strada della mobilità volontaria verso il Pronto soccorso, il germano rettorale convoca una riunione e il giorno dopo parte la sollecita richiesta del dg Restuccia agli uffici Risorse umane e Affari legali di un parere sulle delibere di equiparazione di sei medici. Parere contrario, soprattutto per il rischio di un pesante contenzioso, che però a Restuccia non piace: tanto che il dg intima di «integrare il parere con la massima urgenza al fine di consentire alla scrivente Direzione l’adozione dei provvedimenti di competenza». Neanche a dirlo, il primo parere “scompare” dalle delibere di demansionamento che riguarderanno, in due tranches, un totale di 12 tra dirigenti medici e biologi.

Alcuni di questi dipendenti ricorrono al Tribunale del lavoro, dove però succede qualcosa di veramente immaginifico: tre ricorsi ex art. 700 vengono rigettati, gli altri cinque (affidati dalla presidente D’Uva a magistrati diversi) finiscono invece per essere respinti nonostante si tratti di situazioni identiche. L’Azienda presenta appello e, secondo quello che una volta si chiamava “rito peloritano”, le cause vengono affidate ai giudici che hanno già respinto gli altri ricorsi. Nessuna astensione, no alla richiesta di ricusazione e, ovviamente, anche questi ricorsi vengono rigettati. Chissà cosa accadrà in sede di merito e, soprattutto, con il fascicolo aperto dalla Procura di Reggio Calabria, competente sulle indagini che riguardano magistrati messinesi.

A questa vicenda si aggiunge un nuovo capitolo nelle scorse settimane, con la presentazione dell’ennesimo esposto alle Procure di Messina e Reggio Calabria nei confronti dell’ex dg Marco Restuccia e del suo successore Giuseppe Laganga le cui presunte irregolarità sono anche l’oggetto della richiesta di chiarimenti inviata da uno dei dirigenti demansionati, Paolo Todaro, all’assessorato regionale della Salute, al MIUR, alla Corte dei Conti, alla Commissione antimafia e all’Anticorruzione.

Questi documenti ricostruiscono quello che è forse l’aspetto più inquietante di tutta la storia. Dopo il provvedimento, a Restuccia viene segnalata la presenza di posizioni identiche non prese in esame; il direttore generale richiede allora ai dirigenti dei settori Affari legali e Risorse umane di verificare se vi siano, al Policlinico, altre situazioni sulle quali, per equità, si dovrebbe intervenire. Problema: i dirigenti dei due uffici, Giuseppa Sturniolo e Giuseppe Giordano, lo sono diventati in forza di provvedimenti di equiparazione del tutto analoghi. Restuccia non riceve quindi alcun riscontro, tanto da chiedere al rettore di nominare una commissione composta dalla stessa Sturniolo, dal dottor Vella e dall’avvocato Fiumara. Essendo quest’ultimo anche responsabile Anticorruzione – è a lui che il dg si rivolgerà, in seguito alle denunce dei dipendenti, per «verificare eventuali comportamenti penalmente rilevanti» dei componenti della commissione! – appare quantomeno singolare che dei verbali di questa commissione esistano copie difformi, per esempio quanto al numero e ai nominativi dei dipendenti coinvolti, perché alterati o modificati successivamente.

Una seconda commissione, nominata da Restuccia e presieduta dal direttore amministrativo (oggi dg) Giuseppe Laganga, rileva che l’equiparazione della dottoressa Sturniolo «risulta essere in contrasto con l’orientamento giurisprudenziale», mentre per quanto riguarda l’avvocato Giordano «non è stata reperita ulteriore documentazione che chiarisca l’inquadramento giuridico antecedente al D.R. n. 160/2002» (!). Entrambi, ovviamente, sono ancora al loro posto e, anzi, hanno emesso dei pareri in merito ai dipendenti da demansionare (!).

Ma il “nodo” vero è la posizione della dirigente farmacista Giuseppina Inferrera, figlia di Cosimo e cognata del rettore Pietro Navarra, sulla quale la commissione ritiene che «alla data di adozione della delibera n. 778 del 5/7/2012 non sussistessero i presupposti di legge al fine di procedere alla nuova equiparazione alla figura dirigenziale» (nota firmata dalla Sturniolo e da Gaspare Vella). Anche in questo caso nessun provvedimento, nonostante Navarra in persona assicuri ai demansionati che non ci saranno favoritismi. Anzi, Restuccia si dimette – per non dover compiere un’omissione di atti d’ufficio, si vocifera al Policlinico – e il nuovo dg Laganga si premura a chiedere al Ministero e all’Aran un parere ad personam sulla dottoressa Inferrera in quanto la qualifica di Esperto di Farmacia Ospedaliera non è prevista nel contratto se non tra quelle dirigenziali. Peccato che con la stessa qualifica di Esperto (non farmacista) ci siano diversi altri dipendenti, per i quali però Laganga non si perita di chiedere il “paracadute”. Ma anche questo è certamente un caso.

L’esposto si chiude con la richiesta alle due Procure di porre sotto sequestro tutti i verbali e gli atti (l’accesso ai quali è stato negato ai ricorrenti, anche se curiosamente sono stati inviati da Restuccia a uno studio legale di Messina che non ha alcun rapporto lavorativo con l’Azienda!), valutando anche l’emissione di misure cautelari a carico dei componenti le commissioni e dei direttori generali dell’AOU. Intanto il sostituto procuratore Piero Vinci apre un’inchiesta per abuso d’ufficio nella quale Todaro è parte lesa. Insomma, la vicenda ha ormai assunto un profilo penale che non consentirà più una “semplice” soluzione giudiziale alla sezione Lavoro del Tribunale. Anche perché qui siamo piuttosto nel campo del diritto di... famiglia.

fonte da http://ilmaxfactor.blogspot.it

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