LE CARTE DELL’INCHIESTA – Mafia, i Santapaola a Messina Appalti e contatti “a sinistra”

8 Luglio 2017 Inchieste/Giudiziaria

CATANIA – Quando Biagio Grasso - uno dei colonnelli, secondo i magistrati, della cupola santapaoliana che comanda anche a Messina - vuole far perdere le sue tracce dalla gestione della Parco delle Felci Srl, colosso del settore immobiliare, ha una sola certezza: di essere sott'indagine. A rivelarglielo, secondo quanto racconta mentre le cimici del Ros registrano, sarebbe stato “qualche amico importantissimo di sinistra”. Non un consigliere comunale o un segretario di sezione. Qualcuno che “bazzicava in mezzo a questi quattro sciacqua lattughe...Beppe Lumia e company...perché loro...i grandi...è andato a parlare...e io gli ho detto...cosa questa di venti giorni fa”.

Mentre i pm coordinati dall'aggiunto Sebastiano Ardita lo intercettano, Biagio Grasso ripercorre passato e presente, rivedendo in filigrana quel passaggio che lo avrebbe portato a essere prima vittima della mafia, poi imprenditore disposto a pagare, da ultimo uomo di fiducia dei vertici del clan. A quel punto l'interrogativo è semplice, dopo che ha parlato con l'amichetto di “sinistra”: “Che faccio? Faccio il testone – si chiede – e faccio finta che non ho sentito il suggerimento?”.

I soldi sul piatto ci sono, l'organizzazione ha trovato un catanese, di nome “Carmelo” che è pronto a sborsare il 50% del capitale necessario per realizzare 64 appartamenti, un imprenditore individuato dagli inquirenti in grado di camminare con due valigette e 1.800.000 euro in contanti. Grasso, per seguire il "suggerimento" dell'amico di sinistra, pensa a un gioco di prestigio societario per fare sparire la sua ombra dagli affari che stava portando avanti. Pensa a come incastrare un prestanome in un sistema di cessione di rami d'azienda.

Biagio Grasso ne ha fatta di strada, tra cemento e mafia all'ombra dei Santapaola e dello Stretto: “Lei pensi – dice a un suo interlocutore – che io ho chiuso il 2006 con 40...42 milioni di euro di fatturato...il 2005...38...cioè fidato in Unicredit 7milioni in linea capitale...7...7milioni. C'era Vincenzo Franza e Francantonio Genovese (transitato dal Pd a Forza Italia ndr), più alto di me all'epoca...gli altri erano tutte birbe...ma non perché mi affidavo a Rocco...io ero direttamente seguito da Coriani...Milano Cordusio...poi purtroppo non ho saputo gestire quello che ho fatto in brevissimo tempo...rapporti consolidati, Cmc, Maltauro...diretti...diretti”.

Pensando al futuro, Grasso si sente sicuro “minimizzando – scrivono i magistrati – i pericoli derivanti dalle possibili accuse che avrebbero potuto essergli rivolte dagli inquirenti, vantando la conoscenza di politici e persone importanti: “Io me ne vado nella Commissione Europea diretta...cioè mio padre è amico personale di Luciano Violante e finora per tipologie di cose a mio padre non l'ho fatto mai esporre mai, quindi...perché lo farò esporre quando non gli possono dire <ma sai non possiamo fare niente perché...>”.

Il viaggio “diretto” in commissione Europea Grasso non ha avuto il tempo di farlo. E' arrivato prima in carcere. Di Antonio Condorelli - da livesicilia.it

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