NUOVI SVILUPPI NELL’INCHIESTA SULLA SEZIONE FALLIMENTARE DEL TRIBUNALE DI MESSINA: ARCHIVIATE LE POSIZIONI DI 4 INDAGATI. I NOMI

25 Luglio 2017 Inchieste/Giudiziaria

Archiviazione definitiva, firmata dal gip di Reggio Calabria Domenico Santoro, per una tranche dell'inchiesta della Procura reggina sulla sezione fallimentare del Tribunale di Messina. Escono di scena per insussistenza delle accuse quattro degli indagati iniziali e cioè il carabiniere in servizio al nucleo radiomobile di Messina Francesco Biondo (difeso dall'avvocato Domenico Andrè), il poliziotto Nicola Spurio, l'avvocato Maria Spanò e il collaboratore di un altro degli indagati, Gianfranco Colosi, Emilio Andaloro.
L’inchiesta, che contava all’inizio sette indagati, aveva messo in luce la presunta mala gestione di alcune aste bandite dalla sezione fallimentare di Messina. Nomi eccellenti quelli iscritti al registro degli indagati per cui si è registrata la chiusura delle indagini preliminari e per i quali rimane in piedi una sola delle ipotesi di reato iniziali. Sono il magistrato della II sezione civile del Tribunale di Messina, a capo della sezione fallimentare, Giuseppe Minutoli, l’ex direttore della Dia, il tenente colonnello Letterio Romeo e il noto imprenditore del settore Food&Beverage Gianfranco Colosi. Alla chiusura delle indagini, nel maggio scorso, l’ipotesi dei magistrati della Procura di Reggio che stanno indagando, il procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e il sostituto procuratore Roberto Di Palma, rimasta per loro è di corruzione aggravata in concorso. Per loro tre infatti sono 'cadute' le altre accuse contestate all'inizio: corruzione, associazione a delinquere e abuso d'ufficio per Colosi, abuso d'ufficio e corruzione per Romeo, induzione indebita a dare o promettere utilità per Minutoli.
Scrive il gip che "...in merito alla posizione degli altri indagati e, comunque, alle ulteriori ipotesi di reato oggetto d'iscrizione anche nei riguardi dei soggetti destinatari dell'avviso ex 415 bis c.p.p. (Minutoli, Romeo e Colosi), gli elementi acquisiti all'esito della indagini non appaiono idonei a sostenere l'accusa in giudizio, per come sostiene il Pm nella sua richiesta di archiviazione".

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