I FOTOGRAFI MESSINESI, TRACCE DI STORIA

29 Luglio 2017 Culture

Di Sergio Di Giacomo - In attesa che si possa finalmente allestire un vero e proprio “Museo della storia della fotografia a Messina”, possiamo ricostruire la storia di alcuni protagonisti della fotografia d’arte, giornalistica e da studio, che hanno creato delle “scuole” e sono dei punti di riferimento per chi vuole ricostruire la storia illustrata di Messina del Novecento, a partire dal celebre Ledru Mauro, al centro degli studi di Micalizzi.
Bisogna osservare come all’interno del mondo dell’attività fotografica esistono diversi settori e filoni, compresa la classica” foto di studio” o di laboratorio (ricordiamo, tra gli altri, gli studi Armao, Ballariano, Benincasa, Caramagna, Cicciò, Delia, Florena, Macrì, Pappalardo, Panzera, Saitta, Scarfì, Santamaria, Zuccaro, La Spada, etc.) e la foto artistica, di cui ricordiamo il farmacista-fotografo Giulio Conti (autore delle foto del libro sulle feste popolari curato da Giordano Corsi), Maricchiolo (autore di foto per la Conferenza di Messina, con il figlio Franco noto per i suoi reportage sugli italo-americani), Carciotto-Oskar (l’indimenticato reporter de “La Sicilia” e del “Giornale di Sicilia”, figlio d’arte), Pappalardo (noto anche per i suo documentari), Corrao, G. Fiorentino (autore di foto di feste e monumenti), Repici, Fenghe (che realizzava anche le foto per l’Agosto Messinese), Paolo Galletta, Pietro Cardile, Gianmarco Vetrano, Lillo Massimino (questi ultimi anche fotoreporter), Mimmo Irrera ed Enrico Borrometi. Per lo sport, ricordiamo, tra i fotografi più recenti, Ciccio Saya, il fratello Celestino e Carmelo Imbesi (inviato di agenzie internazionali anche per i grandi eventi di cronaca).
I più noti esponenti della fotografia messinese del secondo dopoguerra, che hanno creato delle vere e proprie scuole, si possono considerare Arbuse, Armone e Dominici con le loro fotografie che immortalavano luoghi, paesaggi, eventi, tracce di vita cittadina che, tramite le cartoline, i giornali, le riviste, le agenzie arrivavano ad avere eco nazionale. C’è chi era specializzato nella fotografia turistica (cartoline, brochure, fogli informativi, volumi illustrati, etc) come Arbuse e Dominici, che allestirono nel 1958 una mostra internazionale a Londra e che pubblicavano le foto nella rivista “Agosto Messinese”, e chi come Armone faceva foto più istituzionali (collegati alle attività amministrative del Comune e alle cartoline).
C’è poi la categoria dei fotoreporter o fotogiornalisti, di cui furono grande esponenti - insieme a Pintaldi (di cui ricordiamo, insieme a foto della Rassegna, le spettacolari foto dei bombardamenti e della ricostruzione, di grande effetto visivo e storico) - il “mitico” Michelangelo Vizzini, testimone visivo dei grandi momenti dello spettacolo cittadino e non solo (soprattutto negli anni 60 per la “Tribuna”, prima di collaborare per la “Gazzetta”), di cui il Comune ha acquisito un fondo che sarebbe importante utilizzare come nucleo base per il futuro Museo (ricordiamo il premio che vede promotrice la figlia fotografa Nanda), e il compianto Pippo Lacava, cronista di razza che univa le foto della Messina mondana, quelle della Rassegna (tanti reportage per la “Gazzetta”) alla cronaca nera e giudiziaria con alcuni scoop anche internazionali per “Gente” e riviste varie.
I fratelli Natalino e Agostino Saya hanno lasciato una traccia indelebile nella storia del giornalismo fotografico messinese, con le loro foto pubblicate fin da metà degli anni’50 sulla “Gazzetta del Sud”, tra cronaca quotidiana, eventi come La Vara (le immagini della processione vista dall’alto in via Garibaldi e al Duomo sono davvero spettacolari) e le partite del Messina, con le immagini in movimento dei calciatori che uscivano anche sulla “Gazzetta dello Sport” (anche l’erede è un fotoreporter sportivo). In questo gruppo, fino agli anni Settanta-Ottanta, ricordiamo anche lo stesso Dominici (che fu anche cameraman per la Rai), Pippo Messina per il “Giornale di Sicilia” (seguito dal compianto Oskar, fotoreporter anche per giornali nazionali con la sua agenzia, che ha seguito le orme del padre, fotoreporter di razza), Barbagallo per “La Sicilia”, La Spada (foto sportive), Isolino (“La Tribuna”, con Vizzini, e “L’Ora” di Messina, seguito dal figlio, autore di apprezzati reportage anche internazionali), Placido (Dino) Sturiale (fa cronaca da quasi 40 anni) Antonio Abate e i giovani Marco Crupi, Serena Capparelli, Martha Micali e Fabrizio Pernice. Come fotoreporter “Gazzetta” non possiamo dimenticare le esperienze di Leonardo Romeo, di Vincenzo Sturniolo (per oltre un trentennio protagonista della cronaca cittadina), di Rocco Papandrea e di Enrico Di Giacomo.
Un capitolo a parte merita il cugino di Tomasi di Lampedusa, il fotografo Filippo Cianciàfara Tasca di Cutò (1892-1982), che dagli anni Trenta in poi divenne noto a livello internazionale- aggiudicandosi premi di prestigio e pubblicando anche per ”The National Geograpich Magazine” utilizzando la tecnica innovativa della “Resinotipia”, che permetteva di “trasfigurare” l’immagine in bianco e nero con pigmenti colorati e darle l’aspetto di una “acquaforte fotografica”. Con le sue foto che immortalavano scorci siciliani e di Messina (il porto, i teatri, i tipici mestieri, i volti femminili), si aggiudicò premi prestigiosi quali il Gran Prix d’Honneur di Cannes e l’Honourable Mention dell’American Photography.

 

Ps: mi scuso con tutti i professionisti che ho inevitabilmente dimenticato in questo che vuole essere un piccolo riconoscimento ma al contempo anche un divertente gioco della memoria. Ricordare tutti è impresa ardua. Ma ci sarà una seconda puntata...

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