La “vendita” del bimbo dalla Romania a Castell’Umberto, decise 8 condanne e 7 assoluzioni

14 Dicembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Otto condanne pesanti, tra 4 anni e 6 anni e 6 mesi di reclusione. E poi sette assoluzioni, per i protagoniti di secondo piano. Al centro una brutta storia che all’epoca interessò tutta l’Italia. Due genitori di Castell’Umberto che si rivolsero ad alcuni “mediatori” per avere un bimbo rumeno, e pagarono circa 35mila euro.

Due genitori che ieri sono stati condannati alla pena più alta: 6 anni e 6 mesi di carcere. E poi un lungo seguito di altri personaggi che s’inserirono per cercare di guadagnarci qualcosa. Ecco la sentenza decisa in tarda serata per il processo concluso in primo grado a Messina, davanti ai giudici della prima sezione penale, scaturito dall’operazione “Copil” dei carabinieri che, tra febbraio e maggio del 2015, dopo una complessa indagine anche con un paio di intuizioni decisive, portò all’emissione di dieci provvedimenti cautelari.

Il Tribunale, accogliendo soltanto in parte le richieste del PM Antonella Fradà, ha condannato a 6 anni e mezzo i coniugi Calogero e Lorella Conti Nibali,  4 anni ed 8 mesi per Bianca Capillo, assolti invece Ugo Ciampi, Nadia Gibbin, Maurizio Lucà, Pietro Sparacino e Sebastiano Russo; condanna a 4 anni e 7 mesi per Aldo Galati Rando, Silvana Genovese, Placido Villari e Vincenzo Nibali, 4 anni per Tindaro Calderone; assolti anche Franco Galati Rando e Vito Calianni.

È una storia comunque molto intricata, basti pensare che alcuni degli imputati risultano anche come parte lesa. Anche l’incastro delle accuse è complesso, si va dall’estorsione aggravata dal metodo mafioso al millantato credito, dalla falsa attestazione a un pubblico ufficiale sull’identità alla supposizione o soppressione di stato: il far figurare nei registri dello stato civile, in questo caso al Comune di Castell’Umberto, una nascita inesistente.