25 Gennaio 2019 Giudiziaria

MESSINA: NUOVA INCHIESTA SU ‘IL DETECTIVE’. ORA L’ACCUSA E’ BANCAROTTA

Questa volta il quadro della accuse è diverso. Il sostituto procuratore Antonio Carchietti contesta tra l’altro la bancarotta fraudolenta aggravata a otto dei nove indagati. E la vicenda della nota società di vigilanza “Il Detective srl” torna quindi ancora una volta  nelle aule di giustizia. E questo dopo che, praticamente per gli stessi soggetti, ma con accuse diverse, negli ultimi dieci anni si sono svolti parecchi processi, alcuni dei quali sono peraltro ancora in corso, e anche in primo grado. In questo caso si tratta molto probabilmente delle varie relazioni che il curatore fallimentare ha inviato in Procura durante l’amministrazione giudiziaria, evidenziando una serie di anomalie. Sono quindi nove gli indagati: Antonina Corio, Daniela Corio, Cristina Corio, Natala Corio, Vincenzo Savasta, Emanuele Galizia, Salvatore Formisano, Federica Cacace e Letterio Arena. Ovvero alcuni eredi del fondatore della società d’investigazione e sorveglianza, Nino Corio, che fu un imprenditore molto capace, e poi chi ha ricoperto successivamente incarichi societari nel Cda nell’impresa, dichiarata fallita il 13 luglio del 2013.
Le contestazioni dell’accusa sono in tutto tre sulla scorta della legge fallimentare e del codice penale: la bancarotta fraudolenta aggravata a otto indagati, la mancata vigilanza sia per il profilo commissivo che per l’omissivo su alcune operazioni contabili in evidente conflitto d’interessi, e infine la mancata vigilanza sulla corretta tenuta della documentazione contabile societaria.
Per quel che riguarda il primo capo d’imputazione, la bancarotta fraudolenta aggravata, secondo la Procura ci sarebbero in pratica agli atti una lunga serie di distrazioni di somme, sempre attraverso «assegni senza alcun titolo giustificativo»: Cristina Corio 56mila euro; Daniela Corio 238mila euro; Natala Corio 12mila euro; Antonina Corio 6mila euro; Salvatore Formisano 20mila euro; Vincenzo Savasta 40mila euro; Federica Cacace 7mila euro. Sempre secondo la Procura Daniela Corio e Emanuele Galizia avrebbero «… occultato il complessivo importo di euro 122.985,38 somma richiesta ed ottenuta da Corio Daniela in data 7/11/2007 al BdS sottoforma di n. 13 assegni circolari, di cui 12 da euro 10.000 ed 1 da euro 2.985,38 all’ordine di Galizia Emanuele».
Ci sono poi nel secondo capo d’imputazione le cosiddette “operazioni a danno” della società. Qualche esempio: nel luglio del 2007 “Il Detective srl” acquistò una vettura  Bmw di proprietà di Daniela Corio «per complessivi euro 40.000 – somma ben superiore al valore effettivo dell’auto, stimato  in euro 25.000 circa -, così ponendo in essere un’evidente operazione in conflitto di interesse; sempre nel luglio del 2007 “Il Detective srl” acquistò «dal sig. Cacace Pietro, marito di Corio Daniela e padre di Cacace Federica – entrambi componenti del Cda della Detective srl», una vettura Bmw «… per il prezzo complessivo di 55.000 euro – somma ben superiore al valore effettivo dell’auto stimato in 38.000 euro -, così ponendo in essere un’evidente operazione in conflitto di interesse». Rassegnaweb – Nuccio Anselmo da Gazzetta del Sud