CORSI D’ORO 1, LA PROCURA GENERALE RICORRE IN CASSAZIONE

L'accusa insiste. E' convinta che il reato principe della clamorosa inchiesta Corsi d'Oro, ovvero il mare magnum di finanziamenti della formazione professionale in Sicilia che portò a due clamorosi processi, è il peculato, non certo la truffa, come hanno deciso le prima sentenza. Come scrive Nuccio Anselmo su Gazzetta del sud c'è un nuovo ricorso depositato in Cassazione per sostenere questa tesi, firmato dal procuratore generale Vincenzo Barbaro e dal sostituto Adriana Costabile, che contesta quanto deciso dalla Corte d'appello nella sentenza del processo Corsi d'Oro 1 (Elio Sauta+17). Nel ricorso la Procura Generale contesta tre punti della sentenza. E tra l'altro scrive, "...orbene, la Corte d'Appello sviluppa una motivazione assolutamente carente, omettendo di valutare quanto già suggerito ed evidenziato nell'atto di appello del pm, ossia che in dibattimento si è chiarito e provato ritualmente come i finanziamenti sono stati erogati sulla base di una progettazione generica di costi plausibili, ben calibrati e oggetto di approvazione, nel caso specifico, che ha garantito l'aggiudicazione, e non già sulla base di spese gonfiate, come prospettato in sede cautelare alla Corte di Cassazione".

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