PROCESSO BETA: In aula i collaboratori di giustizia

26 Marzo 2019 Inchieste/Giudiziaria

Nuovo capitolo del processo scaturito dall’operazione antimafia “Beta”. Davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Messina, presieduta dal giudice Silvana Grasso, esame e controesame dei collaboratori di giustizia catanesi Santo La Causa e Giuseppe Mirabile, insieme al barcellonese Santo Gullo e Bisognano.

Domande sotto forma di solo esame, invece, per l’altro collaboratore di giustizia barcellonese Carmelo Bisognano, il cui riesame è stato fissato il prossimo 17 aprile. Tutti i testi hanno sostanzialmente ribadito quanto già dichiarato tempo fa sugli stretti rapporti tra i clan etnei e quello dei Santapaola nel periodo a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila.

Sostanzialmente, non sono emerse novità rispetto a quanto emerso in sede di indagine poi sfociate nel blitz che svelò gli affari del gruppo messinese dei Romeo. La prossima udienza si terrà il 17 aprile (e a seguire il 30 aprile) , data in cui sarà trattata la posizione dell'avvocato Andrea Lo Castro, sentendo in videoconferenza gli stessi quattro testi Bisognano, Mirabile, Gullo e La Causa.

Durante l’udienza di ieri, impegnati per l’accusa i sostituti procuratori della Dda Liliana Todaro e Fabrizio Monaco.

>L’indagine “Beta”, condotta dai carabinieri del Ros e coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, è sfociata, nell’estate 2017, in  30 arresti. Svelata la presenza di una costola di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva dell’attività di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire lucrosi affari.

Il reato di associazione mafiosa contestato a Francesco Romeo, Vincenzo Romeo, Benedetto Romeo, Pasquale Romeo, Pietro Santapaola, Vincenzo Santapaola, Antonio Romeo, Stefano Barbera, Biagio Grasso, Giuseppe Verde, Nunzio Laganà e Marco Daidone. Avrebbero creato e mantenuto in piedi fino al settembre 2015 un’organizzazione promossa da Francesco Romeo e diretta da Vincenzo Romeo collegata al clan Santapaola-Ercolano di Catania, attiva in estorsioni, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, frodi informatiche, gioco d’azzardo illegale e trasferimento fraudolento di beni, corse dei cavalli.

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