Processo Fenapi a Messina, “no” al rinvio a giudizio per l’associazione a delinquere di De Luca e degli altri

3 Maggio 2019 Inchieste/Giudiziaria

La Corte d’appello (presidente Francesco Tripodi) ha detto “no” al rinvio a giudizio per associazione a delinquere del sindaco Cateno De Luca e degli altri imputati del processo Fenapi.

Sul caso dell’evasione fiscale Fenapi non c’era infatti soltanto il processo in corso di svolgimento davanti al giudice monocratico, dopo i rinvii a giudizio. Le assoluzioni parziali decise nel luglio 2017 dal gup Finocchiaro in udienza preliminare, e soprattutto il mancato riconoscimento dell’associazione a delinquere nella vicenda, erano state appellate dalla Procura.

Ma oggi il collegio di secondo grado, dopo la lunga udienza di stamane, ha in pratica ribadito la decisione del gup Simona Finocchiaro del luglio scorso, negando la nuova richiesta di rinvio a giudizio in appello anche per l’associazione a delinquere, per l’associazione a delinquere legata al Caf-Fenapi come persona giuridica e per le false fatturazioni del 2013. I giudici, rispetto alla sentenza del gup del 2017, hanno disposto soltanto un ulteriore rinvio a giudizio per due capi d’imputazione secondari (due ipotesi residuali di false fatturazioni tra il 2013 e il 2014; in una ne rispondevano De Luca e Satta, nell’altra tutti gli imputati) per il sindaco di Messina De Luca e per Carmelo Satta, Cristina e Floretana Triolo, Antonino Bartolotta, Giuseppe Ciatto, Francesco Vito, Carmelina Cassaniti e Fabio Nicita. Dovranno tutti tornare davanti al giudice monocratico della prima sezione penale del Tribunale a partire dal prossimo 5 luglio. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Emiliano Covino, Carlo Taormina, Giovanni Mannuccia, Massimo Brigandì e Maria Grazia Bartolone. Probabilmente il processo verrà poi riunificato a quello già in corso.