Gherardo Colombo ha inaugurato la Rassegna “Leggere il presente”

8 Maggio 2019 Culture

Stamane, l’Aula Magna del Rettorato ha ospitato il primo incontro della Rassegna “Leggere il presente”, organizzata dall’Ateneo in collaborazione con Taobuk.​ Ospite dell’Università di Messina è stato il magistrato Gherardo Colombo che, mediante una conversazione su​ “Il legno storto della giustizia”, libro scritto a quattro mani con il giurista Gustavo Zagrebelsky, ha raccontato cosa significa al giorno d’oggi​ agire nel mondo variegato della giustizia ed in un Paese ingabbiato dalla piaga sociale della corruzione. Ha dialogato con l’autore, il Direttore responsabile del quotidiano “La Sicilia”, dott. Antonello Piraneo. Sono intervenuti all’iniziativa anche il Rettore, prof. Salvatore Cuzzocrea e​ il Presidente Taobuk, dott.ssa Antonella Ferrara.

“Ringrazio gli studenti, la dott.ssa Ferrara ed il dott. Colombo – ha detto il Rettore – per essere qui​ oggi. Colombo ha scritto pagine molto importanti a servizio dello Stato italiano e per l’Università di Messina è fondamentale avere l’opportunità di confrontarsi con personaggi influenti del panorama sociale”.

“Con questo incontro – ha aggiunto la dott.ssa Ferrara – si inaugura la Rassegna ‘Leggere il presente’ che vuole rappresentare uno spazio di lettura della realtà, grazie al contributo di personaggi rilevanti del nostro Paese, come, appunto, il magistrato Gherardo Colombo. Il percorso di questa edizione comincia con l’analisi di un libro che ci consentirà di parlare e confrontarci in tema di giustizia, il primo dei filoni che contraddistingueranno l’intera Rassegna”.

“La lotta al malaffare ed alla corruzione rappresenta – ha dichiarato Colombo – un argomento complesso. Circa 27 anni fa, con le indagini di Mani pulite, abbiamo scoperto un vero e proprio sistema di corruzione. Ciò significa che, indubbiamente, si tratta di una cosa organica, con regole precise e codifiche specifiche. E’ finita, dopo vari processi, Mani pulite, ma non è terminata la corruzione. A mio parere si tratta di un problema che poggia su basi culturali. Se continuiamo a pensare che si può stare assieme prendendoci in giro, oppure ragionando in regime di gerarchia, dove chi sta in cima ha il controllo, allora è palese che ci saranno sempre coloro i quali tenteranno la scalata. C’è un antidoto a tutto questo: se, invece, cominciassimo a riflettere sulla Costituzione e ad applicarla regolarmente, nella misura in cui siamo tutti uguali, la corruzione potrà essere marginalizzata. E’ necessario vederci come compagni di strada e non come cannibali”.

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