Dietrofront di Scarantino: “Convinto dai poliziotti a parlare della strage, non dai magistrati”. La Procura di Messina continua ad indagare

30 Maggio 2019 Inchieste/Giudiziaria

Vincenzo Scarantino parla in aula nascosto da un paravento bianco. E a metà udienza “regala” un colpo di scena. Una ritrattazione in piena regola sulle accuse lanciate negli anni ai magistrati che hanno coordinato le indagini sulla strage di via D’Amelio. L’ex pentito della Guadagna Vincenzo Scarantino fa i nomi e i cognomi di soli due magistrati che in passato dice di avere accusato falsamente ma poi parla di tutti i pm che aveva tirato in ballo. “Il dottor Di Matteo non mi ha mai suggerito niente, il dottor Carmelo Petralia neppure. Mi hanno convinto i poliziotti a parlare della strage. Io ho sbagliato una cosa sola: ho fatto vincere i poliziotti, di fare peccare la mia lingua e non ho messo la museruola…”.

Parole dette tutte d’un fiato. Una rivelazione a sorpresa che arriva nel corso del controesame del processo sul depistaggio sulle indagini della strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Imputati sono tre poliziotti: Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, tutti accusati di concorso in calunnia aggravata dall’avere agevolato Cosa nostra. Scarantino, che all’inizio dell’udienza ha voluto chiedere pubblicamente scusa a uno degli imputati accusati falsamente per la strage, in passato, tra una ritrattazione e l’altra, aveva detto di aver accusato dei mafiosi imputati perché “sollecitato” dai pm Antonino Di Matteo, Annamaria Palma e Carmelo Petralia ma anche da Giovanni Tinebra. Oggi arriva la retromarcia.

“I poliziotti mi hanno fatto credere che i magistrati sapevano ogni cosa”, dice in aula nascosto da un paravento bianco. “Io mi trovavo nel deserto dei tartari – racconta – La polizia mi aveva convinto che poliziotti del gruppo ‘Falcone e Borsellino’ e i magistrati fossero la stessa cosa, ecco perché sono arrivato ad accusare i magistrati. Io ero un ragazzo rovinato dalla giustizia, non ero un vero collaboratore di giustizia. I magistrati mi contestavano le cose tre o quattro volte, quando non capivo niente, io uscivo e poi trovavo la risposta che dovevo dare ai magistrati. Se io ho coinvolto i magistrati è perché i poliziotti mi hanno fatto credere che fossero un’unica cosa”, dice rispondendo alle domande dell’avvocato Rosalba Digregorio.

Immediata la replica di uno dei magistrati tirati in ballo, Antonino Di Matteo, che oggi è sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia. “Non commento le dichiarazioni relative a processi in corso, ma a chi da anni trova il pretesto per attaccarmi, per la vicenda dei processi relativi alla strage di via D’Amelio, vorrei dire che spero che ora ritrovino l’onestà intellettuale di ricordare che anche grazie al mio lavoro sono stati inflitti più di 20 ergastoli per la strage Borsellino, mai messi in discussione. E sono state create anche le basi per scoprire eventuali ulteriori responsabili e le motivazioni reali della strage”, si limita a dire il magistrato all’Adnkronos.

Sul depistaggio delle indagini è in corso, presso la Procura di Messina, un’indagine che ha l’obiettivo di accertare se ci sono eventuali responsabilità dei magistrati che coordinarono l’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Nel corso del controesame, tra mille ‘non ricordo’ e ‘non so’, Vincenzo Scarantino, che oggi è fuori dal servizio di protezione, se la prende soprattutto con l’ex capo della Squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera, nel frattempo deceduto, che guidava il gruppo investigativo ‘Falcone e Borsellino’.

“Perché Arnaldo La Barbera (che era a capo del gruppo investigativo ndr) aveva uno strapotere”, dice. Durante il controesame l’avvocato Vincenzo Greco, che rappresenta i figli di Paolo Borsellino, Fiammetta, Lucia e Manfredi, che si sono costituiti parte civile nel processo per il depistaggio, chiede a Scarantino perché abbia cambiato idea sui magistrati che in passato aveva accusato. “E’ stato avvicinato da qualcun, di recente, per cambiare idea?”, gli chiede. E Scarantino replica: “Oggi sono sereno anche se sono un senzatetto, non lavoro, non ho niente ma sono sereno. Comunque, no, non mi ha contattato nessuno”. E quando l’avvocato Giuseppe Scozzola gli chiede come vive, diventa misterioso: “C’è una persona che mi aiuta, che non è lo Stato. Mi permette di sopravvivere ma non dirò chi è”. Di più non aggiunge.

Durante un interrogatorio, reso il 14 febbraio 2014 Scrantino aveva accusato anche l’ex Procuratore Giovanni Tinebra, deceduto nel 2017. “Una volta dissi al dottor Tinebra- aveva detto – che non sapevo niente (delle stragi ndr). E lui mi rispose: ‘Stia tranquillo, questa cosa lei la deve prendere come se fosse un lavoro. Un lavoro vero. Stavo male, andavo a casa, piangevo e me la prendevo con mia moglie”. Ma anche su questo oggi ha cambiato versione: “Io volevo un lavoro vero e Tinebra mi disse che anche collaborare con la giustizia era un lavoro…”. Mentre all’eooca aveva detto: “Lo dicevo anche al dottor Petralia che non sapevo niente, piangevo con la dottoressa Palma, e lei mi disse: ‘Stia tranquillo, che se non hanno fatto questo, hanno fatto altre cose e pagano”, riferendosi alle persone che furono condannate all’ergastolo ingiustamente, come si scoprì solo molti anni dopo”.

L’udienza di oggi si apre con le scuse chieste da Scarantino a Giuseppe La Mattina, uno degli imputati accusati ingiustamente”. Scuse che arrivano a 27 anni di distanza dalla strage di via D’Amelio. La Mattina fu ingiustamente accusato e condannato all’ergastolo per la strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Insieme con Cosimo Vernengo, Natale Gambino e Gaetano Murana. Un anno fa i loro legali, gli avvocati penalisti Rosalba Di Gregorio, Giuseppe Scozzola e Giuseppe D’Aquì, avevano chiesto un risarcimento di un milione di euro per ciascuno dei loro assistiti.

Giuseppe La Mattina, appena ascoltato le scuse di Scarantino, ha guardato verso l’ex collaboratore e ha alzato il pollice nella sua direzione. In segno di approvazione. Fuori dall’aula La Mattina spiega all’Adnkronos “Gli ho sorriso e ho alzato il pollice perché l’ho già perdonato da tempo… Lui non c’entra niente con quelle accuse. Le colpe sono di altri, non sue”. La Mattina ha scontato dodici anni di carcere per le false accuse di Vincenzo Scarantino. Oggi è a piede libero. E si è costituito parte civile nel processo. Il processo proseguirà il prossimo 19 giugno per proseguire con il controesame di Vincenzo Scarantino. La prossima volta toccherà all’avvocato Giuseppe Seminara, legale dei poliziotti Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Successivamente all’avvocato Giuseppe Panepinto, legale di Mario Bo.