Messina, il sindaco di Furnari contro il torturatore argentino: “Qui non è gradito”

17 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

Il residence Portorosa come “buen retiro” del torturatore argentino, Carlo Luis Malatto, è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che hanno attratto gli interessi mediatici e giudiziari nel villaggio turistico del Messinese, dove sembra si sia nascosto anche Bernardo Provenzano. Chiamato Rosa in onore della moglie del costruttore che lo realizzò negli anni Ottanta, per il porticciolo di Furnari gli aspetti romantici sembrano finire qui per cedere subito il posto alle narrazioni giudiziarie che lo hanno visto nel tempo luogo di latitanze, di cattura di latitanti e oggetto di confische.

Ricercato per la sparizione di esponenti politici nell’era della dittatura di Jorge Rafael Videla, Malatto è stato scovato dai cronisti di Repubblica  mentre villeggiava in uno degli appartamenti fronte mare del lotto S1 di proprietà di un abitante di Enna, lì cioè dove l’ex gerarca argentino stava fino a un anno fa, prima di trasferirsi a Portorosa. Nell’appartamento 34 del lotto 1 fu invece catturato Carmelo Bisognano, boss della famiglia dei barcellonesi, considerato il “ministro dei Lavori pubblici” per la Sicilia orientale, diventato in seguito collaboratore di giustizia.

Fu proprio un dialogo con la sorella di Bisognano, Enza, a rilevare la presenza di Provenzano nel residence: “Lo sanno pure le panchine del parco che Provenzano quando era latitante era a Portorosa… cioè lo sanno tutti…”.  È il 13 gennaio del 2007, quando i carabinieri ascoltano una conversazione in auto tra la sorella del boss, il suo convivente e due amici. I quattro discutono della latitanza di Provenzano a Portorosa e di Nitto Santapaola a Oliveri, a pochissimi chilometri di distanza.

La zona tirrenica del Messinese d’altronde, è piena di residence estivi, e sono molti i villaggi che si svuotano d’inverno, rendendola ideale per una latitanza dorata. Mentre può contare ben tre Comuni sciolti per mafia, Furnari (dove sorge Portorosa), Mazzarrà Sant’Andrea e Terme Vigliatore: lo scioglimento del Comune di Barcellona fu chiesto due volte, l’ultima evitato dall’imminenza delle elezioni. Intanto, il porto dedicato a Rosa piacque anche a Giovanni Costa, di Villabate, che in quel residence acquistò ben 26 villette. Costa è stato ritenuto dagli investigatori “l’amministratore dei beni del pregiudicato mafioso Giovanni Sucato, ribattezzato il “re Mida” degli investimenti finanziari”, morto in circostanze mai chiarite nell’incendio della sua auto, il 30 maggio 1996.

Poi condannato a nove anni di reclusione per riciclaggio aggravato per aver agevolato Cosa nostra con operazioni finanziarie milionarie, Costa fu catturato nel 2013 mentre era latitante pure lui, in America Latina, e precisamente a Santo Domingo. Pare solo una coincidenza quella che crea un filo perlomeno narrativo tra Portorosa, le latitanze e l’America Latina, ma di certo curiosa e che va ad arricchire un elenco già lungo.

Il sindaco di Furnari, Maurizio Crimi, però non ci sta, definisce senza titubanze la presenza di Malatto “imbarazzante e non gradita soprattutto per una comunità che lotta da anni per ricostruire la propria immagine”. E sottolinea: “È stata resa un’immagine contorta e sfregiata di un’intera comunità composta da bravissime persone che lottano giorno per giorno per attrarre il turismo in un’area meravigliosa e che è la più rinomata del comprensorio”.

A dargli ragione interviene anche Mario Ceraolo, già dirigente del commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto: “Portorosa certamente rientra in un contesto ad alta densità criminale, ma a differenza del resto del comprensorio chi finisce nel villaggio turistico, finisce in manette”. Di certo, poco dopo l’insediamento di Crimi, nel giugno del 2017, il capo della polizia municipale notò che gli appartamenti dell’ex latitante Costa confiscati e consegnati al Comune di Furnari erano occupati. Fu segnalato alla polizia, che scoprì che i tre figli di Costa avevano cambiato le serrature degli appartamenti confiscati al padre e li affittavano per le vacanze, almeno da tre anni. Gli appartamenti furono sottratti alla prole dell’ex latitante siciliano e restituiti alla comunità. Un anno e mezzo di “pace” giudiziaria per Portorosa, interrotta adesso dalla latitanza di lusso, fronte mare, del gerarca argentino. Rassegnaweb: di Manuela Modica da palermo.repubblica.it