Sorge una speranza di nome Ardita all’interno del Consiglio superiore della magistratura

18 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

di Giorgio Bongiovanni – A conti fatti, pesando scandali, manovre, parole e al netto delle numerose dimissioni e sospensioni di questi giorni, è evidente che il Csm corrente sia il peggiore della storia.
Un Csm che venerdì vedrà riunirsi il plenum al completo, per una seduta straordinaria che vedrà anche la partecipazione del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, necessario per sancire l’avvicendamento di alcuni membri e formalizzare le elezioni suppletive che porteranno all sostituzione di altri due dimissionari.
E il terremoto potrebbe portare a nuove scosse considerato che presto a Palazzo dei Marescialli giungeranno ulteriori carte dalla Procura di Perugia, dove è indagato per corruzione l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e componente del Csm fino allo scorso anno, Luca Palamara. Le intercettazioni fin qui pubblicate hanno mostrato le trame oscure di un gruppo dove un ruolo attivo sembrano avere anche l’ex ministro Luca Lotti e Cosimo Ferri (magistrato in aspettativa, ex sottosegretario alla giustizia e influente esponente di Magistratura indipendente), due importanti esponenti del disastrato Pd, ma che vede, appunto, il coinvolgimento anche di alcuni membri del Consiglio superiore della magistratura e pm assortiti. Addirittura Palamara, che sospettava di essere stato intercettato, assieme all’amico pm Stefano Fava sospettava che a quel punto “possono dire che io sono la P5… che sono quello che fa le nomine”.
Ed effettivamente quella lunga serie di ricatti incrociati, minacce, veleni e accordi per le nomine degli incarichi in seno alla magistratura richiamano alla memoria un atteggiamento eversivo.
Ma in mezzo a questo marasma che sta proiettando il Csm verso un pozzo nero dobbiamo riscontrare che vi sono anche magistrati seri, onesti e dalla schiena dritta che venivano in qualche maniera temuti da questo stesso organo malato, proprio per la sua intransigenza in materia di legalità.
“È intelligente, ma per lui o è bianco o è nero”. “Un talebano!”. “È uno che non si fa i fatti suoi”. Ecco alcuni dei commenti di questo gruppo di “manigoldi” preoccupati dalla volontà di Sebastiano Ardita, membro della Prima commissione del Csm, di esaminare quell’esposto che fu presentato da Fava contro Ielo (procuratore aggiunto di Roma), facendo alcune convocazioni per capire come stavano le cose. Convocazioni che sarebbero partite proprio da Fava, anche lui indagato a Perugia per favoreggiamento di Palamara, ma che alla fine non avverranno proprio perché lo stesso Sebastiano Ardita comprese che dietro l’esposto Fava si celava una strategia di Palamara.
Ardita ha fondato assieme ad un altro magistrato trasparente ed intransigente, Piercamillo Davigo (ex membro del pool “Mani Pulite” e oggi nel collegio di Cassazione), una corrente della magistratura come Autonomia&Indipendenza, capace di guardare ai meriti anziché i compromessi.
Loro sono due esempi di quei “magistrati per bene”, uniti a tutti gli altri magistrati in prima linea che rischiano la vita e che sono impegnati nella lotta alla mafia e alla corruzione, a cui si riferisce Saverio Lodato su queste stesse pagine. Un movimento “fresco” che dà speranza a tutta la magistratura e che rappresenta un barlume di speranza anche all’interno di questo Csm (lo ripetiamo, il peggiore della storia). L’augurio è che possano loro pulire le mele marce di questo sistema divenuto corrotto, ristabilendo quell’ordine compromesso dalla vigliaccheria e dalla logica dell’opportunismo politico e personale di altri magistrati.
Siamo certi che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che venerdì nel suo discorso interverrà presumibilmente in maniera severa sui mercanteggiamenti emersi nelle inchieste, saprà avere discernimento. Magari guardando con fiducia a questi magistrati valorosi ed integerrimi capaci di ripristinare la legalità, la trasparenza e il senso della giustizia all’interno del Csm. da antimafiaduemila.com