Messina: Lotti al procuratore De Lucia, “Designammo il giudice indicato da Verdini”

19 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

«Ha ricevuto da Denis Verdini la segnalazione per la nomina di Giuseppe Mineo quale componente del Consiglio di Stato nel 2016?».

Sono le 14.55 dell’8 agosto scorso e Luca Lotti risponde al Procuratore di Messina Maurizio de Lucia e al sostituto Antonella Fradà. Ammettendo quella “catena” che parte dall’avvocato faccendiere siciliano Piero Amara ma soprattutto quel ruolo che – come rivelano le intercettazioni dell’inchiesta di Perugia – l’esponente del Pd avrebbe continuato ad avere nelle designazioni di giudici in posti chiave. L’interrogatorio finora rimasto inedito è stato pubblicato oggi dalla giornalista Alessandra Ziniti sul quotidiano la repubblica.

Così dunque risponde a verbale Luca Lotti: «Verdini non mi spiegò quali erano le ragioni per cui veniva indicato il nominativo di Mineo. Egli aveva astrattamente i requisiti sulla base del curriculum fornito. Verdini me la propose come necessità di equilibrio in riferimento al gruppo Ala e ai partiti ad esso collegati».
Parole che Lotti sarà chiamato a ripetere domani pomeriggio quando, dopo due convocazioni disertate che gli stavano costando un accompagnamento coatto con i carabinieri, dovrebbe comparire nell’aula del tribunale di Messina dove si sta celebrando il processo per uno dei tronconi del cosiddetto “ sistema Amara” in cui Denis Verdini è imputato per finanziamento illecito ai partiti e Giuseppe Mineo di corruzione in atti giudiziari. Per quella nomina, poi non andata in porto per una inchiesta disciplinare a carico del candidato, Verdini avrebbe incassato 300.000 euro dall’avvocato Amara.

Nel 2016 sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Renzi, Lotti paradossalmente arriva in aula come testimone dell’accusa. Davanti ai pm rivendica quasi la legittimità del suo ruolo politico perchè la nomina dei giudici del Consiglio di Stato è di competenza del Consiglio dei ministri. Dunque nulla di illegittimo nella sua proposta (che accoglie la richiesta di Verdini) di nomina di Mineo.

Ma torniamo al verbale. «In merito alla nomina di Mineo – spiega Lotti – proveniva dalla compagine politica di Ala e in particolare dal capogruppo Verdini che ne parlò con me. Lo incontravo nelle aule del Senato. Si cominciò a discutere delle nomine tra gennaio e febbraio 2016, la segnalazione mi arrivò anche via mail. Mi riservo di produrre copia di tale mail che dovrebbe avere data 26 aprile. Tale mail, che io ricordi, era inviata da qualcuno a Verdini che la inoltrò a me». Il ruolo di Lotti? «Valutazione politica», spiega. «È prassi quando si affrontano nomine governative di valore politico ascoltare le indicazioni fornite dai gruppi. La presidenza del Consiglio ne vaglia aspetti tecnici e politici, preciso che il mio ufficio effettuava valutazioni politiche. In seguito tali indicazioni vengono inoltrate al Consiglio dei ministri che effettua le sue valutazioni».

La valutazione di Lotti sulla candidatura di Giuseppe Mineo, caldeggiata da Verdini per conto di Amara, fu positiva, cambiata solo in corsa. «In seguito – spiega Lotti ai pm – vennero fuori problemi legati ai ritardi nel deposito di sentenze, pertanto ne parlammo con il presidente del Consiglio di Stato e la nomina non si concretizzò».

E Amara lo conosce?, chiede il pm. «L’ho conosciuto ad un cocktail o ad una cena di Natale a Roma verso la fine del 2015: mi fu presentato dall’avvocato Mantovani, capo legale dell’Eni, insieme ad altre persone. Mi fu presentato come legale o collaboratore dell’Eni».