Tre immobili a Letojanni – Sequestrato patrimonio da 4 milioni a Salvatore Lo Miglio

29 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

L’usuraio dei clan Santapaola e Laudani, Salvatore Lo Miglio, è il destinatario di un decreto di confisca di beni. L’uomo è considerato un soggetto con qualificata pericolosità sociale.

Il patrimonio confiscato

Un patrimonio dal valore di oltre quattro milioni è passato nelle mani dello Stato. Sequestrati a Lo Miglio infatti tre immobili a Letojanni e tre a San Giovanni La Punta tra i quali una lussuosa villa. Tra gli edifici confiscati anche un immobile situato a Misterbianco, che comprendeva quattordici unità immobiliari facenti parte di un unico edifici. Poi quattro garage, due botteghe, un deposito e sette appartamenti. Infine l’usuraio sarà privato di un’autovettura, un motoveicolo e il saldo attivo di un conto corrente postale.

Il provvedimento disposto dal Tribunale è il prodotto di un’indagine investigativa e patrimoniale coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta nel 2015. Le indagini hanno evidenziato come vi fosse un’evidente sproporzione tra i redditi formalmente dichiarati dal Lo Miglio e il suo nucleo familiare e i numerosi beni acquisiti. Quest’ultimi, inoltre, frutto delle illecite attività commesse nel tempo dall’interessato, in primis l’usura aggravata.

L’arresto di Lo Miglio nel 2014

Era il lontano 2014 quando il personale della squadra mobile etnea arrestò Salvatore Lo Miglio, nell’ambito dell’operazione “Money Lender”.  Sull’uomo pendeva l’accusa di associazione per delinquere, usura, estorsione con l’aggravante di aver favorito le due famiglie mafiose catanesi Laudani e Santapaola.

Nell’organizzazione criminale, il ruolo di Lo Miglio era finalizzato a “finanziare” prestiti usurari. Coinvolti nell’operazione ben 30 soggetti tra cui Antonino Cuntrò, cugino dei Bosco. Quest’ultimi  titolari a Catania di numerose attività commerciali, erano coinvolti attivamente in contesti associativi di criminalità organizzata. Le dichiarazioni, infatti, di un collaboratore di giustizia già appartenente al clan “Pillera”, in merito ai componenti della famiglia Bosco, evidenziavano la contiguità di questi ultimi con l’anzidetto clan mafioso.

In particolare, dall’attività investigativa emergeva una fitta rete di rapporti concernenti prestiti di denaro a condizioni usurarie concessi da taluni componenti della famiglia Bosco, tramite alcuni soggetti pregiudicati, e tra questi proprio Cuntrò.