TUTTI I NOMI: PESTAGGIO E CAPORALATO, 11 RICHIESTE DI MISURE PER LA GESTIONE DEI CENTRI DI ACCOGLIENZA DI FONDACHELLI FANTINA

5 Luglio 2019 Inchieste/Giudiziaria
Di Leonardo Orlando – Barcellona – La prima Sezione della Corte di Cassazione sarà chiamata, nell’udienza del prossimo 9 luglio, a dirimere un conflitto di competenza insorto tra i gip dei tribunali di Barcellona e Messina per una richiesta di custodia cautelare in carcere per 11 dei 14 indagati coinvolti nell’inchiesta sulla gestione dei Centri di accoglienza per adulti e minori non accompagnati di Fondachelli Fantina. Il gip del Tribunale di Barcellona Salvatore Pugliese, che ha individuato un reato più grave, quello dell’esistenza di una associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani in luogo del reato di “capolarato” su intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro minorile individuato dalla Procura di Barcellona, ha ritenuto per ben due volte che la decisione sull’applicazione delle misure cautelari previste fosse di competenza funzionale del Procuratore distrettuale del Tribunale di Messina. Il gip distrettuale, a sua volta, si è dichiarato incompetente restituendo gli atti alla Procura. Il procuratore Emanuele Crescenti ed il suo sostituto Sarah Caiazzo avevano avanzato, dopo le indagini scaturite da un esposto di “Save the Children” che aveva ispezionato i centri di accoglienza il 10 febbraio 2016, richieste di custodia cautelare in carcere per il sindaco Marco Pettinato, per il padre Franco Pettinato, già sindaco del paese ed esperto a titolo gratuito dello stesso Comune, per il direttore amministrativo dell’Istituzione comunale per i servizi sociali Rosa Angela Mazzeo, per il fratello del sindaco Pietro Danilo Pettinato che lavorava come vigilantes, per il mediatore culturale di origini tunisine Imed Rihani, che è risultato tra l’altro recidivo avendo già subito procedimenti giudiziari, per l’operatore sociale Renzo Tindaro Campo, per il presidente della cooperativa Alba Nuova Giraldo Martino Garofalo, per uno dei coordinatori del Centro Fabio Bagnasco, per la nuova direttrice del Centro per i minori Claudia Russotti, per Carmelo Da Campo e Tello Waldo Humberto Morales operatori delle strutture di accoglienza. Nell’inchiesta vi sono altri tre indagati per i quali non è stata avanzata nessuna richiesta di misura cautelare: l’ex direttrice del Centro per i minori Alessandra Tafuro, la psicologa e farmacista Alessia Pettinato, sorella del sindaco, e Minna Riitta Aalto, una donna di origini finlandesi consigliere della cooperativa Alba Nuova ed allo stesso tempo dipendente dell’Istituzione comunale per i servizi sociali. L’accusa principale, per la quale è stata chiesta la custodia cautelare in carcere, è quella di intermediazione e sfruttamento del lavoro minorile, in quanto, nella gestione del centro di accoglienza per minori non accompagnati “Rosselli”, al quale le vittime erano state affidate, reclutavano la mano d’opera di dieci minori e di altri soggetti ospiti del centro in attività lavorative in nero sia all’interno del centro, per la pulizia dei locali, dei bagni e degli indumenti, che all’esterno del centro, per la raccolta di legna e nocciole, il taglio di erba, la pulizia di strade e di appartamenti e mansioni di lavapiatti in ristoranti, oltre al lavaggio di automobili, approfittando del loro stato di bisogno e della particolare vulnerabilità di migranti. Oltre alle diverse ipotesi di intermediazione e di sfruttamento minorile, ad alcuni indagati si contestano una serie di maltrattamenti e persino di pestaggi. Durante le indagini, anche dalle testimonianze rese dagli stessi migranti durante l’incidente probatorio chiesto dalla Procura per cristallizzare le dichiarazioni delle vittime che erano persino fuggite dal centro per i minori, è emerso che ai minori rifugiati sarebbe stato servito cibo scadente, “talvolta ricoperto da escrementi”, non adeguatamente sigillato e di scarsa qualità. Inoltre “raramente” agli ospiti venivano consegnati i kit per l’igiene, per il vestiario, al punto che gli ospiti erano costretti a cercare abiti dismessi da altri. Non venivano nemmeno garantiti i servizi igienici funzionanti perché veniva somministrata poca acqua per lavarsi e quasi mai calda. Da una intercettazione captata dalla Squadra mobile di Messina, in cui veniva captato un dialogo tra l’ex sindaco Francesco Pettinato il quale parlando con la responsabile del Centro Alessandra Tafuro, è emerso che in uno dei due centri di accoglienza per minori, quello realizzato sotto la gradinata del campo sportivo, mancavano adeguati servizi igienici e la cucina.
CONTESTATI ANCHE TRUFFA, FALSITA’ E PECULATO
I “raid” ai danni dei minori sarebbero stati compiuti dal mediatore culturale straniero Imed Rihani e dal vigilantes Danilo Pettinato,fratello del sindaco, i quali organizzavano delle spedizioni punitive all’interno del Centro per minori, sferrando pugni e calci provocando anche lesioni. Dagli atti giudiziari è emerso che si scatenava una autentica “caccia al nero”. Ai soli indagati Marco Pettinato, al padre Francesco, a Rosa Angela Mazzeo ed Alessandra Tafuro, ex coordinatrice del centro, si contestano anche i reati di truffa e falsità perché, con artifizi e raggiri, avrebbero falsificato il registro delle presenze del Centro per i minori attestando un numero maggiore di presenze rispetto a quelle effettive, ottenendo così indebite erogazioni quotidiane dal ministero dell’Interno; in realtà, è risultato che molti minori si erano trasferiti al nord mentre continuavano a figurare come ospiti della struttura. Ai componenti della famiglia Pettinato, il sindaco Marco, il padre Francesco ed i fratelli Danilo ed Alessia, assieme alla direttrice dell’Istituzione Rosangela Mazzeo ed a Minna Riitta Alto, si contesta il reato di peculato in quanto, quali soci della cooperativa Alba Nuova, considerata dagli inquirenti di proprietà della stessa famiglia, si appropriavano di oltre 54.000 euro perché assegnavano alla stessa cooperativa il servizio di pulizia e vigilanza presso il Centro per minori, pur nella consapevolezza che la stessa cooperativa non era idonea a svolgere tali servizi, servizi che in realtà sarebbero stati svolti dagli stessi minori. La Procura, nella richiesta di misure cautelari, si specifica infatti che gli indagati riuscivano a far introitare nelle casse dell’Istituzione comunale per i servizi sociali di Fondachelli Fantina consistenti somme di denaro erogate dal ministero degli interni a titolo di contributo giornaliero di 45 euro al giorno per ciascun migrante ospitato nelle due strutture per minori non accompagnati, quella del Campo sportivo e del Centro di accoglienza “Rosselli”. A dimostrare il meccanismo è stata una consulenza tecnica disposta dalla stessa Procura. L’Istituzione comunale aveva introitato una somma superiore di ben 498 mila e 465 euro rispetto a quanto spettava. Infatti dai dati è emerso che erano state impegnate soltanto 388 mila e 253 euro. Le somme maggiorante sono state certificate dal comune di Fondachelli. Sulla base dei modelli nei quali sono satte indicate somme maggiori, per il tramite della Prefettura di Messina, il Viminale ha trasferito le somme al Comune e dal Comune all’istituzione per i servizi sociali.
RASSEGNAWEB DA GAZZETTA DEL SUD
IL COMMENTO DI FRANCESCO CELI
RICOSTRUZIONE RABBRIVIDENTE
Con ‘i neri di merda figli di puttana’, come li appellava Francesco Pettinato, già sindaco e padre dell’attuale sindaco brandendo ‘una mazza da baseball’, a Fondachelli Fantina un’organizzazione niente male aveva messo in piedi un business non da poco. Mille abitanti circa, 600 metri sul livello del mare, giovani in fuga, interi edifici vuoti, quale posto migliore per spedirvi adulti richiedenti asilo e migranti minori non accompagnati? Ciascuno di questi valeva – vale – 45 euro al giorno. Somma – che ‘i neri di merda’ – le 166 pagine che danno corpo alla richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura di Barcellona delineano un quadro rabbrividente – devono guadagnarsi. Pulendo le strutture di accoglienza e le strade, raccogliendo nocciole e legna, e assolvendo a una serie di compiti pena il rischio di venir violentemente puniti e di non ricevere il voucher. Il sindaco Marco Pettinato, già lombardiano e adesso vicino al centrodestra, passato alle cronache per – udite, udite – aver offerto anni fa sepoltura a Erich Priebke (invio’ un fax al Comune di Roma), il boss delle Fosse Ardeatine la cui salma fu poi trasferita in Germania, s’è inventato anche una cooperativa per ottimizzare i guadagni. Al di là degli aspetti economici e delle ipotesi di reato che saranno valutati risolto il conflitto di competenza, vi è un aspetto di incoscienza nel gestire Centri di accoglienza migranti così come è accaduto a Fondachelli. E la Regione, evidentemente ignara delle dinamiche che stiamo trattando – dovrebbe valutare l’opportunità di mantenere la recentissima designazione (è roba di un paio di settimane fa) di Marco Pettinato nel consiglio di amministrazione dell’Ente morale Fondazione ‘Lucifero’ di Milazzo: attorno al tavolo delle decisioni si troverebbe con un rappresentante dell’Arcidiocesi e uno della Corte d’Appello. Quanto ai fatti di Fondachelli, è legittimo chiedersi: se non ci fosse stata la denuncia di ‘Save the Childre”, quale istituzione si sarebbe accorta della deriva. Il Viminale, sull’onda delle politiche del ministro Salvini, ha chiuso il Cara di Mineo, i Centri di Fondachelli evidentemente restano ancora strategici.
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