LA MORTE DI ANDREA CAMILLERI: CIAO ‘CUNTASTORIE’ di Antonio Papalia

17 Luglio 2019 Culture

di Antonio Papalia – E adesso scriveranno su di lui per giorni e giorni, a proposito e a sproposito, come peraltro è già successo. I coccodrilli che trimbulano da mesi nei cassetti delle scrivanie dei redattori verranno tirati fuori e saranno liberi di piangere sulle pagine dei giornali. Io invece voglio solo raccontare come l’ho conosciuto e amato. Il primo che lessi fu “La forma dell’acqua”, uscito nel 1994. Me lo regalò Olivia Sellerio (oggi consulente della casa editrice diretta dal fratello Antonio, fondata dai genitori Enzo Sellerio ed Elvira Giorgianni) durante una fiera del libro a Messina, nel 1995 credo, nella quale tra le tante opere veniva presentato ai visitatori anche un insolito Andrea Camilleri scrittore di romanzi polizieschi, ai tempi in cui ancora il commissario Salvo Montalbano non lo conosceva nessuno. «Non conosce Camilleri?» mi disse, «Lo legga, le piacerà.» Non conoscevo ancora Camilleri scrittore, noto oggi ai più solo per essere il padre del commissario Montalbano, e ho scoperto solo più tardi che la sua produzione letteraria è vastissima, e comprende anche avvincenti romanzi storici. Cominciai a leggere “La forma dell’acqua” il giorno dopo, e rimasi piacevolmente sorpreso nel trovarci dentro la mia Sicilia, personaggi siciliani alcuni anche singolari, ed un linguaggio nuovo, il “vigatese”, nuovo perché completamente inventato, e tuttavia divertente e gradevole. Scoprire Camilleri scrittore di romanzi polizieschi, dato che lo sapevo solo regista e insegnante di regia all’Accademia nazionale d’arte drammatica (e Camilleri mi avrà certo perdonato se di lui sapevo allora così poco), mi intrigò tanto che cominciai a cercare altri suoi libri. Continuai per un po’ con Montalbano e lessi “Il cane di terracotta”, “Il ladro di merendine”, “La voce del violino”, e via via anche gli altri. Scoprendo così un commissario che non è il solito investigatore che va esclusivamente alla caccia dell’assassino, ma un poliziotto che si lascia coinvolgere emotivamente dai contesti e va alla ricerca delle motivazioni che hanno portato i colpevoli a compiere i delitti, un piedipiatti che pure si addolora del dolore degli altri, che sia della vittima o che sia dell’assassino, uno sbirro in aggiunta pulito. E che magari risolve i casi ancora meglio se è seduto di fronte a un risotto al nìvuro di sìccia all’Osteria di (San) Calogero, o dopo avìri mangiato nella verandina di casa sua le triglie con la cipuddràta che la cammarèra Adelina gli ha fatto trovare nel frigorifero. E quel commissario mi piacque. Conquistato dai suoi romanzi polizieschi e trascinato dagli intrecci presenti nei suoi racconti, cominciai a leggere anche i suoi romanzi storici. E me ne innamorai. E qui tra i tanti ne voglio citare solo due, che come altri libri di Camilleri mi hanno regalato sorrisi, risate, amarezza, o tutte e tre le cose. Le risate che mi sono fatto nel leggere “Il birraio di Preston” sono indimenticabili. E memorabile l’amarezza di fronte alla burocrazia stolta e ostinata descritta nel libro “La concessione del telefono”, burocrazia che oggi non solo non è cambiata, ma in tanti campi è pure cresciuta. L’impegno civile di Camilleri verso le ingiustizie è ben noto e traspare dai suoi scritti, ed è ben noto anche quello verso le iniquità di chi governa, quando esistono, siano governanti attuali o vissuti in tempi passati, come ben note sono le reazioni a dir poco grossolane nei suoi riguardi di alcuni personaggi di oggi della politica e dell’informazione. Ma uno dei più grandi scrittori italiani, da sempre schierato contro ogni forma di fascismo e contro ogni sopruso, che dice quello che pensa e non si è mai venduto, non può essere certamente amato dai nani e dalle ballerine, siano essi politici o giornalisti. Citare qui i titoli di tutti i libri di questo grande “cuntastorie” (perché il termine “Maestro” a lui non piaceva) mi sembra superfluo, chi vuole li può trovare su internet se non vuole andare in libreria. Ma in libreria ci vada, per Camilleri e non solo. Fa bene a prescindere.