L’avv. Fabio Repici a Palermo: “Uomo legato a Contrada (ex capocentro del Sisde di Messina) gestisce collaboratori di giustizia e testimoni. Così Governo non credibile”

20 Luglio 2019 Inchieste/Giudiziaria

di AMDuemila – L’avvocato Repici: “Uomo legato a Contrada gestisce collaboratori di giustizia e testimoni. Così Governo non credibile”

Durante l’intero arco delle commemorazioni più volte è stata ribadita la necessità di un memoria che non sia solo sterile ma che diventi attiva nell’impegno quotidiano ma anche per una lotta per la ricerca della verità. E su questo si è discusso durante il dibattito dal titolo “Verità di Stato, Verità di tutti?”, moderato dal giornalista Giuseppe Lo Bianco, che ha visto la partecipazione del Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato e dell’avvocato della famiglia Borsellino, Fabio Repici. Un appuntamento introdotto dalla lettera scritta oggi su La Repubblica da Giuseppe Lombardo che purtroppo non è potuto essere presente all’incontro, così come il consigliere del Csm Sebastiano Ardita.

Fabio Repici: “Ancora oggi ombra di Contrada al Viminale con De Salvo ad occuparsi di collaboratori di giustizia”
Prima di rispondere alle domande poste da Lo Bianco Fabio Repici ha approfittato della presenza del Presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra per lanciare un allarme sulla disfunzioni che al momento ci sono anche in materia di gestione e protezione dei collaboratori di giustizia. “L’unico modo per essere coerenti in giornate come questa, in memoria e ricordo si sei persone che sono state qui uccise, è quella di dire anche le verità più urticanti e indicibili. E tra le disfunzioni dello Stato nella gestione delle vicende dei Testimoni credo si debbano aggiungere quelle sui Collaboratori di giustizi. E’ noto quanto avvenuto nelle Marche, lo scorso Natale, e in questo momento, non venti anni fa, a gestire i collaboratori ed i testimoni di giustizia, sotto l’egidia del sottosegretario Luigi Gaetti, uomo di Governo, vi è un fedelissimo collaboratore di Bruno Contrada: mi riferisco al dottor Giuseppe De Salvo. Mi chiedo se si può tollerare in via d’Amelio, oggi che ricordiamo Paolo Borsellino, che l’ombra di Contrada ancora sia sul Viminale a gestire la vita e la morte di testimoni e collaboratori di giustizia. Io ritengo che sia indegna”. Repici si riferisce all’ex capocentro del Sisde di Messina Giuseppe De Salvo da lui indicato come vicino a Contrada, ex numero due del Sisde già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Quindi il legale, rivolgendosi direttamente a Morra, ha aggiunto: “Questa persona va tolta da quel posto. Possibile che il Governo del cambiamento lo tiene lì? Non avete proprio la possibilità di rendervi credibili. Altro che cambiamento. Altrimenti rimane solo propaganda la declassificazione con cui sono stati resi accessibili atti che erano già noti a tutti da decenni”.
Repici ha poi parlato del processo Borsellino quater, dove “con la sentenza emessa il 20 aprile 2017 si certifica che quella di via d’Amelio è stata una strage di Stato ma queste cose Salvatore Borsellino le aveva già dette tempo addietro, e tutti lo prendevano per pazzo. Oggi non più. In questo processo a vincere siamo stati noi, parte civile Salvatore Borsellino, e il legale di Vincenzo Scarantino, unici a chiedere l’assoluzione per quest’ultimo mentre la procura della Repubblica ha fatto di tutto affinché Scarantino fosse condannato nonostante le torture e le vessazioni subite”. Repici ha poi evidenziato come sia stato scandaloso che la Commissione regionale antimafia, che si è occupata del depistaggio di via d’Amelio, non ha mai audito Salvatore Borsellino. “Sapete perché non è stato chiamato? Perché tra i collaboratori del Presidente della Commissione vi è Vittorio Bertone, figlio del Procuratore della Repubblica nisseno Amedeo Bertone. E’ lui che ha omesso di convocare Salvatore Borsellino durante l’inchiesta. Vi è una cinghia di trasmissione tra la Procura della Repubblica nissena e la Commissione che convoca i testimoni e questo non è normale e le dobbiamo dire anche se sono fatte da quelli che ufficialmente dovrebbe essere dalla ‘nostra’ parte”.
“Oggi nessuno può dire che in via d’Amelio vi era solo Cosa nostra, o che solo Cosa nostra abbia operato a Firenze, Milano, Roma, Capaci, ecc.. Sono arrivate sentenze che hanno messo in fila certe cose. Penso al Borsellino quater, al trattativa Stato mafia, al processo in corso a Reggio Calabria, ‘Ndrangheta stragista. I risultati a cui si è giunti sono impressionanti e pochissimi pensavano potessero essere raggiunti”. In questo percorso nella ricerca della verità, secondo il legale, vi è anche il rischio di “intossicazioni investigative”. In particolare ha parlato di alcuni collaboratori di giustizia (in riferimento ad alcune dichiarazioni di Maurizio Avola) che “con le loro rivelazioni fanno sparire con la scolorina alcuni soggetti su cui solo le risultanze processuali sono insuperabili circa il loro compito di raccordo fra organizzazioni criminali e apparati deviati dello Stato e al centro del biennio stragista. Un soggetto come Pietro Rampulla, condannato con sentenza definitiva per essere stato artificiere della strage a Capaci e che giustificò, a detta di Brusca, con un problema di famiglia la sua assenza il 23 maggio. Mi chiedo se la realtà è che Rampulla, che quella strage aveva preparato, in realtà fosse presente nei pressi di Capaci ma in un altro luogo rispetto Brusca. Io credo che si debba stare attenti su certe operazioni di intossicazione investigativa e se si guarda bene il luogo dell’intossicazione parte dalle zone di Barcellona Pozzo di Gotto, luogo dove è stato ucciso Beppe Alfano e dove il capo mafia era anche il capo delle organizzazioni istituzionali. E’ da quel territorio che partono i discorsi delle stragi”.