Una prostituta: incontravo Nitto Santapaola latitante a S. Filippo del Mela. Spuntano nuovi atti completamente inediti nell’ambito dell’inchiesta ter sull’omicidio Alfano

2 Agosto 2019 Inchieste/Giudiziaria

Di Nuccio Anselmo – Un ispettore di Polizia che conferma la presenza di Nitto Santapola a Terme Vigliatore e Portorosa tra il ’92 e il ’93 grazie ai suoi informatori dell’epoca, e il forte interesse dello Sco e del Sisde. E una prostituta che racconta di aver incontrato e “servito” regolarmente il capomafia catanese, accompagnato dal barcellonese Salvatore “Sem” Di Salvo, quando abitava in contrada Archi, a S. Filippo del Mela.
Nella storia ancora oscura dell’omicidio di Beppe Alfano ci sono ancora troppi misteri, e tra le nuove carte emergono fatti assolutamente inediti, che gettano una luce del tutto nuova a quella esecuzione voluta (solo?) da Cosa nostra barcellonese, molto probabilmente per fare un favore ad un’altra entità mafiosa. Perché Alfano, nell’ultimo periodo della sua vita, aveva proprio il chiodo fisso della latitanza di Santapaola a Barcellona e dintorni.
Il primo passaggio inedito è un verbale dell’indagine ter sull’omicidio Alfano avviata dalla Dda di Messina, indagine di cui nelle scorse settimane è stata chiesta l’archiviazione. Molta parte degli accertamenti investigativi di quest’ultima tranche, a suo tempo i magistrati della Dda Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo li affidarono alla Squadra mobile di Messina.
E in uno dei tanti atti d’indagine, nel marzo 2015 l’allora capo della Mobile Giuseppe Anzalone si trovò di fronte un collega, un ispettore, che gli raccontò cose molto interessanti.
Gli disse per esempio che «nei primi mesi del 1992 ebbi modo di conoscere il titolare di un istituto di vigilanza che aveva sede nella zona di Giammoro, il cui fratello, allora affiliato alla famiglia dei barcellonesi, gli aveva fatto sapere che il noto boss Nitto Santapaola stava svolgendo la sua latitanza nella zona di Barcellona ed, in particolare, che era favorito dal boss di Gala Milone Filippo… durante tale latitanza nella zona di Barcellona P.G., avevamo anche notizia che Santapaola veniva nascosto all’interno del complesso turistico di Portorosa ove teneva anche delle riunioni con i boss della zona».
Nel verbale l’ispettore conferma che dopo aver acquisito una notizia di tale portata ebbe sempre contatti diretti a Roma con lo Sco, e con l’allora dirigente Antonio Manganelli, recandosi con lui regolarmente in via del Tritone «… ove aveva sede il Servizio gruppo ricerche del Sisde, partecipando ad un incontro con il dirigente del citato gruppo dott. De Vuono». E poco dopo, racconta sempre l’ispettore «… il dott. Manganelli mi chiamò per confermarmi che il Sisde avrebbe inviato del personale a Portorosa, esattamente un uomo e una donna… per svolgere le necessarie. Gli operatori del Sisde giunsero a Portorosa nel periodo invernale, credo dunque tra la fine del 1992 ed i primi mesi del 1993, e rimasero per circa 15 giorni ma, per quello che è di mia conoscenza, non acquisirono utili notizie».
Sempre l’ispettore di Polizia raccontò anche altro nel 2015 al collega Anzalone, ovvero che anche una sua fonte catanese, direttore di un supermercato a Catania, proprietario di un negozio di generi alimentari a Milazzo, nonché ex autista del boss etneo, gli confermò tutto: «… il catanese mi rivelò, in particolare, che in quel periodo , che colloco circa nel marzo 1992, Santapaola stava trascorrendo la sua latitanza nel comprensorio barcellonese». L’ispettore segnalò anche dei telefoni da far controllare allo Sco e al Sisde, ed evidentemente servirono a qualcosa, visto che poi, alla conferenza stampa indetta dalla Polizia dopo la cattura del boss, partecipò anche lui. E per la sua attività investigativa ricevette anche un encomio.
C’è ancora dell’altro. E sempre secondo le fonti del poliziotto, quando nell’aprile del 1993 lo Sco organizzò una vasta operazione per cercare Santapaola nella zona di Terme Vigliatore, il giorno dopo successe qualcosa: «… il giorno successivo a tale operazione una fonte ci informò che nella stessa nottata, Santapola era stato portato a bordo di un’autovettura da alcune persone che, scortandolo a Portorosa, con armi in pugno, esattamente dalla discesa del ristorante La Cantina, ivi ubicato, lo fecero salire a bordo di un motoscafo che poi si seppe sarebbe stato condotto presso l’Hotel… dell’isola di Vulcano».
Poi l’ispettore chiude il suo verbale di dichiarazioni con un altro riferimento ben preciso: «… ricordo che qualche giorno dopo la cattura di Santapola venne ucciso a Milazzo tale Angelo Ferro e ricordi che, in qei giorni, anche per l’intervento sui luoghi del personale della Squadra Mobile o Criminalpol di Catania, si supponeva che l’omicidio fosse stato collegato alla circostanza che un fratello della vittima, un soggetto pregiudicato, avesse fornito indicazioni per consentire la cattura del latitante».

La testimonianza della donna. 
Ecco la testimonianza rilasciata alla Polizia dalla donna che ebbe una lunga relazione, dal 1989 al 1993, con Santapaola: «Sono stata l’amante di questo malavitoso sino al suo arresto, fatto che ho appreso un paio di mesi dopo e che colloco nel 1993, mi vedevo anche a casa mia in contrada Archi del comune di San Filippo del Mela. Questa persona, che mi hanno detto essere stato coinvolto nel processo Andreotti, mi veniva a trovare due tre volte al mese portandosi presso la mia abitazione da solo e con macchine diverse… da quando ho allacciato questa relazione non ho esercitato la prostituzione in quanto questa persona provvedeva totalmente al mio sostentamento e a quello della mia famiglia». La donna ha poi riconosciuto in foto anche Sem Di Salvo «come una persona di Barcellona P.G. che accompagnava il soggetto catanese». Fonte: Gazzetta del Sud