La città liquida, “a memoria” di Nadia Terranova, la Sirena dello Stretto, premiata domenica dalla “Casa della musica e delle arti”

16 Agosto 2019 Culture

Di Sergio Di Giacomo

Messina si distende per risalire, scende in piccole valli  e si apre negli angoli alle scalinate, punta al cielo con fontane e guglie, si curva su sé stessa con cupole catalane e marciapiedi rotti, si affaccia alle finestre sui cortili popolari…

E’ una città distesa e impervia, che si “curva” e soprattutto che ha il mare dappertutto, dentro, fuori, nell’anima. Messina città liquida, quella che avvolge Addio fantasmi, il romanzo con cui Nadia Terranova è arrivata in finale al Premio Strega, un premio che già altre nostre scrittrici avevano tentato (ci piace ricordare Giovanna Giordano e Amy Pollino). Per il suo impegno culturale e il suo forte e costante legame con Messina,  la Terranova, fresca finalista del Premio Strega, domenica 18 agosto dalle 18,30 a “Villa Rosa e Giuseppe Uccello” di Serri riceverà la prima edizione della “Targa Casa della Musica e delle Arti”, promossa da Daniela Uccello, in una cerimonia che verrà seguita dall’itinerario poetico-musicale-scientifico “La luna oltre lo Stretto”.

     Ritorniamo al romanzo, a questo coinvolgente “gioco di ricordi incrociati” in un cerchio “concentrico di storie”: al di là della storia vorticosa, dolorosa, labirintica, del rapporto con il padre, anch’esso liquido (“si era nascosto nell’acqua”; “Il nome di mio padre, scomposto in effluvi acquatici”), ci piace soffermarci sullo sguardo sulla città, acquosa, silenziosa, quasi buzzantiniana, sempre in attesa: ..”Guardando il mare in attesa del ritorno di qualcosa che a noi non era dato vedere…”.

         Io la città la sapevo a memoria

Dappertutto, la “luce bianca dello Stretto” che è “piena di meraviglia”, rarefatta. Nadia canta la città e incanta, Sirena antica e di oggi, dello Stretto.L’acqua, “defluiva, un po’ più lenta ma defluiva”. Scorre, nelle pagine di Nadia, con parole che dipingono come i quadri abbaglianti di Togo, immersi nello Stretto,  come gli acquarelli di Canonico e quei pescatori poetici di Migneco, come i segni cifrati di Alvaro che raccontano gli “Idilli” messinesi di Nietche. Un pò D’Arrigo e un po’ la misteriosa “Risa” di Ainis,città capovolta e inafferrabile…Mitica e leggendaria, come le storie evocate da Sergio Palumbo nei suo preziosi scritti. Una città figlia e simbolo delle “100Sicilie” bufaliniane della rassegna curata da Milena Romeo. La città antonelliana, sguardo verso l’altrove…

     Eccole, le tracce, le visioni, i sapori (la frutta marturana, i dolci di mandorla, la granita di gelsi, gli arancini, il sugo del pescestocco  fatto a ghiotta,  la mattonella…), evocati in questa Messina rivissuta e abitata di parole, parole femminili: soprattutto luoghi delle radici, familiari (rimandiamo anche all’articolo di Giuseppe Ruggeri su “Moleskine”): la villa Mazzini con il ficus, il Liceo “La Farina”,via S.Caterina dei Bottegai, la Fonte dell’Acquario (fonte “Gennaro”, che forse viene da Giano, ma, come ci ricorda Antonino Sarica, più probabilmente da gennaio, mese del segno dell’acquario),il Muricello, l’Annunziata, i torrenti, Trapani, Giostra, Boccetta, dove la nostra scrittrice “a occhi chiusi” sente “l’odore di acqua dolce” che buca l’asfalto, Messina dalle fondamenta fangose”…

La passeggiatammare, tutto attaccato, è la finestra sullo Stretto, accanto casa, in quella via Canova dove Nadia ascoltava ragazzina Carmen Consoli, in quella via che incontra via Colapesce e via Boner, storie di storie e di miti…, dove c’è sempre “quel mare talmente mischiato alla città che ci si può dimenticare che esista, come i fiumi sepolti sotto le vie”. I miti dello Stretto- quelli che Nadia ha delicatamente descritti ai bambini di tutta Italia in Omero è stato qui- sono “le favole di bambina”, che abitano da sempre il mare “che separa l’isola dal continente, quella fascia liquida e sottile affollata dalle navi e un tempo, dalle feluche per la pesca dello spada”. Il suo mare, il nostro mare è un “mare insaziabile”, insaziabile di storie e di evocazioni. Come i bagni innamorati sotto i cannoni di S.Agata, sulla Riviera, segno di estati dilatate con Cariddi accanto, e “spirali di vento”, il vento che gioca con il nostro mare. E Nadia-Ida, cerca sempre il mare..

La casa era “asciutta, la bambina “umida”, gli occhi “nudi”: il “teatro” narrativo di Nadia palpita, da Messina a Roma, e poi ancora la città delle radici: Io ero fatta, in ogni atomo, dell’aria della casa di Messina… La poesia cade in queste pagine, come quando Messina “transitava dall’aria fresca del mattino alla calura del sole crescente”, davanti al Duomo e al magico campanile,, tra Dina e Clarenza, il gallo, l’Ave Maria di Schubert, e quel mezzogiorno che “allora poteva sprigionare il suo incanto”… come nella fiabesca casa del cavalier Cammarata di Maregrosso, orgoglio della nostra arte genuina, in quella città ai margini dove si svolge un dialogo davvero intenso.

Grazie a Nadia, Messina è ritornata un topos letterario, si dilata ancora in tv, in radio, nei premi, su fb, diventa città aperta a suggestioni, non si piange addosso e non si piega, diventa ancora orgogliosamente città delle origini, della nascita , del vissuto, per i tanti, forse troppi, che la vivono da fuori, ma ci tornano col pensiero e la vivono addosso senza accorgersene. Grazie perché porterai tanta gente di fuori a visitare i tuoi luoghi, a fare di Messina ancora città del Grand Tour letterario, a diventare topos…ci hai ribadito che la felicità  è quella dei bambini sulla spiaggia, la felicità “rada”, quella di mangiare il “gelato e lungo e stretto chiamato la mattonella, che i baristi tagliavano a fette e ci servivano in piattini bianchi ricoperti da un tovagliolo di carta velina”. Inzuppare la brioche nella granita è un rito nostrano, come sola nostrana è quella panna siciliana dal sapore speciale, un “non-sapore” che la contraddistingue da tutte le altre.

In quei tavolini all’aperto, come quelli di Baglioni di La vita è adesso, “E ti domandi incerto chi sei tu..sei tu…” “con l’ansia di cercare insieme un bene più profondo…sopra il rumore della gente…e stelle che si appicciano come lampioni come milioni…Nadia e il papà fantasma con il suo mare “profondo” verso “la costa calabrese che lo seduceva come un canto”, mentre “l’acqua si richiuse sopra l’ultima ciocca dei suoi capelli”..

Canta, e canta e canta.La stanza si riempie del suo nome, del suo corpo, della sua voce e del odore, e la notte avvolge lo Stretto e tutta la città di Messina, la notte avvolge la scomparsa di mio padre, la casetta di mia madre, la mia risata, le lacrime e qualsiasi cosa sia fino a quel momento passata sulla Terra…