Inchiesta Isola Verde, i tre consiglieri di minoranza lasciano l’incarico. Avevano chiesto al sindaco Arabia, sotto indagine, di abbandonare l’amministrazione

17 Settembre 2019 Inchieste/Giudiziaria

Il terremoto politico al Comune di Santa Marina Salina è servito. E’ il primo effetto tra i gruppi politici dell’inchiesta Isola Verde, l’indagine che coinvolge per abusi edilizi l’ex sindaco Massimo Lo Schiavo ma anche l’attuale Domenico Arabia, tecnici e funzionari degli uffici municipali.

La minoranza aveva richiesto al primo cittadino di riferire cosa intendeva fare sul prosieguo del mandato, Arabia che in Consiglio ha la maggioranza aveva già annunciato di non voler lasciare. E così i consiglieri comunali di minoranza hanno rassegnato le dimissioni dalla carica comunicando la propria irrevocabile decisione al presidente del Consiglio Comunale ed alla segreteria dell’Ente. “La decisione, non facile – si legge – è stata presa dopo un’attenta valutazione di carattere esclusivamente politico sulle ben note vicende legate all’inchiesta giudiziaria “Isola Verde” che ha coinvolto a vario titolo anche amministratori e dipendenti del Comune. “Le dimissioni non sono scaturite da una scelta d’impulso e dispiace se qualcuno non le comprenderà fino in fondo. Non è una fuga la nostra, ma l’ultimo campanello d’allarme che ci sentiamo di lanciare ad un contesto sociale e politico dove al momento è l’inerzia a farla da padrona, ad ogni livello”. Sono questi i primi commenti di Domenico Giuffrè, Mariagiulia Romagnolo e Giuseppe Capasso, eletti in Consiglio Comunale nel giugno 2017 con il gruppo “Per Santa Marina”, all’indomani della scelta di rinunciare al seggio in Consiglio. “La posizione giudiziaria del sindaco – spiegano gli ex consiglieri – non ha avuto alcuna rilevanza nella nostra scelta di rimettere il mandato; spetterà alla magistratura valutare quegli aspetti e ci auguriamo sinceramente che il Primo cittadino possa chiarire al più presto la propria posizione.

Da un punto di vista politico invece abbiamo atteso e sperato che fosse lui stesso a regalare alla Comunità un gesto non dovuto, a dimettersi ed a lanciare un segnale forte e deciso di dignità e di discontinuità a tutti noi ed a chi ci guarda da fuori. Che fosse il sindaco a fare autocritica politica, a dire basta! – proseguono – in questa situazione confusa ed imbarazzante abbiamo deciso, nell’interesse generale, di dimetterci e di lanciare così un forte segnale di rottura col passato. E’ un tentativo estremo di rompere il silenzio e l’inerzia a cui il paese sembra essersi abituato e di sollecitare nell’opinione pubblica una riflessione critica sull’operato di questa Amministrazione che si era proposta di cambiare tutto ma che alla fine non è riuscita a cambiare niente.

Non vogliamo inoltre rappresentare la stampella di un Consiglio Comunale che quando è stato chiamato a rappresentare idee proprie ed a mostrare indipendenza dall’amministrazione, non ha mai trovato il coraggio di esprimersi chiaramente, demandando sempre al Sindaco ogni valutazione ed ogni messaggio di compattezza, da ultimo in occasione della riunione convocata su nostra precisa richiesta per avviare un confronto sui risvolti politici dell’inchiesta giudiziaria. La nostra esperienza in Consiglio Comunale è sempre stata al contrario dinamica, costruttiva e caratterizzata dalla continua ricerca della collaborazione – spiegano gli ormai ex consiglieri – allo scopo di restituire unità ad un tessuto sociale sfilacciato oltre che fortemente e pericolosamente litigioso. Siamo andati avanti nonostante quella sensazione costante di andare a sbattere contro un muro di gomma e l’ultima riunione ci ha dato un’emblematica conferma in tal senso! Quale chiave di lettura abbiano dato i colleghi di maggioranza ai fatti emersi nelle ultime settimane non ci è ancora noto; ed è un silenzio che alimenta in noi tanti dubbi circa la solidità e l’unità di pensiero e di intenti del gruppo di maggioranza. Ed accresce in noi la certezza che in Consiglio si seguano esclusivamente le linee guida dettate dall’Amministrazione, senza che si intraveda la possibilità che emergano spunti, idee e posizioni autonome. Non ci è noto neppure con quale stato d’animo gli stessi colleghi si approcceranno ai futuri provvedimenti che si troveranno a dover votare in Consiglio – concludono – a loro auguriamo che questa nostra scelta possa rappresentare uno spunto di riflessione sul loro ruolo, sulle loro competenze, sulla loro indipendenza rispetto all’Amministrazione; gli auguriamo inoltre un buono ed attento lavoro, nell’interesse della comunità e anche loro, visti i tempi che corrono”.

L’inchiesta giudiziaria, com’è noto, si è anche abbattuta su uno degli uffici comunali. “E’ un tema delicato – spiegano gli ex consiglieri – ed anche in questo caso non ci permettiamo di entrare nel merito dei profili giudiziari, di stretta competenza della magistratura. A noi interessa analizzare i possibili contraccolpi che la vicenda potrà avere sull’operatività dell’intera macchina comunale, in cui lavorano uomini e donne dei quali è necessario considerare il coinvolgimento emotivo in relazione al clima che si è venuto a creare. Quanta serenità riesce a trasmettere loro un’Amministrazione”.  che, in due anni, non è riuscita né ad apportare gli annunciati cambiamenti operativi né tanto meno a creare un dialogo costruttivo con parte della struttura? Il nostro impegno – concludono Giuffrè, Romagnolo e Capasso – non si esaurisce comunque con le dimissioni: ci sforzeremo, da cittadini attivi, a stimolare quella parte del nostro paese, che riteniamo sia maggioritaria, che ha a cuore la pacificazione sociale, l’armonia della comunità e che vorrà contribuire a scrivere,
questa volta su una pagina bianca, il futuro di ciascuno di noi”.

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