#FOTO – TENTATO OMICIDIO CUSCINA’: VITTIMA E CARNEFICE ASSIEME ALLA PROCESSIONE DELLA VARA 2019. LE NOSTRE FOTO INEDITE

FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

A distanza soltanto di un anno dall’agguato si sono ritrovati uno accanto all’altro. Vittima e carnefice, Francesco Cuscinà e Paolo Gatto. Come se non fosse successo nulla. Eppure la vittima sapeva benissimo chi aveva accanto perchè quella mattina del 25 agosto del 2018 si erano dati appuntamento per un ‘chiarimento’. Anzi, Francesco Cuscinà ha fatto di più cercando di depistare le indagini, dando indicazioni, come il luogo dell’agguato, totalmente errate e fornendo informazioni sul fatto di sangue totalmente false. Così il gip nell’ordinanza di custodia cautelare: “…il clima di omertà e reticenza che ha contrassegnato l’intera vicenda, quale traspare dalla renitenza della stessa vittima a fornire agli inquirenti elementi utili per lo svolgimento delle indagini, renitenza spintasi fino alla rappresentazione dei fatti in modo totalmente diverso rispetto al loro effettivo svolgimento”

Le foto che pubblichiamo, scattate il 15 agosto scorso, mostrano i due in attesa di trascinare il carro votivo.

Nulla unisce più della Vara, si sa. E il pomeriggio del 15 agosto di quest’anno Paolo Gatto (a dx) e Francesco Cuscinà (a sx nella foto, ha già scontato 25 anni di carcere) al grido di ‘Viva Maria’ hanno voluto rispettare la tradizione, dimenticando almeno per un giorno i colpi d’arma da fuoco che avevano compito Cuscinà alla testa, all’addome e al braccio e concentrandosi sulla festa della Madonna Assunta. Il figlio del boss di Giostra attualmente al 41 bis, Puccio, con la bandana in testa e la camicia blu, Cuscinà, capo bianco, con la cordoncina intrecciata blu e rossa come tutti i ‘privilegiati’ sotto il cippo della Vara e molti dei tiratori, per asciugare il sudore della calura estiva.

I FATTI

Eppure i due ragazzi arrestati oggi gli avevano sparato in pieno giorno, per strada, con la precisa volontà di ucciderlo, ma colpendolo casualmente solo di striscio. A distanza di più di un anno Giuseppe Cutè e Paolo Gatto (nipote e figlio del boss Puccio Gatto) sono stati arrestati stamattina dai carabinieri con l’accusa di essere gli autori del tentato omicidio ai danni del 63enne Francesco Cuscinà, accusa aggravata dal metodo mafioso. La mattina del 25 agosto del 2018 nel quartiere di Giostra, un quartiere centrale ma noto per l’alto tasso delinquenziale, si erano incontrati per un “chiarimento”. L’incontro alle 9 del mattino, in una via centrale, piena di attività commerciali era degenerato. I due dal motorino, mentre andavano via, hanno sparato a Cuscinà due colpi d’arma da fuoco. Subito erano scattate le indagini dei carabinieri, poco aiutati dagli abitanti della zona che non avevano fornito indicazioni ai militari. Dopo un anno di indagini, stamattina all’alba l’arresto dei due soggetti, già noti alle forze dell’ordine, su richiesta della Dda di Messina. I due sono accusati anche di rapina aggravata in concorso e trasferimento fraudolento di valori.

 

LA RICOSTRUZIONE DEGLI INQUIRENTI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, alle prime luci dell’alba di oggi, 18 settembre 2019, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 2 persone ritenute responsabili – a vario titolo – dei reati di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, porto e detenzione di armi comuni da sparo, rapina aggravata in concorso e trasferimento fraudolento di valori. Il provvedimento restrittivo trae origine dagli esiti di un’articolata attività d’indagine sviluppata dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Centro a seguito del tentato omicidio del 64enne pregiudicato CUSCINÀ Francesco, avvenuto il 25 agosto 2018 sul Viale Giostra a Messina, che ha consentito di individuare i responsabili del fatto di sangue – perpetrato in un contesto mafioso – e di far emergere il loro coinvolgimento in altri reati. Nello specifico i due destinatari della misura restrittiva, il 39enne CUTÈ Giuseppe ed il 22enne GATTO Paolo, entrambi messinesi, sono ritenuti responsabili, in concorso tra di loro, di aver compiuto “atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte” dell’uomo, “esplodendo diversi colpi d’arma da fuoco, che lo colpivano alla testa, all’addome e al braccio”Con la “ circostanza aggravante di aver commesso il fatto con premeditazione e con modalità mafiose”. L’attività investigativa ha consentito di ricostruire il movente riconducibile ad un contrasto interno alla consorteria mafiosa egemone del quartiere di Giostra e la dinamica dell’ agguato armato, commesso in pieno giorno ricostruendo le fasi del tentato omicidio avvenuto il 25 agosto 2018 sul Viale Giostra. Quella mattina i due arrestati si sono incontrati per premeditare l’azione delittuosa ed intorno alle 08.45, a bordo di un motociclo, hanno raggiunto la vittima che si trovava in sosta con il proprio motociclo sul Viale Giostra, lungo la carreggiata in direzione mare-monte. Si sono affiancati al 64enne ed hanno esploso alcuni colpi d’arma da fuoco in direzione dell’uomo, sparando per uccidere. Ma non sono riusciti a portare a termine l’azione delittuosa a causa dell’inceppamento della pistola dopo i primi colpi esplosi ed hanno ingaggiato anche una colluttazione con la vittima. Quindi i due si sono dati alla fuga a bordo del motociclo mentre la vittima si è recata prima presso il punto territoriale di emergenza di Messina Nord e, successivamente, presso l’Ospedale Piemonte.

La vittima dell’agguato, dopo le dimissioni dall’Ospedale, è stata sentita dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Messina Centro, dimostrandosi assolutamente non collaborativo e fornendo una versione dei fatti del tutto discordante rispetto a quanto accertato dai militari dell’Arma. Nonostante le dichiarazioni fuorvianti della vittima, la successiva attività investigativa condotta dai militari dell’Arma, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Messina, ha consentito di ricostruire la dinamica dei fatti e attribuire la responsabilità del tentato omicidio ai due arrestati. Il quadro indiziario a carico dei due responsabili si è arricchito anche grazie al contributo offerto dalla dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, intraneo sin dai primi anni Novanta al clan mafioso operante nella zona di Giostra e facente capo al boss Luigi Galli, così come del resto anche i due autori del tentato omicidio e la vittima. Dall’inchiesta, inoltre, sono inoltre emersi ulteriori responsabilità dei due arrestati anche in relazione ad altri reati. È stata documentata l’attribuzione fittizia ad un prestanome della titolarità di un negozio di scommesse sportive sito nel quartiere “Villa Lina”, di fatto di proprietà e gestito dal CUTÉ ma intestato ad una 20enne incensurata del posto al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. L’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del suddetto esercizio commerciale che, peraltro, è stato recentemente chiuso. Inoltre, GATTO Paolo è stato individuato quale responsabile di una rapina a mano armata perpetrata nel mese di gennaio 2019 presso un distributore di benzina del Viale Giostra a Messina. In tale occasione, sotto la minaccia di un coltello, puntato alla gola e al ventre dell’addetto al distributore, il 22enne si era fatto consegnare l’incasso della giornata, pari a 500 euro. Infine le indagini hanno evidenziato, così come riportato dal G.I.P. nell’ordinanza, il “clima di omertà e reticenza che ha contrassegnato l’intera vicenda, quale traspare dalla renitenza della stessa vittima a fornire agli inquirenti elementi utili per lo svolgimento delle indagini, renitenza spintasi fino alla rappresentazione dei fatti in modo totalmente diverso rispetto al loro effettivo svolgimento”. Dagli elementi raccolti emerge inoltre l’ allarmante caratura criminale degli indagati che ha indotto il GIP ha sottoporre gli arrestati alla misura di massimo rigore, ritenuta “unico strumento cautelare adeguato ad arginarne la temibile vocazione criminale e a prevenire il fondato pericolo di recidivizzazione”. Al termine delle operazioni gli arrestati sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Messina Gazzi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Messina.