Sbarco della “Ocean Viking”, Elvira Amata: «La vera umanità è fermare i viaggi della morte»

24 Settembre 2019 Politica

A poche ore di distanza dallo sbarco in città della “Ocean Viking”, con a bordo 182 migranti, arriva a caldo il commento della deputata regionale di Fratelli d’Italia Elvira Amata, che esprime la sua indignazione, prendendo di mira il nuovo patto di solidarietà europeo sui flussi migratori.

«In molti – scrive in una nota – hanno accolto con entusiasmo l’esito del vertice UE in occasione del quale si è giunti al nuovo patto di solidarietà europeo sui flussi migratori. Peccato qualcuno si dimentichi di dire che gli sbarchi continueranno ad avvenire in Italia e a Malta, e che la tanto agognata rotazione dei porti avverrà soltanto su base volontaria dunque sarà poco probabile che altri Paesi si offrano di ospitare le navi nei loro porti. E ci potremmo fermare qui perché l’accordo fa ridere già così. Ma la questione più grave è e resta umana! Elemento sul quale si sta oltremodo soprassedendo se non quando serve impietosire con foto sbattute in prima pagine contro “i mostri” che, come Fratelli d’Italia, da sempre, invocano una risoluzione definitiva di questo dramma che è né più né meno una tratta umana: e non può che essere un blocco di queste partenze che sono viaggi della speranza, organizzati da criminali e la creazione di hotspot in Africa».

«La vera umanità – prosegue – è che l’Europa fermi i viaggi della morte che riempiono le tasche degli scafisti e fermi questa porcheria. L’immigrazione clandestina non ha nulla a che vedere con l’accoglienza dei profughi: è solo lo strumento usato dal grande capitale per approfittare di questa nuova forma di schiavitù,portare in Europa forza lavoro a poco costo e rivedere cosi al ribasso i diritti dei lavoratori. E adesso che a Messina arrivano altri 182 migranti – sbotta – io mi indigno e non sono certamente fiera. La situazione è talmente assurda che mi pare incredibile apprendere che ci sia chi accoglie con letizia quasi questo arrivo. Vogliamo davvero il bene di queste persone? E allora l’unica soluzione possibile è tutelarle e non dal loro arrivo (quando arrivano, non lasciando per sempre speranze e utopie in fondo al Mediterraneo) ma evitando loro di correre rischi e di dover subire odissee tragiche».