Csm, Ardita: ”Lontani da logica numeri, solo convergenza su principi”

10 Ottobre 2019 Inchieste/Giudiziaria

“Il numero di consiglieri rappresenta solo un’opportunità per poter fare valere le nostre idee di difesa del lavoro e del ruolo dei magistrati. Non crediamo nella logica dei numeri che si sovrappongono alla giustizia delle scelte. Quindi non temiamo di andare in minoranza anche se siamo tanti, quando dovremo assumere decisioni scomode”. Sono queste le parole del membro togato del Csm (Consiglio Superiore della Magistratura), Sebastiano Ardita, in un’intervista all’Adnkronos, dopo le elezioni suppletive dei giorni scorsi che hanno visto la vittoria del pm antimafia Nino Di Matteo, anche se indipendente, porta a cinque i membri di Autonomia&indipendenza, che diventa così il gruppo di maggioranza. “Vorrei premettere che Nino di Matteo non è iscritto al nostro gruppo ma sicuramente condivide molte delle nostre idee ed è per questo che abbiamo scelto di sostenerlo – ha precisato Ardita – Aspiravamo che in consiglio arrivasse qualcuno con cui dialogare e non qualcuno da ‘controllare’, altrimenti non avremmo puntato su di lui, vista la sua storia di fermezza e di integrità. La sua autonomia sarà per noi una ricchezza ed anche il suo grande cuore come sa bene chi ha la fortuna di essergli amico”. Il magistrato ha poi assicurato che nelle scelte “saremo determinati solo se otterremo convergenze su principi che riteniamo irrinunciabili anche in tema di autonomia interna. Difenderemo tutti i magistrati che lo meritano a prescindere dalle casacche”.
Per quanto riguarda il dato complessivo di un elezione al seguito della bufera dell’inchiesta di Perugia che ha travolto il Csm, Ardita ha detto: “I magistrati sono certamente consapevoli. Non so se lo sono ancora tutti coloro che hanno responsabilità nell’ambito dei gruppi che li rappresentano. Ma i cambiamenti avvengono poco per volta e dunque non serve essere pessimisti. La mia personale opinione – ha spiegato – è che se i gruppi associativi non sono capaci di riassumere una dimensione identitaria forte, e non una pseudo-identità che serve a nascondere precedenti interessi di lobby, per quel che mi riguarda essi possono pure rinunciare ad esistere. Lo dico con rammarico perché personalmente ho una mia netta posizione su quello che è il ruolo del magistrato nella società, ma non possiamo ignorare neppure le critiche fondate espresse da molti magistrati di assoluto valore che sono estranei ai gruppi”.
Nel concludere il suo intervenuto, in vista delle sfide a cui è chiamato prossimamente l’organo di autogoverno della magistratura, soprattutto con nomine di peso, dal pg della Cassazione al procuratore di Roma, l’augurio del membro togato del Csm è “che si arrivi a scelte il più possibile condivise e, ove si adottino decisioni non condivise da tutti, che siano chiare le ragioni che ciascuno vi pone a fondamento”.
Durante il plenum di oggi sono stati assegnati ai due neo eletti consiglieri, Nino Di Matteo e Antonio D’Amato, i ruoli all’interno della sezione disciplinare del Csm, come componenti “supplenti”, cioè sostituiranno i giudici che ne fanno parte in modo permanente nel caso di una loro astensione o assenza per qualunque altra ragione. A eleggerli in questo ruolo e’ stato lo stesso plenum del Csm a sostanziale unanimità: con 23 voti a favore di Di Matteo e 22 per D’Amato.