Novara, messinese uccide il fratello: il delitto forse premeditato

3 Novembre 2019 Cronaca di Messina

La gelosia, il sospetto, le liti. Due fratelli che litigano e alla fine uno dei due spara e uccide l'altro. È successo ieri a Trecate, in provincia di Novara, protagonisti Rosario e Daniele Saporito, messinesi, rispettivamente di 40 e 36 anni.

Rosario ha ucciso il fratello a colpi di pistola ed è scappato, per poi costituirsi: la fuga si è conclusa dopo poche ore nella caserma dei carabinieri che ospita il comando provinciale di Novara.

Era ricercato dall'ora di pranzo quando, al culmine di un litigio, aveva sparato al fratello Daniele, di quattro anni più giovane di lui, per poi allontanarsi armato a bordo della sua auto, una Hyundai. La tragedia a Trecate, poco più di 20mila abitanti dove la provincia piemontese di Novara confina con la Lombardia.

Da alcuni mesi i fratelli erano tornati a vivere sotto lo stesso tetto, al civico 20 di via Plinio, nella casa in cui abitano anche la madre e la sorella minore dei due. Una convivenza forzata: la scorsa estate Daniele Saporito, la vittima, si era separato dalla moglie ed aveva deciso di abbandonare la Sardegna, dove si era trasferito, per rifarsi una vita in Piemonte.

La sistemazione doveva essere soltanto temporanea, perché da subito Daniele aveva espresso il desiderio di andare a vivere da solo. E perché i problemi in famiglia si erano manifestati poco dopo suo il ritorno. Colpa della gelosia che, come un tarlo, si è insinuata giorno dopo giorno nel fratello del 'figliol prodigo', convinto che dietro la simpatia nei confronti della moglie, probabilmente ricambiata, si celassero sentimenti più torbidi.

Proprio quel dubbio ha scavato un profondo solco tra i fratelli. "Daniele ci scherzava - ricordano alcuni vicini di casa in un bar della zona - Non sembrava preoccupato dall'atteggiamento del fratello, piuttosto infastidito. Ci diceva che non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere, un tradimento così grande. Quando gli dicevamo di stare attento, lui se la rideva, ma certo non avremmo mai pensato che Rosario arrivasse ad ammazzarlo".

Increduli gli amici della vittima, convinti che tra i cognati non ci sia stata nessuna infedeltà: "Daniele era stato nuovamente in Sardegna, a trovare i due figli avuti con l'ex moglie. Era tornato a Trecate solo da qualche giorno e subito erano ricominciate le accuse. E i litigi".

L'ultimo all'ora di pranzo quando l'ennesimo tentativo di chiarimento tra i fratelli si è concluso nel sangue. Rosario ha impugnato l'arma, sulla cui provenienza sono ora in corso gli accertamenti dei carabinieri, e ha sparato al petto del fratello Daniele. Sono stati i famigliari, terrorizzati, a dare l'allarme. Sul posto i sanitari del 118 non hanno potuto far altro che constatare il decesso del 36enne, che faceva il pizzaiolo. Nessuna traccia del fratello, allontanatosi armato in auto.

Imponente la caccia all'uomo, che per tutto il pomeriggio ha visto impegnate le forze dell'ordine, con l'ausilio di unità cinofile ed elicotteri, anche nella vicina Lombardia. Le ricerche si sono concluse nel tardo pomeriggio quando, forse consigliato da un avvocato, Rosario Saporito ha deciso di arrendersi e di consegnarsi ai carabinieri in via Lamarmora. Spetterà ora ai militari ricostruire con esattezza la lite tra i due fratelli e la successiva fuga.

Sono ancora numerosi gli aspetti oscuri del delitto. Gli inquirenti stanno valutando in particolare se il gesto dell’omicida sia stato frutto di un impeto d’ira oppure sia stato premeditato. A dare corpo alla ipotesi della premeditazione c'è il fatto che Rosario, che non ha il porto d’armi, si sia procurato la pistola nei giorni precedenti e abbia atteso in casa armato il rientro del fratello all’ora di pranzo. Tutto da verificare poi il movente, che sembra comunque essere stato la gelosia. Un sentimento sordo, che ha travolto Rosario, convinto che il fratello si fosse invaghito della donna con cui lui intratteneva una relazione sentimentale. Una gelosia che coinvolgeva, a quanto sembra, anche la sorella minore dei due, trent'anni, accusata di essere in qualche modo complice della «tresca». A Trecate, cittadina di ventimila abitanti a pochi chilometri dal capoluogo, l’episodio ha turbato profondamente la vita di una comunità che per molti aspetti ha ancora la dimensione del paese in cui tutti si conoscono. I Saporito vengono definiti da tutti - a cominciare dal sindaco Federico Binatti che è stato compagno di scuola della vittima - una famiglia tranquilla.

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