Intossicazione fatale, prescritta l’ipotesi di reato. Le “lasagne contaminate” ingerite dalla messinese Grazia Marino

5 Dicembre 2019 Inchieste/Giudiziaria

Malasanità o malagiustizia? O forse tutte e due. A più di 9 anni dal tragico episodio che il 10 agosto 2010 ha provocato per i postumi da intossicazione da salmonelle la morte di Grazia Marino, una donna di Messina in villeggiatura a Falcone, la quale aveva ingerito lasagne contaminate, il giudice monocratico del Tribunale di Patti, Francesco Torre che negli ultimi mesi è subentrato nel processo non ha potuto fare altro che prendere atto della prescrizione ormai maturata ed interrompere il relativo processo ad un medico del 118 di Falcone, Santa Fiorello, 59 anni di Milazzo (difesa dagli avv. Fabrizio Formica e Francesca Minasi), e con sentenza ha dichiarato l’estinzione del reato di omicidio colposo per prescrizione del reato. Per la stessa vicenda, nel luglio del 2018, altro giudice aveva assolto nel merito, con la formula più ampia perché “il fatto non sussiste”, il titolare dell’allora esercizio commerciale “Peli e Penne” di Falcone, Edoardo Recupero di 55 anni. Infatti non era stata provata la contaminazione fecale (escherichia), tanto che il precedente giudice Sandro Potestio, dispose nel processo stralcio per il medico del 118 nuova perizia per verificare se il primo soccorso prestato dal 118 quattro ore prima del decesso «era stato congruo come approccio terapeutico e se l’ingravescenza della intossicazione era prevedibile al momento della visita». Sebbene il giudice avesse assegnato, nel settembre 2018, al perito incaricato 90 giorni per depositare il referto, trascorso un anno non era stato depositato nulla tanto che il nuovo giudice ha dovuto prendere atto della prescrizione. Il caso, per iniziativa dell’avv. Bonaventura Candido, che nel processo rappresentava le parti civili, è stato oggetto di un intervento alla manifestazione dell’Unione camere penali «per la verità sulla prescrizione». di Leonardo Orlando da Gazzetta del sud

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