L’AGGUATO A GIOSTRA: FRANCESCO CUSCINA’ INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO. AVREBBE RACCONTATO IL FALSO PER AIUTARE GATTO E CUTE’

9 Dicembre 2019 Inchieste/Giudiziaria

Centrato da alcuni colpi d’arma da fuoco a Giostra, la mattina del 25 agosto 2018, Francesco Cuscinà avrebbe provato a mettere fuori strada le forze dell’ordine. Anziché collaborare, avrebbe aiutato Paolo Gatto (insieme nella foto Edg durante la processione della Vara di quest’anno) e Giuseppe Cutè – figli e nipote dello storico boss del rione Puccio Gatto – che poco prima avevano attentato alla sua vita, ad eludere le investigazioni. In che modo? Dichiarando “falsamente al medico di guardia del presidio territoriale di emergenza Messina Nord di chiamarsi Vittorio Cuscinà”. Non solo: sentito a sommarie informazioni dai carabinieri della Compagnia di Messina Centro, avrebbe dichiarato, “contrariamente al vero” di essere stato aggredito da “tre o quattro persone di nazionalità straniera-marocchina” e di indossare un abbigliamento uguale a quello del momento del ferimento, circostanza questa smentita dalle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza”. Ciò gli è costato – come scrive Rccardo D’Andrea su Gazzetta del Sud – un avviso di garanzia firmato dal sostituto procuratore della Dda Liliana Todaro, al termine delle indagini preliminari sull’agguato del 25 agosto 2018 sul viale Giostra. Deve quindi rispondere del reato di favoreggiamento personale, rispetto all’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere nei confronti di Gatto e Cutè; risulta coinvolto nell’inchiesta anche il figlio Giovambattista, 40 anni, a cui la Procura contesta la detenzione illegale di un’arma comune da sparo, rinvenuta successivamente al grave fatto di sangue. Risultava già indagata pure Martina Curatola, 21 anni, “perchè Giuseppe Cutè le attribuiva fittiziamente la titolarità di una sala giochi Stanley Bet, allo scopo di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione”.

 

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