#IL VIDEO – «Non siete figli di contadini»: bufera sulla preside del liceo Seguenza

12 Dicembre 2019 Culture

Una frase infelice, un video «rubato» da uno dei ragazzi riuniti in assemblea al liceo Scientifico Seguenza di Messina e fatto circolare sui social: sulla dirigente scolastica Letteria Leonardi si è scatenata una tempesta di polemiche. «Sono finita nel tritacarne mediatico per un’affermazione malamente estrapolata dal contesto, mi hanno condannata senza processo», dice lei, amareggiata. Sessant’anni, 14 come dirigente, la preside racconta: «I ragazzi mi hanno chiamata a parlare in un’assemblea autoconvocata, dopo che avevo impedito loro l’occupazione della scuola, un rito che si ripropone ogni anno a dicembre. Ma d’altronde i rischi con 1.500 studenti sono troppo alti; e c’è il codice penale, che lo considera un reato» .

La lingua italiana

Nell’insolita assemblea, che si è svolta mercoledì mattina nel cortile del liceo, la preside parla, microfono in mano, dal pianerottolo della scala antincendio. Tutti col cappotto, qualche ragazzo ascolta, in piedi di fianco alla dirigente, altri nel cortile, qualcuno affacciato alle finestre del primo piano. La professoressa Leonardi riprende un paio di ragazzi che nel parlare fanno errori di grammatica: «Non dovete parlare come i ragazzi di un professionale ricordatevi che siete liceali», sbotta. I ragazzi non apprezzano l’osservazione «discriminatoria». Lei non arretra dalla sua posizione: «È importante che padroneggino la lingua italiana – sostiene, raggiunta al telefono -: si dovranno confrontare su scala nazionale quando usciranno da qui, l’Invalsi ci sta addosso. E quello che dicono i dati delle rilevazioni nazionali è vero: i ragazzi che studiano ai professionali sono eccellenti nelle proprie materie di indirizzo ma spesso non padroneggiano la lingua italiana e non amano la matematica. Posso dirlo con cognizione di causa perché prima del Seguenza ero dirigente di un istituto alberghiero».

Il contributo

Nessuna marcia indietro neppure sul secondo, più stridente scivolone: agli studenti che chiedono da giorni l’abolizione del contributo «volontario» di 75 euro a famiglia da versare ad inizio anno (di cui 25 servirebbero come «rimborso spese che la scuola sostiene per pagare il gasolio», nonché per i libretti delle giustificazioni e l’assicurazione), la preside Leonardi fa notare che, in fondo «50 euro corrispondono a un caffè a settimana». Ma per sostenere le ragioni di quel contributo che per tutte le scuole italiane non è ormai più volontario da tempo, e anzi spesso costituisce la linfa indispensabile per gestire attività extrascolastiche e piccole manutenzioni, Leonardi si fa scappare la frase infelice: «Abbiamo fatto i conti. Io sono certissima che le vostre famiglie non soltanto si possono permettere di pagare questi 50 euro, perché questa è una scuola di alto prestigio, non è come le scuole di montagna, voi non siete figli di contadini».

Fake news

I ragazzi non apprezzano, parte la contestazione, i «buu», i fischi: «Ma che sta dicendo?», si sente una commentare. Sull’autenticità del video ha dapprima mosso qualche dubbio il sindaco Cateno De Luca, che in un post su Facebook ha difeso l’istituzione scolastica: «Diffidate di questo video – ha scritto -, me lo hanno già inoltrato un centinaio di volte, ma la preside del Seguenza non si esprimerebbe mai così».

Il sindaco

Poi, le verifiche e la conferma. E allora il primo cittadino si arma di cellulare. Imposta la videocamera e registra un accorato messaggio rivolto alla preside: «Lei dirige uno degli istituti scolastici più prestigiosi di Messina: il Seguenza rappresenta una delle eccellenze della città», le premesse. «Queste affermazioni che si colgono dai video che circolano non sono solo gravi, ma meritano da parte sua delle precise e chiare scuse. E glielo dice non il sindaco della città di Messina, ma un ragazzo di montagna, figlio di contadini che non è cresciuto nel lusso. Ma i miei genitori nella loro umiltà non mi hanno fatto mai mancare nulla. E ho frequentato anche “scuole di montagna”, come le definisce lei. Non sto qui a chiedere la sua testa, anche perché chi è senza peccato scagli la prima pietra e anch’io sicuramente commetto e commetterò errori. Quando me ne rendo conto, chiedo scusa, resetto e vado avanti. Faccia lo stesso anche lei. Non solo per il buon nome del Seguenza, ma soprattutto nel rispetto dei suoi studenti, che non devono trovarsi in disagio o vergognarsi della loro preside».

Gogna mediatica

La preside Leonardi non intende chiedere scusa: «Non ho offeso nessuno», dice; e torna a sostenere che l’importo richiesto è «abbordabile». Sostiene di aver parlato con il sindaco, dopo il suo messaggio, e che lui ha compreso le sue ragioni. Anche dai rappresentanti d’istituto son arrivati messaggi di solidarietà. «Ma in rete la gogna è inarrestabile. Quello che mi fa più male è che hanno minacciato la mia famiglia, i miei figli».

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