PER LA PRIMA VOLTA DUE DONNE A CAPO DI SUPERPROCURE COME TORINO E NAPOLI

19 Dicembre 2019 Inchieste/Giudiziaria

Svolta “rosa” del Csm nella scelta dei capi degli uffici giudiziari. Dopo aver nominato ieri per la prima volta una donna, Anna Maria Loreto, al vertice di una grande procura, quella di Torino, oggi la Commissione per gli incarichi Direttivi ha proposto all’unanimità di affidare ad un’altra donna, la presidenza di uno dei tribunali più grandi del Paese, quello di Napoli. Si tratta di Elisabetta Garzo, attualmente presidente del tribunale di Napoli Nord.

Storiche nomine

L’elezione di Marta Cartabia alla presidenza della Corte costituzionale, è stato quindi solo il primo episodio di una serie che sembra infrangere annosi tabù. È stata infatti una decisione a sorpresa quella presa del plenum del Csm che ha nominato procuratore di Torino Anna Maria Loreto, per 16 anni aggiunto, cioè “vice” del capo, e memoria storica dell’ufficio requirente del capoluogo piemontese.

Il suo nome è rimbalzato in questi ultimi giorni sui giornali nazionali perché è uno dei pm dell’inchiesta sul condizionamento della ‘ndrangheta sulle elezioni regionali della Valle d’Aosta del 2018, che qualche giorno fa ha portato alle dimissioni del presidente della Regione Antonio Fosson, indagato per scambio elettorale politico-mafioso assieme a due ex assessori e a un consigliere regionale. E a premiarla è stata proprio l’esperienza maturata per più di un decennio nel contrasto alla criminalità organizzata, e in particolare alla ‘ndrangheta, come sottolineano i consiglieri che l’hanno sostenuta.

Dopo lo scandalo

La decisione – la prima importante dopo lo “scandalo” delle nomine emerso dalle intercettazioni dell’inchiesta di Perugia sul pm romano Luca Palamara e che giunge a un anno di distanza da quando Armando Spataro è andato in pensione – ha diviso il Csm ed è arrivata a sorpresa: il plenum ha ribaltato il “verdetto” della Commissione per gli incarichi direttivi che si era espressa a maggioranza per il procuratore di Siena, Salvatore Vitello. Rimaste per anni fuori da giochi che hanno poi portato proprio allo scaldalo delle nomine, le magistrate possono essere ora la carta vincente di una magistratura nell’occhio del ciclone.

Qualche giorno fa era stata proprio Cartabia ad auspicare che la sua elezione al vertice della Consulta facesse da apripista per l’affermazione delle donne soprattutto in magistratura, dove rappresentano ormai il 53% di giudici e pm, ma restano lontane dai ruoli di comando, che in 3 casi su 4 restano monopolio degli uomini. Le donne che guidano le procure presso i tribunali rappresentano appena il 16% e nessuna sinora era approdata al vertice di un grande ufficio giudiziario.

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