De Luca e Lupetto Vittorio. E Messina si trasforma nella Santiago del golpe

19 Dicembre 2019 Cronaca di Messina

di Antonio Mazzeo – Mancavano solo blindati e carri armati agli angoli delle strade e Messina by night sarebbe apparsa all’ignaro passante come la Santiago del Cile dopo il sanguinoso golpe dell’11 settembre 1973. La centrale via Garibaldi presidiata da poliziotti, carabinieri, vigili urbani e vigilantes; le truppe in mimetica della Brigata Motorizzata “Aosta” a scimmiottare il mezzo passo dell’oca, l’eco dei colpi dei pesanti stivali sul selciato, la luce giallastra dei lampioni ancora più funerea per la forte umidità. Ha vissuto così la sua notte di mercoledì 18 dicembre 2019 la città capoluogo dello Stretto. Ipermilitarizzata per prepararsi in nome del dio di tutte le guerre all’oscena parata prevista per venerdì 20 quando saranno consegnate “le chiavi della città” alla brigata d’èlite dell’Esercito italiano di stanza in Sicilia, da anni impegnata in quasi tutti gli scenari bellici internazionali (dall’Afghanistan all’Iraq, dal Libano al Kosovo, forse finanche a Tripoli e in Cirenaica).

Qualche ora prima, la banda dell’Aosta aveva allietato l’oscurato Natale dei messinesi con due concerti nella galleria “Vittorio Emanuele” e a Piazza Cairoli. A coronare le sante festività natalizie in grigioverde ci aveva pensato in mattinata l’arcivescovo ausiliare monsignor Di Pietro, benedicendo il taglio del nastro del nuovo asilo nido aziendale dell’Esercito, all’interno della caserma “Crisafulli- Zuccarello” di viale Europa e la cui gestione sarà interamente a carico (costi e operatori) del Comune e della sua azienda partecipata Messina Social City.

A volere chiavi, parate, concerti e convenzione beffa per l’asilo nido è stato innanzitutto il sindaco Cateno De Luca, ideologo sicuritario in salsa peloritana: forte, anzi fortissimo con i deboli, un agnellino con i poteri davvero forti. Una specie di supersceriffo di Nottingham in una città dove mancano però i Robin Hood, mentre imperversano i ricchi che rubano ai poveri e perfino coloro che sottraggono posti negli asili nido ai bimbi in gravi condizioni socio-economiche preferendo i pargoli dei moderni guerrieri professionisti dalle invidiabili buste paga più benefit vari.

Sono davvero infelici gli escamotage e le volute falsità utilizzati dall’intera classe politica locale e dai burocrati di complemento per occultare gli insostenibili oneri finanziari. “E’ motivo di grande soddisfazione portare avanti simili iniziative in sinergia con l’Esercito Italiano e con tutte le Forze Armate, costituendo un tassello importante al fine di offrire servizi importanti ed innovativi alla cittadinanza”, ha dichiarato il vicesindaco Salvatore Mondello all’inaugurazione dell’asilo militare-civile Lupetto Vittorio, simbolo-mascotte del fate che i bambini vengano a me promosso dal nuovo modello di “difesa” del XXI secolo.

Annegano ancor più nella vuota retorica propagandistica stile ventennio, gli amministratori dell’azienda speciale chiamata a gestire e coprire le spese del nuovo asilo-caserma. “L’odierno taglio del nastro, costituisce lo start di un nuovo corso che l’Amministrazione ha scelto di avviare al fine di implementare i servizi per i bambini e meglio favorire la conciliazione dei tempi lavorativi con quelli della cura e della famiglia”, riporta in nota Messina Social City. “Non è più accettabile che la città permanga sottodimensionata rispetto alle reali esigenze di servizi all’infanzia ed è in quest’ottica che oggi si è celebrato un evento che costituisce uno spartiacque tra una politica pensata per mantenere lo status quo, appiattita sull’esistente, ed un impegno atto a scardinare le logiche di mera sussistenza, che porta ad osare percorsi nuovi, incontrando e dialogando con il territorio, con le agenzie educative, con le altre istituzioni, così da creare opportunità straordinarie, come quella dell’asilo nido Lupetto Vittorio, con positive ricadute sull’intera comunità messinese”.

Al cronista che chiede lumi sui reali costi dell’operazione Comune-Brigata Aosta, il Presidente (dimissionato?) del Cda dell’azienda gestore risponde balbettando per poi dover ammettere che “sì, il personale lo paghiamo noi, ma ce lo abbiamo già a disposizione”. Il vicesindaco Mondello, di contro, si dice indignato per le “pretestuose e false polemiche sui presunti costi a carico dell’Amministrazione” e spiega che “Messina Social City è riuscita a programmare la gestione dell’asilo con l’assunzione di una sola unità di personale, per un costo complessivo di 11.751,04 euro”. L’amministratore preferisce omettere da quali documenti o prospetti spesa abbia ricavato il dato. In una nota inviata il 26 ottobre 2019 al Dirigente del Dipartimento Servizi alla persona ed alle imprese del Comune, Salvatore De Francesco, il direttore generale (oggi dimissionario) della partecipata, l’avvocato Vincenzo Romano aveva previsto invece un costo annuale per l’asilo di 445.554 euro (352.727 euro per le retribuzioni del personale impiegato, 44.300 euro per la preparazione dei pasti dei bambini, 10.000 euro per la manutenzione dell’immobile utilizzato, ecc.). E da convenzione Comune di Messina – Comando Brigata “Aosta”, tutte queste voci sono di competenza dell’ente locale.

Il preventivo dell’avvocato Romano pare abbia dato origine ad un violento braccio di ferro tra Palazzo Zanca e Messina Social City; alla fine è prevalsa la scelta politica di una più digeribile “rilettura” delle spese. L’11 novembre, il presidente della partecipata Enrico Bivona ha così inviato al dirigente Salvatore De Francesco un “nuovo piano dei costi rispondente all’effettivo fabbisogno del personale per la gestione”. La spesa annuale a carico del Comune veniva ridotta ad appena 74.201 euro, grazie alla modifica delle tabelle stipendiali, con l’attribuzione di un costo zero per le figure del coordinatore-pedagogista, del cuoco e dei sei educatori previsti, mentre i “costi di gestione” venivano fissati senza ulteriori specificazioni a 60.000 euro. La stessa cifra di 74.201 euro veniva impegnata nel capitolo di spesa per l’esercizio finanziario 2019 con la determina dirigenziale del Comune di Messina n.8713 del 28 novembre scorso, oggetto “l’affidamento gestione in house alla società speciale Messina Social City dell’asilo nido Lupetto Vittorio”. Nella determina, tra l’altro, si spiega senza giri di parole che questo è un “asilo nido aziendale di proprietà dell’Amministrazione della Difesa – Comanda Brigata Aosta”. Altro che nuovo asilo comunale dunque, come invece pubblicizzato sui media e come se lo sono bevuti tutti o quasi).

Peccato poi che nessun consigliere comunale o forza politica locale abbia avuto il buon senso di rilevare come l’intera Convenzione Città di Messina-Forze armate sia in palese violazione degli stessi regolamenti comunali e della specifica carta dei servizi in materia di asili nido. Nessuno si è poi reso conto che la città dello Stretto sia la prima in tutta Italia ad assumersi per intero la gestione finanziaria degli asili aziendali della Difesa. L’affidamento dei servizi è infatti ovunque di competenza dei rispettivi comandi militari ed ovviamente sono gli stessi a coprirne i costi. Robin Hood, dicevamo, non è di casa a Messina.

Come se ciò non bastasse, il comunicato stampa emesso dallo Stato maggiore dell’Esercito dopo l’inaugurazione dell’asilo nido ha svelato un altro particolare-beffa dell’operazione Lupetto Vittorio. “Erano presenti al taglio del nastro le maggiori autorità civili, religiose e militari della Città Metropolitana insieme i genitori dei piccoli alunni e gli studenti del Liceo Artistico Basile e dell’Istituto d’Istruzione Superiore Verona Trento, accompagnati dai rispettivi Dirigenti Scolastici (rispettivamente le dott.sse Giuseppa Prestipino e Simonetta Di Prima, Nda), che hanno contribuito a decorare le pareti della struttura con murales e disegni su tutte le pareti interne”. Resta ignoto come e a che titolo gli studenti di queste due scuole abbiano operato all’interno della caserma “Crisafulli-Zuccarello” (la famigerata alternanza scuola-lavoro?), ma è certo che la meritevole opera sia stata prestata in maniera del tutto gratuita e nell’inconsapevolezza che la Convenzione sottoscritta dal Comune e dalla Brigata “Aosta” preveda che sia quest’ultima a dover contribuire economicamente all’“eventuale straordinaria manutenzione dell’infrastruttura e all’eventuale acquisto di ulteriori mobili, suppellettili, accessori e completamenti d’arredo qualora necessari”. Meglio sempre subappaltare le migliorie a costo zero, specie se hai a disposizione tanti dirigenti scolastici il cui pensiero guida è quello di porsi a totale servizio (e subalternità) dei signori delle moderne guerre globali.

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