LA FIGLIA DEL BOSS, L’EX ONOREVOLE E LA RACCOMANDAZIONE CHE AVREBBE CHIESTO AL RETTORE CUZZOCREA

20 Dicembre 2019 Inchieste/Giudiziaria

Non è un mafioso qualsiasi. Luigi Mancuso, 65 anni, era il vertice della ‘Ndrangheta di Vibo Valentia, punto di riferimento del crimine di Polsi, il vertice assoluto della ‘Ndrangheta unitaria (mondiale). Mancuso era un vero boss. E fino a ieri, e per 30 anni, vestiva i gradi di grande ufficiale del crimine, il ‘supremo’. Carismatico al punto tale che il suo braccio destro Giovanni Giamborino, in una conversazione intercettata nel 2017 con l’avvocato, ex parlamentare di FI e massone Giancarlo Pittelli, definisce così Mancuso: “E’ il tetto del mondo”.

Mancuso e l’avvocato Giancarlo Pittelli, tengono rapporti che, già da quanto finora ricostruito, “contribuiscono a far emergere la contiguità costante, o per meglio dire – scrive il gip –  la partecipazione vera e propria, del Pittelli alla consorteria. In particolare, è emersa la strettissima vicinanza al Mancuso, soprattutto al di fuori di rapporti discendenti dal conferimento di incarichi legali”.

Il Pittelli viene costantemente contattato, tramite i più fidati uomini del Mancuso (Giamborino e Gallone) per essere trasportato dal Mancuso, ogni qual volta lo stesso abbia necessità di interloquire con lui e si comprende, dal chiaro tenore delle conversazioni già esaminate, che gli incontri sono dettati dalla necessità di risolvere questioni legate agli interessi criminali della cosca, come ad esempio accadeva nel summit finalizzato a favorire il direttore delle poste legato ai De Stefano. Ma non solo. Anche affari personali.

Ecco per esempio che il legale si attiva subito – tutti dettagli della vicenda sono rappresentati da p. 812 a p. 821 della richiesta cautelare – quando Mancuso gli dice che la figlia Maria Teresa Mancuso, studentessa di Medicina all’Ateneo di Messina sta avendo problemi con un esame. Senza perdere tempo, già l’indomani, il Pittelli si recherà a Messina per risolvere la situazione di Maria Teresa Mancuso. A raccontare l’episodio è lo stesso politico in una conversazione intercettata ad aprile 2018: “Teresa la figlia (di Mancuso, Ndr) viene all’aliscafo (a Messina, Ndr) e dice “avvocato, non riesco a superare Istologia, perchè è un professore stronzo”. Le dico, “vieni con me tesoro”, vado all’Università, chiamo l’avvocato Candido, il cugino del nuovo Rettore Cuzzocrea e dico “Mi trovi tuo cugino?”, “Si, guarda Giancarlo, dieci minuti e siamo al ristorante da te”. Vengono davanti al Tribunale: “Teresa sai chi è questo signore?”, “Si il rettore della mia Università…”.

Eccola la conversazione del 18 aprile 2018, nel corso della quale, pranzando con Maurizio Sacchi e Alberto Bellini presso il ristorante romano, “Osteria da Francesco”, racconta loro:

PITTELLI Giancarlo: allora ti faccio dire una cosa da….vieni qua…siediti (verosimilmente rivolto al gestore del ristorante Francesco, ndr)…l’altra sera ero qua a Roma e gli ho fatto una sorpresa a lui ….la mattina dopo dovevo difendere una persona molto importante in Cassazione e l’ho portato a cena qua.
BELLINI Alberto: non lo conosceva?
PITTELLI Giancarlo: no, di nome….lui è sbiancato …lui è sbiancato, quando glielo ho detto è sbiancato, il numero uno in assoluto al mondo.
BELLINI Alberto: …inc…calabrese…inc….
PITTELLI Giancarlo: Maurizio ma è una cosa, un uomo di un’umiltà, poi per me dal 1981, sai che significa 81, lo sai che mi fanno?……inc…mi bacia, mi abbraccia, mi accarezza …eh…”avvocato”
io lo chiamo col TU e lui mi da del VOI…gli dico “mi raccomando Luigi” e dice “avvocato se succede qualche cosa a mia figlia ci siete voi”.

BELLINI Alberto: ne ha tanti di figli?
PITTELLI Giancarlo: due, una studia farmacia e l’altra è laureata
BELLINI Alberto: ah, ho capito chi è…quella che sta a Bologna
PITTELLI Giancarlo: e l’altra…una che vuole andare a Bologna….una studia farmacia e l’altra studia medicina…ieri ero a Messina, vado a Messina, Teresa viene, la figlia viene all’aliscafo, al traghetto e dice…”avvocato, non riesco a superare Istologia ..perchè è un professore stronzo” …le dico …”vieni con me tesoro, vieni con me”, vado all’università, chiamo l’avvocato Candido che è il cugino del nuovo Rettore, il rettore hanno fatto Cuzzocrea, che questo rettore io ho difeso il padre ad un processo che era l’ex rettore…e allora chiamo il rettore e dico “..inc…mi trovi tuo cugino per favore il rettore…eccetera” “si, guarda Giancarlo, dieci minuti e siamo al ristorante da te”, vengono davanti al Tribunale, “Teresa vieni qua con me, sai chi è questo signore?” “si….il Rettore della mia università” “bravissima”
SACCHI Maurizio: tutto a posto
PITTELLI Giancarlo: “bravissima” questa ragazzina scoppia a piangere e mi faceva “troppo avvocato, troppo avvocato troppo” si è messa a piangere Teresa, ma devi vedere che bella, che belle figlie, che bella famiglia, se fosse stato libero lui e non si fosse fatto 20 anni di carcere, in Calabria non sarebbero morte almeno 40 persone, che lui non discute, hai visto che hanno messo quella bomba adesso? nel suo paese… è incazzato come una bestia.

Pittelli, una sorta di double face, da una parte “perfettamente inserito nei rapporti tra Mancuso e altri boss delle consorterie legate a Limbadi” e dall’altra, secondo i pm, posizionato “in quella particolare frangia di collegamentocon la società civile, rappresentata dal limbo delle logge coperte” in un “coacervo di relazioni tra i ‘grandi’ della ‘ndrangheta calabrese e i ‘grandi’ della massoneria, tutti ben inseriti nei contesti strategici”.

Sul ruolo del!’avv. Pittelli, nell’ambito dell’associazione Mancuso e sui rapporti tra ‘ndrangheta e massoneria, riferisce tra gli altri il collaboratore di giustizia Andrea Mantella, nell’interrogatorio del 17 giugno 2016.

“II contenuto dell’interrogatorio si mostra di estremo rilievo – scrive il gip – perché dà conferma di un dato emerso, anche se in maniera sottintesa, in tutte le vicende finora rappresentate e contribuiscono a ricostruire unitariamente, offrendone una lettura sistematica, i rapporti e i legami dell’ avvocato con persone ben collocate socialmente e con i vertici delle associazioni mafiose.
II Pittelli, come si sta delineando in maniera sempre più netta, è all’interno di un contesto molto grigio, in una zona d’ombra nella quale si addensano tutti i più alti interessi delle persone con cui entra in contatto. Si tratta di relazioni intessute a condizione di reciprocità perché, come si evince globalmente, lo stesso Pittelli ne trae un tornaconto personale”.

“Per fare un esempio – prosegue il gip – potrà contare sull’amico Comandante per tentare di risolvere la questione personale legata al villaggio turistico di Copanello (sul punto si rinvia alle pagine successive), potrà rendere favori ai boss (spendendo le entrature all’Università di Messina, piuttosto che presso vari ospedali italiani) che lo coinvolgono in varie questioni, anche legate ai rapporti tra cosche (come accaduto per l’affare Cangemi e per il trasferimento nei ruoli regionali di Cutrupi), otterrà nomine importanti in cambio di favori e interessamenti.

La replica

«Io, fino a ieri,​ Giancarlo Pittelli non sapevo neanche chi fosse. Per capire che faccia abbia, sono andato a cercarlo su internet», è la replica a​ MeridioNews​ di Salvatore Cuzzocrea. Il rettore nega di avere mai incontrato l’avvocato massone né di avere mai ricevuto solleciti per la carriera della figlia del boss. «Escludo categoricamente che qualcuno me ne abbia parlato, questa storia ha dell’assurdo​ – prosegue Cuzzocrea -. Da parte mia non posso che ribadire l’importanza di questa indagine,​ ma voglio difendere l’immagine dell’università.​ Perché io non so davvero di cosa si sta parlando, con queste persone non ho mai avuto alcun rapporto».

La versione di Cuzzocrea trova conferma anche nelle parole dell’avvocato Bonaventura, che dal canto suo conferma di avere incontrato la ragazza. «Pittelli, lo conosco da anni, ho sempre creduto fosse una persona perbene e sono sicuro che ne verrà fuori da questa storia – dichiara Bonaventura al telefono -.​ Ricordo che un giorno mi telefonò, ma non ci incontrammo di certo l’indomani. Venne a Messina perché aveva altre questioni professionali.​ La signorina l’ho conosciuta, ma non sapevo di chi fosse figlia.​ Era insieme ad altri ragazzi, credevo fossero collaboratori del collega». Bonaventura aggiunge di avere saputo che gli studenti avevano problemi con l’organizzazione degli esami, ma non ci sarebbe stata alcuna richiesta di agevolazione precisa. «D’altra parte anche fosse arrivata, non avrei fatto nulla, io non mi occupo di università», chiosa l’avvocato.

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