OPERAZIONE DINASTIA: LE ESTORSIONI. I ‘POSTINI DEL PIZZO-VIGILANTI’

di Leonardo Orlando – Barcellona – Non soltanto il traffico di droga. L’operazione “Dinastia”, grazie alla collazione del vasto compendio di indagini effettuate nel corso del costante monitoraggio ad opera dei carabinieri del Ros e della Compagnia di Barcellona dei diversi gruppi criminali che sono tutti riconducibili alla monolitica famiglia mafiosa dei “Barcellonesi” ha permesso di individuare un numero considerevole di estorsioni che hanno riguardato le più importanti attività produttive del territorio. Fatti sui quali difficilmente si sono avute negli anni denunce all’autorità giudiziaria.

Non sono state risparmiate dalla richieste estorsive nemmeno le attività imprenditoriali che riguardano turismo e intrattenimento.

Tra più attivi nella raccolta del “pizzo” ci sono gli ex appartenente al gruppo di Giovanni Perdichizzi, assassinato la sera di capodanno del 2013 all’interno di un bar della piazza del quartiere Sant’Antonino. Si tratta di Salvatore Bucalo, Vito Vincenzo Gallo, Antonino Scordino, Santo Alesci e Carmelo Mazzù, i quali coadiuvano fattivamente Giovanni Perdichizzi nelle quotidianità del suo agire delittuoso, mostrandosi nella piena disponibilità del medesimo ogniqualvolta occorreva perseguire gli obiettivi delittuosi del gruppo, ricevendo – per tale solerte operosità – uno “stipendio” periodico, nonché la garanzia della copertura delle spese legali in caso di eventuali arresti e di assistenza economica alle famiglie. Questi soggetti che non hanno mai smesso di occuparsi di estorsioni, avrebbero garantito con gli stessi provendi la latitanza dorata del defunto boss Filippo Barresi. In particolare Gallo è colui che, dopo l’omicidio di Perdichizzi, con fare insistente, aveva richiesto a Filippo Munafò residente a Furnari la restituzione di un “trapano” che in realtà sarebe stato un fucile che quest’ultimo aveva ricevuto in consegna da Perdichizzi.

Vito Vincenzo Gallo che era stato assoldato come “sorvegliante” – persona che avrebbe dovuto garantire l’integrità della struttura la tranquillità delle serate all’interno della discoteca “Genesi” di Portorosa, assieme a Salvatore Bucalo che aveva permesso il suo ingaggio, hanno compiuto estorsioni ai danni del gestore dal quale si sarebbero fatti consegnare svariate somme di denaro fino all’estate del 2013. 

Gli stessi carabinieri della compagnia di Barcellona avevano monitorato l’apertura della discoteca che è avvenuta nel corso del mese di agosto del 2012. Annotando anche che in quel periodo, nell’ambito delle indagini relative alla operazione “Gotha IV”, già in data 15 gennaio 2013, avevano puntualmente relazionato gli esiti investigativi conseguenti l’apertura del locale pubblico, con particolare riferimento alle infiltrazioni della consorteria mafiosa dei barcellonesi attraverso l’imposizione e la gestione del personale addetto alla sicurezza. Con la stessa informativa, corroborata dagli esiti di intercettazioni telefoniche e servizi di osservazione svolti sulla discoteca, venivano già allora segnalate le condotte criminose Vito Vincenzo Gallo e Salvatore Bucalo, con il coinvolgimento proprio dell’altro barcellonese emergente Giovanni Crinò inteso “Roccia”, titolare di un ristorante della “movida” in salsa barcellonese. Gallo e Bucalo, in particolare, si rivolgevano proprio a Giovanni Crinò per la risoluzione dei contrasti insorti con la dirigenza del locale circa l’utilizzo del personale addetto alla sicurezza.

Sempre Vito Vincenzo Gallo, prospettando attentati, costringeva l’imprenditore Salvatore Giorgianni, titolare dell ‘Acquapark di Olivarella, a consegnare svariate somme denaro, in occasione delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto, nonché alcuni capi di abbigliamento e questo tra il 2011 ed 2017.

Anche Carmelo Mazzù, il cui padre Nunziato è stato ucciso la sera del 13 dicembre 2006 in una strada di Oliveri dalla mafia dei Barcellonesi per timore che lo stesso potesse pentirsi, nonché nipote acquisito del boss Salvatore “Sem” Di Salvo assieme a Giovanni Calderone, tra giugno del 2011 e  luglio del 2013 si facevano consegnare 1.500 euro per festa comandata dal titolare dell’impresa “Sindoni Marmi di Sindoni Filippo”. Rassegnaweb da Gazzetta del Sud