Coronavirus, De Luca contro Conte: Sue disposizioni acqua fresca rispetto alla mia ordinanza

12 Marzo 2020 Politica

“Le misure straordinarie del Premier Conte sono acqua fresca perché non garantiscono un contenimento drastico del virus e soprattutto risultano contraddittorie. Scorrendo l’elenco dell’allegato 1 del DPCM 11 marzo 2020, dove sono elencate le attività che secondo il Governo sono ritenute necessarie perchè venderebbero beni di prima necessità, non si può non rilevare l’assoluta incongruenza di una simile elencazione. Inserire tra gli esercizi che vendono beni di prima necessità gli esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature, la vendita di articoli per illuminazione o ancora le ferramenta o ancora le profumerie, lascia davvero perplessi sul significato che si intende attribuire alla dicitura ‘beni di prima necessità’, soprattutto ove si consideri che, contemporaneamente, si consente la consegna con pony express e si invita a favorire il telelavoro o comunque le modalità di lavoro online. L’incongruenza di tale elencazione, che finisce per lasciare aperte più attività di quelle che dovrebbero essere chiuse, rende inefficace lo stesso DPCM e non gli consente di raggiungere il suo fine, che è quello di limitare la circolazione delle persone al fine di contenere il contagio. Ribadisco il concetto essenziale di coprifuoco, quello che invece Conte non utilizza, rendendo il suo provvedimento monco. La trasmissione del virus avviene attraverso la circolazione delle persone. Quanto disposto dal nuovo provvedimento del Presidente del Consiglio non solo lo avevamo già anticipato a Messina, ma avevamo previsto delle disposizioni più incisive, chiudendo di fatto qualsiasi attività, ad eccezione dei generi che veramente costituiscono beni di prima necessità, tra i quali non ritengo possano rientrare i profumi o i cacciavite. In queste 48 ore, faremo quindi solo delle integrazioni di carattere giuridico che saranno rese definitivamente note domani entro le 21. La nostra ordinanza rimarrà in piedi”. Così il sindaco di Messina Cateno De Luca.

A parole il Premier dice una cosa ma nei fatti ne fa un’altra. Se in alcune parti le sue disposizioni ricalcano quanto da noi anticipato – continua il Primo cittadino – in molti altri punti rendono vani i nostri divieti, unica via per scongiurare la pandemia e che dunque resteranno in vigore”.

Sospensione delle attività ivi compreso il settore alimentare, artigianale e produzione beni e servizi. Divieto agli spostamenti se non giustificati da autocertificazioni – e comunque solo per lavoro o comprovate esigenze. E ancora, ferie d’ufficio per i dipendenti pubblici non legati allo svolgimento di servizi essenziali. Chiusura dei mercati non alimentari, bar, gelaterie, ristoranti. Sospensione di tutti gli studi tecnici e professionali, centri estetici, banche e poste – per le ultime due si chiede comunque la garanzia di un servizio minimo essenziale. Queste in sostanza le principali restrizioni previste dall’ordinanza De Luca. Di fatto – conclude il sindaco Peloritano – seguendo i dettami nazionali invece che sospendere, resteranno aperte banche, poste, edicole, fabbriche, call center, assicurazioni e artigiani. Tradotto? L’epidemia che da Nord a Sud sta mettendo in ginocchio il nostro Paese non sarà affatto estirpata. Alle volte è necessario osare, essere impopolari in nome di un bene superiore, quello comune”. Rammento che questa mattina è stata diffusa, con grande senso di speranza e di sollievo, la notizia che a Codogno, dopo 15 giorni di assoluto isolamento – coprifuoco – per la prima volta non si sono registrati nuovi contagi. Messina è una città metropolitana con 250mila abitanti, Codogno ne conta appena 15mila, eppure ha impiegato 15 giorni per arrestare il contagio. Vogliamo davvero attendere che il contagio si diffonda a macchia d’olio o ci rendiamo conto che è necessario agire con responsabilità e severità, limitare adesso i nostri spostamenti al minimo essenziale ed evitare di aggravare la già conclamata pandemia mondiale”.