Il dottor Buda smentisce la partecipazione alla settimana bianca in Trentino e querela

19 Marzo 2020 Senza categoria

Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’avvocato Vincenzo Ciraolo, legale del dottor Carmelo Buda, noto oncologo e gastroenterologo messinese, finito nella ‘lista di proscrizione’ creata dopo la pubblicazione della notizia degli sciatori tornati dalla settimana bianca in Trentino senza autodenunciarsi.

Il medico, anche lui erroneamente citato nelle liste di nomi circolate nei giorni scorsi su Facebook e sulle chat private, si è visto costretto a smentire la sua partecipazione alla gita dopo i molti problemi causati a lui e alla propria famiglia, sia personalmente che professionalmente.

Di seguito, la nota dell’avvocato Ciraolo:

La presente per conto e nell’interesse del dott. Carmelo Buda, il quale mi ha conferito espresso mandato di ribadire, in merito alla vicenda dei messinesi tornati dalla vacanza a Madonna di Campiglio, che né lui né i suoi familiari hanno fatto parte della comitiva rientrata a Messina giorno 7 marzo e che, nel periodo della dichiarata emergenza non hanno effettuato spostamenti da Messina – ciò anche per rassicurare parenti, amici e pazienti.

Da medico ha svolto la sua attività professionale, osservando tutte le misure necessarie per la tutela sua e dei suoi assistiti. Da cittadino, insieme ai familiari, ha osservato scrupolosamente le restrizioni imposte dai DPCM e dalle ordinanze sindacali susseguitesi nell’arco di queste settimane.

Nonostante ciò il suo nome figura tra quelli che avrebbero partecipato alla settimana bianca sia su facebook che sugli screenshot inoltrati con innumerevoli messaggi wattsapp, sottoponendolo alla gogna mediatica e ad un odio sociale senza pari che rischia di danneggiare irrimediabilmente la serenità della famiglia, la sua professionalità e il suo lavoro.

Mi corre l’obbligo di significare che, d’intesa con il dott. Carmelo Buda, saranno avviate tutte le azioni giudiziarie volte a tutelarne l’onorabilità e l’immagine, nei confronti di chi ha reso pubblico il suo nominativo e di chi ne ha consentito la pubblicazione, anche per procurato allarme sociale.