È morto Pino Salpietro, storico batterista dei Gens

25 Marzo 2020 Culture

Dolore nel mondo dello spettacolo messinese, e della musica in particolare, per la scomparsa di Pino Salpietro, storico batterista dei Gens.
A darne notizia, sul proprio profilo fb, Ettore Cardullo compagno di tante avventure, con una band che, nella seconda metà degli Anni Sessanta, diventò icona della musica nazionale. In particolare con la canzone In Fondo Al Viale che in poco tempo scalo’ le classifiche di vendita e di ascolto. Pinuccio, come lo chiamavano gli amici, aveva compiuto 73 anni lo scorso 2 febbraio.

IL RICORDO

Messina, addio a Pino Salpietro il batterista degli storici “Gens”

di Enrico Vita – da Gazzetta del sud

Aveva vissuto da protagonista un periodo cruciale della musica leggera Pino Salpietro, batterista dei Gens, figura autenticamente sui generis nel look e nell’atteggiamento, spentosi all’età di settantatré anni. Attivo in quella contraddittoria fase della storia della popular music successiva al boom economico e contemporanea al nascere del fenomeno dei cantautori e della rinascita della canzone sociale, mentre si diffondevano i dischi dei gruppi inglesi, con il Festival di Sanremo nella sua stagione più gloriosa assieme con il Cantagiro, il Festivalbar e il trionfo della canzone estiva.

Pinuccio, che tra i suoi idoli annoverava Ray Charles e ed Eric Clapton, conosceva già il chitarrista Gilberto Bruno, il tastierista Pippo Landro, e il bassista Ettore Cardullo (basso) per la frequentazione di un ancor oggi noto negozio di strumenti musicali. Le prime prove, di quelli che ancora si chiamavano Gians, si tennero nella terrazza di casa Salpietro, con gran curiosità dei passanti. Da Londra un amico spediva i dischi dei gruppi in voga, Beatles e Four Tops su tutti, e da questi l’ispirazione. Poi, le prime serate al ritrovo Granatari e alla Macina e la partecipazione alla memorabile Festa del Magistero.

Conoscevano bene la musica nera, quindi, tanto che il debutto discografico di quelli poi divenuti Gens nel 1967, con l’insostituibile apporto vocale di Filiberto Ricciardi, fu la cover di un brano di James Brown, “Is it yes, is it no”, tradotto in “Brucerà” da Salvatore Trimarchi, cantautore che scriverà per loro anche quella “In fondo al viale” che darà loro un successo enorme, con un 45 giri che nel lato b aveva “Laura dei giorni andati”, scritta da Roberto Vecchioni.

La prima apparizione televisiva fu in una trasmissione di Luciano Rispoli, la cui messa in onda fu rimendata di alcuni mesi a causa dello «sbarco dell’uomo sulla Luna». Renzo Arbore li presentò alla radio come «cinque studenti messinesi destinati al successo». La formazione cambiò fisionomia dopo la scomparsa di Bruno in un incidente nei pressi di Brescia, ma riuscì a bissare il successo con “Insieme a lei”, brano con qualche influsso psichedelico, stilema allora tanto in voga. Poi, a Sanremo: nel 70 con “La stagione di un fiore” e nell’anno successivo con “Lo schiaffo”.

La massima notorietà, con il progressivo abbandono di sonorità beat verso un pop melodico, giunse nel 72, al Cantagiro, dove i Gens vinsero cantando “Per chi”, un singolo che vendette oltre cinquecentomila copie. Ai vertici della hit parade, quindi, con “Anche un fiore lo sa”. Nel 1974 l’incisione dell’unico long playing, eponimo, per la Philips.

Pino Salpietro mostrava senza ostentazione un fisico imponente, ed era amante anche del wrestling. Al punto di ispirare gli pseudonimi con cui si presentò nella sua fugace attività solistica ad alcuni campioni di questa forma di spettacolo. Come Gipsy Joe, infatti, nelle vesti di cantante, incise nel ’79 “I’m leaving”, un 45 giri pubblicato dall’etichetta messinese Analogy sulla cui copertina porta a spasso il suo alano, lo stesso tenuto al guinzaglio in numerose sue esibizioni dal vivo.

In città non passava inosservato per via di un abbigliamento eccentrico e di una vistosa moto Guzzi California. Non fece mai mistero, inoltre, di puntate al Casinò di Montecarlo, dove si recava alla guida di una Mustang nera (per i cui pezzi di ricambio si approvvigionava direttamente negli States) esibendo al tavolo da gioco banconote tenute insieme da un fermacravatte.

Ma dietro tutto ciò si celava un uomo mite e riservato, con una visione anticonformista della vita e una voglia di “non frequentazione” che non suscitava dubbi solo in chi ben lo conosceva.

Si era anche sposato, in gioventù, ma aveva presto «rimandato tutto al mittente». Pochi amici, su a Torre Faro, una canoa e un gatto che «era andato a trovarlo per caso». Dal ’95, e fino a quando a potuto, ha cantato nel gruppo rhythm and blues “Johnny & Bellebambine”, tenendo a bada la pronuncia del suo non perfetto inglese appuntandone i dettagli in fogli di calendario sapientemente occultati nel leggio.

Nel ’97 i primi problemi di salute, che hanno compromesso il suo sistema immunitario. Qualche tempo fa altre complicazioni, con difficoltà respiratorie. Nella scorsa settimana, un ictus, il ricovero in ospedale, problemi polmonari, un tampone al Covid19 negativo. In garage c’è ancora la vecchia Mustang. Il gatto, che negli ultimi anni dettava i tempi a Pinuccio, a casa non si dà pace. La benedizione della salma, oggi alle 16, davanti alla chiesa della sua Torre Faro.