Coronavirus, funerale non autorizzato. La procura di Messina apre un fascicolo sull’addio al fratello dell’ex boss

14 Aprile 2020 Cronaca di Messina

di Alessio Ribaudo – La procura di Messina ha aperto un fascicolo per accertare se, sabato scorso, dietro al carro funebre che trasportava al cimitero la salma di Rosario Sparacio, fratello dell’ex boss Luigi «Gino» Sparacio, ci siano stati assembramenti. Il decreto Conte, infatti, vieta cerimonie pubbliche per evitare il diffondersi del coronavirus e, per questo, l’ultimo viaggio di «Ziu Sarinu», come era chiamato dagli amici, è diventato un caso sul quale indaga la Squadra Mobile. Gli agenti già ieri avrebbero acquisito dei filmati.

Chi era

Sarino, scomparso a 70 anni dopo una grave malattia, era il fratello maggiore di «Gino» Sparacio — già boss incontrastato della città peloritana, poi collaboratore di giustizia — ma non aveva nulla a che fare con il calibro criminale del germano minore. Le cronache giudiziarie ricordano solo due episodi che lo riguardano: un arresto perché accusato di estorsioni a commercianti messinesi e, poi, una latitanza finita sempre in manette, nel luglio del 1993, nel Foggiano. Invece, la cosca Sparacio retta dal fratello — fra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta — seminò il panico in città diventando, omicidio dopo omicidio, quella più potente dello Stretto. Gino «regnava» incontrastato spostandosi a bordo di auto sportive di lusso ed era in rapporti stretti non solo con il capomafia catanese Nitto Santapaola ma anche con le ‘ndrine calabresi. Poi, poco più che trentenne, nel 1994, decise di farla finita e iniziò a vuotare il sacco con «rivelazioni» agli inquirenti che fecero aprire le porte del carcere a centinaia di persone. Una collaborazione molto discussa che ebbe annosi strascichi giudiziari.

Le polemiche

Tornando al funerale di sabato scorso, a Messina, sono infuriate le polemiche. Nell’occhio del ciclone è finito il sindaco, Cateno De Luca, che del rispetto delle norme contro il coronavirus ha fatto una battaglia personale, con toni spesso alti che sono sfociati anche in una denuncia per vilipendio da parte del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Lui accusato spesso di eccesso di loquacità, questa volta, ironia della sorte, è stato attaccato per non aver alzato la voce sin dall’inizio. «Mentre in Italia non si celebrano pubblicamente funerali né matrimoni — si era chiesto ieri Claudio Fava, presidente della commissione regionale Antimafia — com’è stato possibile che a Messina in cento abbiano accompagnato al cimitero il feretro del fratello di un capomafia? Dietro la bara di Rosario Sparacio, fratello del boss Luigi, sabato pomeriggio c’erano auto, moto, amici. Dal sindaco Cateno De Luca sempre pronto a rumoreggiare con la fascia tricolore al petto stavolta è venuto solo il silenzio». Anche l’europarlamentare e responsabile per gli Enti Locali del M5S, Ignazio Corrao, attacca: «Quanto accaduto a Messina è davvero intollerabile, Cateno De Luca fa quotidiani show da sceriffo agli imbarchi dei traghetti additando come delinquenti gli automobilisti che fanno rientro in Sicilia e poi consente che nella sua città si riuniscano ed escano in corteo decine e decine di persone per il funerale di parenti di mafiosi». Per il deputato Francesco D’Uva, questore della Camera «è gravissimo e chi si fa garante dei messinesi sullo Stretto lo faccia anche sul territorio comunale: si faccia chiarezza, senza distinzioni».

La replica di De Luca

La reazione del sindaco di Messina, Cateno De Luca, è arrivata con alcuni post sui social network: «Non si perde occasione per denigrare Messina e i messinesi. Ho appreso che l’on. Giulia Grillo, appartenente al M5S e cittadina messinese, ha pubblicato un post nel quale afferma che a Messina “la criminalità organizzata è privilegiata anche in periodo di lockdown” riferendosi al presunto corteo funebre che sabato scorso, con un centinaio di persone a bordo di moto, accompagnava il feretro del fratello dell’ex boss Luigi Sparacio. La deputata si chiede anche cosa faccia il Sindaco De Luca nel frattempo. Preciso che la notizia è stata immediatamente ripresa da altri deputati regionali e nazionali pentastellati e dall’on. Claudio Fava, Presidente della Commissione antimafia all’Ars. I medesimi, piuttosto che attivarsi personalmente per accertare la verità dei fatti, hanno preferito alimentare delle bieche speculazioni politiche che sono state immediatamente riprese dalla stampa, lasciando intendere che si sia svolto un rito mafioso. Non accetto insinuazioni o accostamenti della mia persona alla mafia o alla criminalità in genere, per cui ho già dato mandato alla PG di identificare gli autori dei commenti su Facebook al post della Grillo, con i quali si esprimono dichiarazioni gravemente offensive nei miei confronti». De Luca è andato oltre. «Se invece di strumentalizzare i fatti per attaccarmi – continua il primo cittadino – si fossero accertati dei medesimi, avrebbero scoperto che venerdì scorso, nel primo pomeriggio, il signor Sparacio Rosario, già gravemente malato, è deceduto all’interno della propria abitazione. Constatato il decesso, trascorse le canoniche 24 ore di osservazione, nel pomeriggio di sabato 11 aprile il feretro è stato trasportato dall’abitazione fino al Camposanto in via Catania dove è stato deposto in attesa della tumulazione. Non si è trattato né di un corteo funebre né di una celebrazione religiosa, che sono peraltro vietati dalle disposizioni del DPCM come ribadite dallo stesso Arcivescovo di Messina che, da oltre un mese, ha vietato la celebrazione dei funerali. Dunque, quanto in modo becero è definito “corteo funebre con oltre cento persone” non è altro che un mero trasporto della salma per poche centinaia di metri, al quale si sono uniti, in modo estemporaneo, alcuni familiari del defunto, in numero non superiore alla trentina. Sulla partecipazione al trasporto del feretro da parte dei parenti e dei soggetti che sono ripresi nelle fotografie diffuse dalla stampa, sta già indagando la Questura, alla quale competono in via esclusiva questo genere di attività e sulle quali mi corre l’obbligo di osservare il massimo riserbo, ragione per la quale fino ad ora non ero entrato nel merito della questione. Non consento a nessuno di confondere il mio doveroso riserbo istituzionale con una forma di silenziosa complicità sui fatti. Stiamo assistendo ad un carosello di illazioni che non fanno onore ai deputati regionali e nazionali che le hanno diffuse e alimentate. Non intendo assecondare le strumentalizzazioni di certi politici, che colgono ogni occasione per ricavare un po’ di notorietà e gettare discredito sulla comunità messinese».

Gli attacchi dalla famiglia Sparacio

Le polemiche hanno suscitato l’ira scomposta sui social network di alcuni familiari di Rosario Sparacio che hanno preso di mira i giornalisti. Alcuni con epiteti irripetibili mentre altri hanno scritto: «Dovete lasciarci in pace nel nostro dolore, non abbiamo tolto niente a nessuno… siamo brave persone… se davvero fossimo quei boss che tanto proclamate non vi sareste permessi». In un post uno dei nipoti ha scritto: «Condividiamo perché anche il sindaco ha dato ragione alla mia famiglia! – si legge – Grazie CATENO DE LUCA – SINDACO DI MESSINA- SENZA SE E SENZA MA hai le palle no perché hai dato ragione ma perché sei coerente e onesto in tutto e per tutto!».

L’attacco di Antoci

«È incredibile che mentre nel nostro Paese migliaia di famiglie sono costrette a non poter vedere morire i loro congiunti e a dover poi effettuare esequie solitarie e riservate, a Messina accadano cose di questo genere — ha detto Giuseppe Antoci, presidente onorario della Fondazione Caponnetto, scampato ad un agguato mafioso nel maggio 2016 — . Personaggi che, con arroganza, pensano che le norme valgano solo per alcuni mentre altri, sull’onda del delirio di impunità, pensano di poter fare i padroncini dei territori volendo, forse, dimostrare che proprio in quei territori comandano loro. Ma è ancora di più incredibile che i familiari del defunto ringrazino pubblicamente il sindaco apostrofando pesantemente invece i giornalisti, che si sono occupati della vicenda: ” Dovete togliervi il nome di mio nonno da quella bocca che avete aveva scritto su Facebook Rosario Maria Sparacio perché non siete nemmeno degni di nominarlo….. Grandissimi giornalisti pezzi di m… e dite solo menzogne”. Ma siamo impazziti?».

L’indignazione di De Luca

A questi post ha reagito, poco prima della mezzanotte, il sindaco De Luca indignato: «Non voglio essere ringraziato dalla famiglia Sparacio per una vicenda che ho appreso dalla stampa e che oggi (lunedì. Ndr) ho avuto modo di approfondire con l’ufficio di gabinetto del questore con particolari che non posso assolutamente svelare! Io sono stato sempre lontano dagli ambienti mafiosi ed ho sempre combattuto ogni forma di mafia. Se avessi avuto contezza di questa vicenda avrei agito prontamente come sono solito fare. La mafia mi ha sempre fatto schifo come ogni qualsiasi forma di sopruso! Non ho altro da aggiungere anche perché non intendo alimentare gli ipocriti professionisti della finta antimafia. La mafia si combatte con la buona e sana amministrazione e non con certi blasonati convegni o comunicati stampa utili a lavarsi la coscienza del non aver mai fatto nulla di concreto per sconfiggere il malaffare. La città di Messina non merita di subire queste umiliazioni soprattutto oggi che ha dimostrato di essere stata compatta nel rispetto delle regole». Parole alle quali replica Antoci: «Sono felice che il sindaco De Luca abbia preso le distanze dai ringraziamenti e da quelle dichiarazioni farneticanti e minacciose ma restano comunque come pietre quelle dichiarazioni farneticanti e minacciose dei parenti contro i giornalisti e questa terra ne ha già visto cadere troppi sotto i colpi della mafia e vede ancora tanti di loro in trincea, alcuni dei quali costretti ancora a vivere sotto scorta o che, semplicemente scrivendo con coraggio nomi e cognomi, rischiano anche la vita». Alcuni di loro hanno ringraziato il sindaco De Luca che, però non ci sta: «Ieri ho approfondito per la prima volta con l’ufficio di gabinetto del Questore una vicenda appresa dalla stampa. I particolari non li posso svelare, posso soltanto ribadire che sono sempre stato lontano dagli ambienti mafiosi ed ho sempre combattuto ogni forma di mafia. Se avessi avuto contezza di questa vicenda avrei agito prontamente come sono solito fare. Non voglio nessun ringraziamento. La mafia mi ha sempre fatto schifo, come ogni qualsiasi altra forma di sopruso». Così afferma il sindaco di Messina, Cateno De Luca, a seguito del post di un membro della famiglia Sparacio, sulla vicenda del funerale di sabato scorso. «Non ho altro da aggiungere – conclude il Primo cittadino – anche perché non intendo alimentare gli ipocriti professionisti della finta antimafia, la quale si combatte con la buona e sana Amministrazione e non con certi blasonati convegni o comunicati stampa, utili solo a lavarsi la coscienza per non aver mai fatto nulla di concreto nella lotta al malaffare. La città di Messina non merita di subire queste umiliazioni, soprattutto oggi che ha dimostrato di essere stata compatta nel rispetto delle regole».

Sempre riguardo la questione, l’Assostampa ha espresso “solidarietà” verso quei giornalisti che hanno raccontato il funerale del fratello di un boss della Mafia messinese, dopo che i cronisti sono stati insultati da un familiare del defunto. “In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, impegnati in prima linea per assicurare la migliore informazione possibile sull’emergenza, c’è chi definisce i giornalisti bugiardi e ‘pezzi di merda’, condividendo attraverso Facebook pesanti insulti e intimidazioni, solo perché scrivono e raccontano l’anomalo assembramento al corteo funebre del fratello del boss Luigi Sparacio“.L’Assostampa di Messina ha poi spiegato che “nessuno giudica il dolore per la perdita di un proprio caro, né il desiderio di voler porgere l’ultimo saluto. In questi giorni, sempre più spesso negli ospedali si muore da soli, con o senza Coronavirus, a causa delle stringenti regole imposte per contenere la diffusione del virus”, aggiunge la segreteria provinciale Assostampa. “A tanti, non è negato soltanto il funerale, ma anche il momento prima della morte. Tutti elementi del dolore umano a cui è innaturale rinunciare, che riguardano tutti noi e che abbiamo raccontato con partecipazione. – ha concluso – Da qui l’attenzione che si è alzata su un corteo in cui nessuno sembra essere intervenuto per fare rispettare regole imposte indistintamente a tutti”. Rassegnaweb: da corriere.it

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