La mafia ai tempi del Covid-19: Arci, Addiopizzo e Libera chiedono l’Osservatorio contro il welfare criminale

15 Aprile 2020 Cronaca di Messina

Attivare tutti gli strumenti previsti dal regolamento comunale sulle Politiche antimafia approvato oltre due anni fa per contrastare fenomeni mafiosi che trovano linfa nel crescente disagio sociale. Questa in sintesi la richiesta in una nota congiunta di Libera Messina – Presidio “Nino e Ida Agostino”, Comitato Addiopizzo Messina Onlus  e Arci Messina APS, relativa alla vicenda dei funerali di Rosario Sparacio.

“Occorre fare piena luce sui fatti legati al funerale di Rosario Sparacio, fratello di Luigi – si legge nel documento firmato da Tiziana Tracuzzi, Enrico Pistorino e Santo Gringeri – Si accertino i fatti, e, a partire dalla ricostruzione della vicenda, ma diventi l’occasione per avviare una riflessione su presenza e stereotipi legati al “controllo” del territorio.”

La preoccupazione è che l’emergenza sanitaria e socio-economica fornisca nuova linfa alle organizzazioni criminali, specie nel Mezzogiorno e in Sicilia.

“La gravità di quanto accaduto a Messina travalica il fatto in sé – si legge nel documento – e deve determinare un innalzamento delle soglie di attenzione e di percezione della complessità della presenza criminale e mafiosa, che devono interpellare, ciascuno per i propri compiti e funzioni – la politica e l’amministrazione, le forze dell’ordine e la magistratura, i sindacati e le organizzazioni datoriali, e insieme tutto il mondo del volontariato e del terzo settore. Non vogliamo approfondire, in questa sede, stereotipi e modalità attraverso i quali le azioni di “prossimità” delle mafie favoriscono la crescita del consenso sociale di intere comunità, ma appare evidente che le immense disponibilità economiche dei clan offrono loro la possibilità di mettere in campo quello che molti definiscono “welfare criminale”. Anche sull’uso dei termini, come ricordato nei giorni scorsi da Enza Rando, vicepresidente di Libera, occore fare attenzione e riflettere. “Non chiamiamolo welfare – dichiara la Rando – non crea benessere”. Occorre vigilare in primo luogo perché, ad esempio, partendo da una semplice borsa della spesa, il fenomeno dell’usura su individui, famiglie, piccole realtà commerciali, può ulteriormente svilupparsi o radicarsi, determinando un assoggettamento diretto alle mafie di intere porzioni del nostro territorio – continuano le associazioni –  Alle persone e alle imprese serve liquidità e le organizzazioni criminali possono certamente concederla, strozzando però pezzi importanti della comunità. Per questi motivi occorre tenere accessi i riflettori, che in tanti hanno puntato sulla vicenda del funerale di Rosario Sparacio: per comprendere come mafie e organizzazioni criminali si sono già riadattate al contesto sociale rapidamente modificato dal Coronavirus”.

Tracuzzi, Pistorino e Grigeri ribadiscono dunque la necessità di attivare tutti gli strumenti previsti del “Regolamento Comunale sulle Politiche  Antimafia”, approvato con una delibera del consiglio comunale nel novembre 2017. “Uno su tutti – concludono –  l’Osservatorio Comunale, quell’organo che attraverso la partecipazione dell’Amministrazione attiva, del Consiglio Comunale e delle associazioni, offrirebbe la possibilità di immaginare misure e interventi, dopo un’attenta lettura del fenomeno. Di fronte alle azioni e alle rappresentazioni di mafie e criminalità, bisogna, senza infingimenti o timidezze, contrapporre interventi di prevenzione e iniziative che affrontino le diseguaglianze sociali in una grande alleanza tra amministrazioni locali e organizzazioni sociali”.

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