L’ex boss ‘Gino’ Sparacio: Con la mafia ho chiuso, non si facciano strumentalizzazioni

15 Aprile 2020 Cronaca di Messina

Di Luigi Sparacio, 59 anni, si erano perse le tracce, eppure negli anni ottanta e novanta è stato il protagonista assoluto della mafia nella città dello Stretto. In seguito alla polemica nata dal corteo funebre per la morte del fratello Rosario “Sarino” (in passato finito al centro di diverse inchieste per mafia e più volte condannato per estorsione) in violazioni del Dpcm che vieta gli assembramenti, emanato per contenere il contagio da Covid-19, si è fatto risentire tramite il suo legale, l’avvocato Piera Basile: «Senza entrare nel merito su quanto accaduto - scrive il legale a suo nome - perché per il riscontro dei fatti verificatesi accerteranno la verità gli organi a ciò deputati i quali stanno già indagando, con la presente si vuole significare, a nome e per conto del proprio assistito, quanto segue. Dal lontano 1994 il mio assistito ha iniziato a scontare la pena per i reati commessi, non si comprende, pertanto, come mai si stia strumentalizzando il suo nome anche alla luce della circostanza che da oltre un ventennio non è più tornato in Sicilia (nel 2007 ottenne gli arresti domiciliari, regime che sopporta ancora oggi in una località del centro Italia, ma ancora per poco. Nel 2021 avrà definitivamente scontato il “cumulo” di condanne tra maxiprocessi e procedimenti minori, e tornerà completamente libero). Con la presente, pertanto, nel pieno rispetto del diritto di libertà di stampa sancito dall’art. 21 della Costituzione e dell’importantissima funzione sociale esercitata dai giornalisti, a nome del proprio assistito il sottoscritto difensore chiede che non vengano fatte strumentalizzazioni accostando quanto accaduto in Messina durante i funerali di Sparacio Rosario con la passata storia processuale di Luigi Sparacio. Infine, considerato che Sparacio Luigi ha quasi finito di scontare la pena inflitta pagando così il suo debito con la Giustizia e rilevando, altresì, che non è stato interessato negli ultimi tempi da inchieste giudiziarie che accertassero la prosecuzione del suo ruolo di capomafia, si diffida a non volerlo additare come se fosse ancora un mafioso, anche al fine di non volere marchiare a vita una persona che sicuramente ha sbagliato in passato, ma che ha iniziato un nuovo percorso di vita».

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