Quel poligono di guerra di Mazzarrà Sant’Andrea, a due passi dal cimitero di mafia

20 Aprile 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Antonio Mazzeo – Martedì 21 aprile e poi mercoledì 29; martedì 12 e giovedì 21 maggio; mercoledì 3 e il 16, 17 e 18 giugno. Sono le prossime date dei war games del Reggimento Artiglieria Terrestre “Peloritani”, del 5° Fanteria “Aosta” e del Reparto Comando “Aosta” dell’Esercito italiano nel poligono Santa Barbara nei comuni di Tripi e Novara di Sicilia, sulla fascia tirrenica della provincia di Messina. E’ quanto si evince dall’ordinanza emessa dal generale Maurizio Angelo Scardino del Comando Militare Esercito “Sicilia” che dispone il cronogramma delle esercitazioni a fuoco dei reparti militari per il primo semestre 2020. Analoghe esercitazioni di “tiro con armi individuali, di reparto e lancio bombe a mano” nella zona di Santa Barbara sono state svolte il 22, 23 e 29 gennaio; il 12, 19, 20 e 26 febbraio; il 18 e 19 marzo e dall’1 al 16 aprile scorso, nonostante l’emergenza coronavirus abbia colpito pesantemente proprio il capoluogo dello Stretto dove hanno sede i reggimenti dell’“Aosta” impegnati nelle esercitazioni.

Per tutta la durata dei tiri a fuoco e il lancio di bombe (ininterrottamente dalle ore 8 alle 18), il Comando dell’Esercito ha disposto lo “sgombero di persone e di animali” dalla zona “delimitata con bandieroni di colore rosso ed interdetta da vedette”, il divieto di accesso all’area sgomberata e l’interdizione al transito delle strade che “attraversano la zona pericolosa”. Con l’ordinanza si rende inoltre noto che “i contravventori a quanto disposto e alle ingiunzioni delle vedette saranno ritenuti responsabili di ogni danno che dovesse derivare in conseguenza” con la possibilità che vengano loro contestati i reati previsti dal codice penale (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, resistenza, ecc.).

Non si fermano dunque i preparativi bellici o la produzione di sistemi d’arma neanche in tempi di pandemia e di surreale limitazione e/o sospensione dei diritti fondamentali dei cittadini. Anche per questa primavera la Sicilia continuerà ad essere sottoposta ai bombardamenti delle artiglierie e dei mezzi pesanti delle Brigata “Aosta”, reparto d’élite inquadrato nelle forze di pronto intervento Nato, con missioni nei maggiori scenari di guerra internazionale (Iraq, Afghanistan, Kosovo, Libano). Oltre a quello ospitato occasionalmente nel cuore dei Peloritani tra i comuni di Tripi, Novara di Sicilia e Mazzarrà Sant’Andrea, nell’Isola ci sono altri tre poligoni militari: quello “permanente” di Masseria dei Cippi nei comuni di Monreale e Montelepre (Palermo); il “semipermanente” Drasy ad Agrigento; il “permanente” San Matteo ad Erice (Trapani). 

Non sono certo le servitù militari imposte alla Sardegna o al Friuli, ma si tratta comunque di territori fragilissimi dal punto di vista idrogeologico o dall’incomparabile ricchezza naturalistica e/o paesaggistica, indebitamente sottratti agli abitanti. Il poligono di Santa Barbara si estende su 1,76 ettari di terreni a ridosso dell’alveo del torrente Mazzarrà e a pochi chilometri in linea d’area dalla riserva naturale di “San Cono-Casale-Carnena” istituita dalla Regione Sicilia per offrire rifugio agli animali selvatici. Masseria dei Cippi (19,5 ettari) sorge in un’area agricola e di pascoli sopra una falda acquifera che alimenta molti comuni del palermitano e viene utilizzato anche per le esercitazioni a fuoco dei reparti della Guardia forestale, della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di finanza. Poligono-beffa quello di San Matteo (il più esteso con 13 ettari), all’interno del sito d’importanza comunitaria (SIC) denominato “Monte San Giuliano”, appartenente alla Rete Natura 2000 e dove Difesa e Regione ritengono evidentemente che cannoni e mortai possano sparare in palese violazione delle direttive comunitarie e nell’assenza delle doverose valutazioni d’impatto ambientale. Il Drasy di Agrigento (3,13) sorge invece a pochi chilometri di distanza dalla Valle dei  Templi, sito archeologico noto in tutto il mondo e patrimonio dell’umanità, in un’area costiera dall’inestimabile valore naturalistico di cui le organizzazioni ambientalistiche Mareamico, Marevivo, Legambiente e Italia Nostra chiedono da tempo immemorabile il riconoscimento di riserva orientata.

L’uso delle quattro aree a fini addestrativi è stato regolamentato tramite un protocollo valido per cinque anni, firmato il 31 luglio 2018 dal Comando Militare “Sicilia” dell’Esercito e dal governatore della Regione, on. Nello Musumeci. Insostenibile l’impatto sull’ambiente generato dagli esplosivi e dal materiale bellico e del tutto irrilevante il piano di monitoraggio degli agenti inquinanti approntato dallo Stato Maggiore della Difesa. Nel 2016 le “giornate a fuoco” nel poligono Santa Barbara sono state 15 mentre i campionamenti vengono effettuati solo ogni 4 anni. Per quest’anno i giorni di esercitazione previsti sono 33 nel primo semestre ma non si prevedono monitoraggi e campionamenti di suolo e acque (rinviati al 2021). Sempre quattro anni fa le “giornate a fuoco” a Dresy sono state 89: le frequenze dei monitoraggi avvengono ogni due anni, zero i campionamenti previsti per il 2020, otto per il 2021.

Sconcerta e inquieta la location nei Peloritani per i giochi di guerra della Brigata “Aosta” anche per un altro motivo. Santa Barbara non è distante da uno degli ecomostri più devastanti della Sicilia, l’(ex) megadiscarica di rifiuti di Mazzarrà Sant-Andrea-Furnari, per decenni al centro degli interessi criminali di una delle più spietate cosche di mafia, quella dei ‘mazzarroti, ma soprattutto confina con una delle aree utilizzate dai clan per far sparire i corpi delle vittime di lupara bianca delle guerre per il dominio di affari e territorio. “Lo stato dei luoghi ha subito notevoli modificazioni morfologiche a causa delle erosioni provocate dall’intensità delle piogge torrenziali e ciò ha reso più complicate le ricerche dei cadaveri occultati”, riportava il giornalista Leonardo Orlando sulla Gazzetta del Sud dell’8 gennaio 2011. “Tuttavia gli scavi proseguono con l’apertura di nuove trincee ai bordi della strada arginale che conduce tra l’altro nella zona utilizzata dall’Esercito italiano come poligono di tiro per le consuete esercitazioni”. Una zona off limit dunque ma non per i mafiosi che hanno potuto commettere per decenni efferati omicidi nell’assoluta impunità e invisibilità. 

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