Consulenze facili all’Ars, ecco le motivazioni della condanna di Ardizzone e Rinaldi

23 Aprile 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Graziella Lombardo - Un ex ministro della pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia,  che torna ad indossare la toga di avvocato per difendere un ex presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone dall’accusa di avere assegnato incarichi di consulenza procurando danno erariale e un ex componente del consiglio di giustizia, amministrativa, Antonio Andò, in campo per difendere l’ex  presidente dei deputati questori dell’Ars, dall’accusa di avere assegnato una altalena di incarica di favore,  ben quarantasette, dal 2013 al 2017, in barba al principio di economicità dell’amministrazione.

Il ring giuridico ha visto soccombere gli accusati, davanti alle accuse mosse del procuratore generale Gianluca Albo, che ha contestato le modalità di affidamento degli incarichi bollandoli come “generici e non motivati”, davanti alla Corte dei giudici contabili presieduta da Guido Carlino che ne ha accolto poi le tesi di fondo.

L’avvocato Gianpiero D’Alia, capo della corrente politica Udc dell’onorevole Giovanni Ardizzone, ha rilevato come insindacabile l’operato dell’ex presidente, per le decisioni adottate, prese, a suo modo di vedere, in conformità ai regolamenti interni del consiglio di presidenza dei deputati questori: un fatto sul quale non avrebbe legittimità di indagine la Corte dei Conti.

Tesi smontate dalla consigliera relatrice della sentenza di condanna, Giuseppa Conigliaro che ha obiettato come già la Corte Costituzionale con il pronunciamento numero 337 del dicembre 2000, fatto proprio dalle sezioni unite della Corte di Casssazione, si sia espressa sulla titolarità della giurisdizione quando si riscontra, come nel caso dell’operato dell’ex presidente dell’Ars, oggi chiamato dalla Regione al delicato compito di giudice del consiglio di giustizia amministrativa, “una aperta violazione dell’articolo 97 della Costituzione che impone al pubblico amministratore “l’obbligo del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione”.

Ma cosa è buona amministrazione e cosa è favoritismo e spreco dei soldi pubblici? La Corte, presieduta da Guido Carlino, ha fatto un piccolo sconto all’ex presidente Ardizzone, riconoscendo come buone le giustificazioni addotte per la nomina al docente universitario Giuseppe Verde per la consulenza affidata in occasione del settantesimo anniversario dell’Ars, consulenza ritenuta in linea alle materie dell’Ars. Requisito del tutto assente invece per gli incarichi affidati a una persona vicina all’onorevole Gianpiero Dalia, il commercialista messinese Giovanni Capillo, che era stato incaricato di esprimersi su “la certificazione volontaria del bilancio dell’Ars e sulle e sulle “modalità di trasporto e consegna del documento” e ai ripetuti incarichi affidati all’ingegnere civile Luciano Taranto, nominato per studiare l’efficentamento energetico e la manutenzione ordinaria di Palazzo Reale, oltre che uno studio per l’abbattimento delle barriere architettoniche, e perfino i lavori della… Torre Pisana.

Incarico generico, affidato con la formula: di carattere politico-economico, tecnico-scientifico e su temi di attualità prevista nel regolamento interno e ripetuta pedissequamente con affidamenti che nulla c’entrano con l’attività amministrativa. “Ci sono centinaia di dipendenti deputati a queste attività” rileva il magistrato. Tradotto: se bisogna dare incarichi a parenti e amici di partito fatelo diversamente. Tesi ribadita dai giudici contabili anche al presidente dei deputati questori Franco Rinaldi, al quale sono stati contestati ben quarantasette incarichi affidati a componenti la segreteria del cognato, l’onorevole Francantonio Genovese.

Tra questi, gli incarichi ad Aldo Cerreti e all’architetto Sarah Cerreti chiamata ad occuparsi di uno studio sull’illuminazione estetica, oltre che l’avvocato Antonia Presti che tra gli altri affidamenti, ha avuto anche l’incombenza legale di studiare le problematiche sui requisiti pensionistici della pensione dell’onorevole Nino Beninati, come se all’Ars non ci fossero già gli uffici deputati a questo tipo di problematiche.

Decisioni “insindacabili”, per gli avvocati Gianpiero D’Alia e Antonio Andò; spreco di soldi dei cittadini per la Corte dei Conti che ha disposto il risarcimento dei danni alla Regione a carico dell’ex presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e dell’ex presidente dei deputati questori, due messinesi ora usciti di scena in maniera un po’ appannata. Rassegnaweb da messinatoday.it

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