Messina, la Sea Watch torna in mare: “Nel Mediterraneo si sono consumate violazioni terribili”

6 Giugno 2020 Inchieste/Giudiziaria

«In questi mesi il Mediterraneo è stato un deserto di umanità in cui si sono consumate violazioni terribili. Adesso torniamo noi, dal basso, per far rispettare le convenzioni internazionali e la Costituzione che i governi violano». Dopo i mesi di blocco dovuto all'emergenza Coronavirus, anche le Ong riprendono il mare. Oggi da Messina salpa la tedesca Sea Watch, la prima organizzazione a tornare a presidiare il canale di Sicilia e soccorrere i migranti che tentano la traversata. La prossima settimana dovrebbe essere la volta di Mare Jonio, dell'italiana Mediterranea che sta ultimando i preparativi nel porto di Trapani, da dove partirà.

«Nei mesi in cui il mondo era in lockdown – spiega a Salvo Catalano, di Repubblica, Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch - sono comunque migliaia le persone che hanno cercato di attraversare il Mediterraneo. Ancora una volta le istituzioni europee hanno dimostrato di non voler gestire il fenomeno migratorio. Sono stati innumerevoli i casi di omissione di soccorso, ritardi nel dare assistenza e addirittura respingimenti illegali che si configurerebbero come crimini internazionali. C'è un vuoto che ancora una volta tocca alle ong riempire».

Sono continuati anche gli sbarchi autonomi e nelle ultime settimane i migranti arrivati sono stati portati per la quarantena in strutture appositamente selezionate attraverso un bando dalla Prefettura di Agrigento, o a bordo della nave Moby Zaza, che rimane a largo di Porto Empedocle. E proprio qui si è registrato il decesso di un giovane tunisino, Bilel Men Masoud, morto dopo essersi gettato in mare. Un caso su cui le ong, tra cui Sea Watch, hanno preso posizione sottolineando come il 22enne sia «la prima vittima di una delle misure illogiche intraprese dal governo italiano che si sono tramutate in strumenti inutili e lesivi dei diritti delle persone soccorse. Il decreto – hanno aggiunto - che dispone l’utilizzo di navi private messe a disposizione dal governo per espletare l’obbligo di quarantena è diretta conseguenza di quello del 7 aprile scorso, con il quale l’Italia ha dichiarato non sicuri i suoi porti».

Nelle scorse settimane l'equipaggio di Sea Watch si è sottoposto alla quarantena prevista dalla normativa italiana e nei giorni scorsi sono stati effettuati i tamponi, risultati negativi. «Ci siamo preparati in questi mesi sviluppando delle procedure sanitarie specifiche per il Covid, tenendo conto delle linee guida nazionali del nostro Stato di bandiera, la Germania, e internazionali – spiega Linardi - Sono stati predisposti dispositivi di protezione personale particolari, le procedure di disinfezione a bordo sono state accentuate e saranno quotidiane. Ai migranti che salgono a bordo verrà presa la temperatura ed è stata predisposta un'area dove eventualmente isolare persone con sintomatologia da Covid».

Prima di partire l'equipaggio ha fatto scorta di ortaggi e frutta, arrivati a Messina da aziende solidali di Rosarno. E sulla Sea Watch ieri è stato appeso anche un lenzuolo con la scritta Justice for George Floyd #blacklivesmatter. L'equipaggio si è unito così alla richiesta di giustizia per l'afroamericano ucciso dalla polizia americana a Minneapolis.

La prossima settimana a salpare da Trapani sarà la Mare Jonio, dopo otto mesi in cui l'imbarcazione è rimasta sotto sequestro e dopo lo stop per il Covid. «Dimostreremo che è possibile conciliare il dovere di soccorrere con quello di garantire la sicurezza di tutti – spiega Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea Saving Humans - Lo scenario è notevolmente peggiorato nel Mediterraneo, vige la legge della giungla. Il coronavirus non ha fermato gli altri mali del mondo, sono continuate le guerre e gli stupri, ma i governi scrivono nero su bianco di fregarsene delle convenzioni internazionali e dei diritti delle persone. Noi torniamo in mare per difendere questi diritti».

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