8 Giugno 2020 Mondo News

“Filippino di m…”. Aggredito 30enne a Milano. La moglie è messinese

Una grave aggressione di stampo razzista si è verificata nella notte tra venerdì e sabato a Milano, vittima un ragazzo filippino. A cui hanno rotto il naso, più o meno in 10 contro uno. Uno colpiva con una testata, gli altri facevano da spettatori non paganti. A Junver Balatbat, 30 anni, da 20 trapiantato a Milano, non era mai capitato di avere paura. Nonostante facesse spesso il turno di notte al McDonald’s di piazzale Loreto, dove era tutto cassa e cucina da 11 anni. Solo che nella notte di venerdì, mentre aspettava l’autobus sostitutivo della M1, dopo essere uscito dal lavoro alla 1.30, per rientrare a casa in zona Forze Armate, un gruppetto di ragazzini, molti minorenni, di quelli che l’unione fa la forza, l’hanno accerchiato al grido di «filippino di m…». «Erano ubriachi. Ho provato a reagire, chiedendo rispetto per le mie origini. All’inizio erano in quattro. Poi si sono aggiunti altri rinforzi», ricorda.
L’hanno colpito e poi minacciato, che le cose sarebbero peggiorate se avesse chiamato la polizia. «Sono tornato a casa con una maschera di sangue sul volto». Ha svegliato la moglie, anche lei di origini filippine, ma nata e vissuta a Messina, e per inerzia di rumore, il bambino di 4 anni. «Venerdì non avrei dovuto avere quel turno, ma con il lockdown molti colleghi sono tornati a casa». A Milano era arrivato per finire la quinta elementare, poi le medie oltre a un tentativo di liceo all’alberghiero. Sabato mattina si è svegliato senza aver dormito un minuto. «I miei delegati sindacali della Cgil mi hanno convinto ad andare dai carabinieri e raccontare la storia, dopo essere passato dal San Carlo per farmi aggiustare il naso». Così ieri ha fatto denuncia. «Un insulto del genere l’avevo sentito solo ai tempi della scuola, ma mi avevano chiesto scusa subito». Il medico ha sciolto la prognosi con due settimane di malattia. «Ho chiesto di rientrare già fra qualche giorno. Adesso però ho paura e ho chiesto di non lavorare più la notte. Tutti i miei colleghi mi hanno mandato messaggi di solidarietà. Non voglio pensare che sia razzismo, ma vedo sempre più giovani poco disciplinati in giro», racconta Junver, usando la parola più morbida con cui potesse prendersi una vendetta.