Depistaggio omicidio Cucchi: il processo riparte con un nuovo giudice e il testimone Casamassima

11 Giugno 2020 Inchieste/Giudiziaria

Casamassima: “Ho subito ripercussioni da carabinieri dopo mie dichiarazioni sul caso

E’ ripreso a Roma, con il nuovo giudice Roberto Nespica, che sostituisce la giudice Cavallone deceduta per un male incurabile, il processo agli otto carabinieri imputati a vario titolo per falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia nel caso dei presunti depistaggi avvenuti nei giorni successivi all’arresto e alla morte di Stefano Cucchi il 22 ottobre 2019. Alla sbarra ci sono alti ufficiali dell’arma come il generale Alessandro Casarsa, i colonnelli Francesco Cavallo e Luciano Soligo, ma anche Massimiliano Colombo, Francesco Di Sano, i due carabinieri hanno tentato di avanzare un’istanza poi rigettata per essere parti civili nel processo e non imputati perché sostenevano di aver eseguito solamente ordini. Tra gli imputati anche il colonnello Lorenzo Sabatino, capitano Tiziano Testarmata e Luca De Cianni.
Nella giornata di oggi, come riportato dall’agenzia Nova, è stato sentito Riccardo Casamassima, il militare grazie alle cui dichiarazioni è stato possibile riaprire le indagini sulla morte del geometra 31enne.
Ho subito ripercussioni dopo le mie dichiarazioni pubbliche sul caso Cucchi” ha raccontato in aula. “Mi hanno addebitato un danneggiamento all’auto per un sinistro stradale avvenuto con un cancello malfunzionante molto tempo prima. Sono stato punito anche per semplici post sui social o per una domanda di ricongiungimento rigettata perché non ero formalmente sposato. Inoltre, ho subito anche un ambiente ostile nel battaglione in cui ero stato trasferito per la presenza, nello stesso reparto, anche del maresciallo Mandolini” condannato a 3 anni e 6 mesi nel processo penale in Corte d’assise per la morte di Cucchi, ha aggiunto Casamassima.
Ancora oggi il militate starebbe vivendo una situazione tutt’altro che facile: “A giugno scorso cambio ancora mansione e sono messo in un ufficio dove non faccio niente, imbarazzante anche davanti ai colleghi“. “Feci un post su un social e venni contattato dall’ex ministro Trenta. Allora mandai al ministro un video dove dimostravo di non fare niente e il mio superiore mi ha confessato che il comandante generale Nistri gli aveva detto di fare pressione su di me, e che se qualcuno si fosse discostato gli sarebbe stato ‘p… in testa’. Ho registrato e denunciato“, ha raccontato.
E poi ancora ha riferito di aver incontrato il ministro Trenta, nel settembre-ottobre 2018. “Abbiamo parlato del provvedimento di trasferimento ritorsivo e ci siamo focalizzati solo su questo e non sul processo in corte d’assise in corso – ha precisato -. Poi, in seguito, abbiamo scambiato alcune chat sul mio stato. Il ministro Trenta ha incontrato anche mia moglie e le promise che avrebbe parlato con Nistri per la sua situazione“.
Nel 2009 Casamassima presentò una denuncia contro “il comandante generale generale Nistri per rilevazione segreto d’ufficio e diffamazione. Nell’incontro dell’ottobre 2018 con Ilaria Cucchi, l’avvocato Anselmo e il ministro Trenta. Disse che ero una specie di delinquente, uno spacciatore allo scopo di denigrare i testimoni al processo. E venni a conoscenza in quella circostanza di essere persona indagata per droga. Poi mi arriva procedimento per droga indagine fatta dai carabinieri di Velletri; il reato sarebbe stato commesso nel 2014. In quell’anno mi venne fatta perquisizione per cercare una scheda con cui parlavo con informatori e grazie ai quali, con arresti davo pregio al reparto. Di recente sono stato ascoltato in un procedimento per i miei contatti con pregiudicati. Era noto a tutti livelli dove acquisivo notizie di reato“.
Inoltre Casamassima ha raccontato anche di aver cercato in più occasioni di avere un chiarimento con il generale Nistri in particolare “sulle sue affermazioni in merito al ritenermi uno spacciatore e un delinquente, prima di denunciarlo“. Poiché non era arrivata nessuna risposta decise di denunciarlo alla procura militare e civile. L’Arma dei carabinieri ha sempre negato eventuali pressioni, ricordando che le accuse a Nistri sono state archiviate, definendo “affermazioni gravissime” quelle di Casamassima, respinte “con assoluta fermezza”. FONTE: antimafiaduemila.com

 

DAL WEB

Il carabiniere Riccardo Casamassima, testimone chiave nel processo in corte d’assise per l’omicidio di Stefano Cucchi culminato con le condanne a 12 anni per i carabinieri esecutori del pestaggio, è parte civile nel processo per depistaggio, che vede imputati 8 carabinieri. Oggi, prima di raccontare le ritorsioni subite per le denunce, ha ricostruito il percorso che lo ha portato ad essere uno dei testimoni chiave della vicenda. Nell’ottobre 2009 era in servizio nella stazione carabinieri di Tor Vergata quando, da piantone, fece entrare il maresciallo Roberto Mandolini, vice comandante della stazione Appia, e che comandava in assenza del titolare. “Mi disse che era successo un casino perchè i ragazzi avevano massacrato di botte un arrestato”.

Sul perchè volesse parlare con Entico Mastronardi, comandante della stazione di Tor Vergata, ha detto “perchè in molti facevano riferimento a lui anche per saltare le file per visite mediche in ospedale di Tor Vergata”. Era molto influente. “Mia moglie faceva servizio anche lei da poco nella stazione e mi raccontò che Mastronardi accolse il collega presentandogli proprio lei, la prima carabiniere donna in zona. Mandolini tagliò corto e racconto del pestaggio al ragazzo e del tentativo di scaricare la colpa sui penitenziari. Quando l’incontro accadde Cucchi era ancora vivo, sarebbe morto qualche giorno dopo”. Il racconto di Casamassima è ricco di dettagli. Qualche mese dopo, quando il fatto ancora non era emerso nella sua verità, “dopo una colluttazione che ebbi con un arrestato – ha detto ancora Casamassima – Mastronardi mi redarguì dicendo che non voleva un caso Cucchi 2”. Altri tasselli alla vicenda li ha aggiunti riferendo di una confidenza fattagli dal figlio di Mastronardi, anche lui carabiniere e in servizio alla stazione di Tor Sapienza e che aveva visto il ragazzo pestato: “Mi disse di non aver mai visto un arrestato conciato così male”. “Sono stato punito perché volevo indagare su un collega che spacciava droga”. Ha poi raccontato il carabiniere Riccardo Casamassima, raccontando poi delle pressioni subite dopo aver deciso di raccontare quello che sapeva sul caso Cucchi. “Ho subito ripercussioni dopo le mie dichiarazioni pubbliche sul caso Cucchi”, ha spiegato durante la sua deposizione, aggiungendo “mi hanno addebitato un danneggiamento all’auto per un sinistro stradale avvenuto con un cancello malfunzionante molto tempo prima. Sono stato punito anche per semplici post sui social o per una domanda di ricongiungimento rigettata perché non ero formalmente sposato. Inoltre, ho subito anche un ambiente ostile nel battaglione in cui ero stato trasferito per la presenza, nello stesso reparto, anche del maresciallo Mandolini (condannato a 3 anni e 6 mesi nel processo penale in Corte d’assise per la morte di Cucchi, ndr)”.

Quando è stato trasferito lo scorso giugno il carabiniere è stato “messo in un ufficio dove non faccio niente, imbarazzante anche davanti ai colleghi. Feci un post su un social e venni contattato dall’ex ministro Trenta. Allora mandai al ministro un video dove dimostravo di non fare niente. Il mio superiore mi ha confessato il che il comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri gli aveva detto di fare pressione su di me, e che se qualcuno si fosse discostato gli avrebbe ‘p… in testa’. Ho registrato e denunciato”, ha raccontato. “Quando ho litigato con il maresciallo Mandolini al Battaglione di Tor Vergata” ricostruisce ancora Casamassima “mi hanno proposto il trasferimento alla stazione di Labico, ma quando sono andato a trovare il comandante di quella stazione mi disse ‘ma chi te lo ha fatto fare’ intendendo, chi te lo ha fatto fare a denunciare i colleghi, e questo mi convinse a non accettare quel trasferimento”. Riccardo Casamassima ha denunciato il comandante generale generale dei carabinieri Giovanni Nistri per rivelazione segreto d’ufficio e diffamazione. “Nell’incontro dell’ottobre 2018 con Ilaria Cucchi, all’avvocato Anselmo e al ministro Trenta disse che ero una specie di delinquente, uno spacciatore, per denigrarmi come testimone al processo. E venni a conoscenza in quella circostanza di essere indagato per droga. Poi scopro di avere un procedimento per droga, da una indagine fatta dai carabinieri di Velletri; il reato sarebbe stato commesso nel 2014. In quell’anno mi venne fatta perquisizione per cercare una scheda con cui parlavo con informatori e grazie ai quali, con diversi arresti, ho dato pregio al reparto. Di recente sono stato ascoltato in un procedimento per i miei contatti con pregiudicati. Era noto a tutti i livelli dove acquisivo le notizie di reato”. “Ho 15 procedimenti disciplinari su di me e i vari ridimensionamenti degli incarichi mi sono costati un decurtamento dello stipendio di 400 euro su un complessivo di 2.000 euro”. “Inoltre – ha aggiunto Casamassima – anche la mia compagna” testimone anche lei nel processo penale per l’omicidio di Cucchi “nonostante gli arresti importanti e sequestri di droga rilevanti, ha le note caratteristiche basse perché le vengono mantenute così e per questo non sale mai di grado”. Casamassima ha incontrato il ministro Trenta a settembre-ottobre 2018 “in un ufficio del Ministero della Difesa. Abbiamo parlato del provvedimento di trasferimento ritorsivo e ci siamo focalizzati solo su questo e non sul processo in Corte d’assise in corso – ha precisato -. Poi, in seguito, abbiamo scambiato alcune chat sul mio stato. Il ministro Trenta ha incontrato anche mia moglie e le ha promesso che avrebbe parlato con Nistri per la sua situazione”. “Ho cercato più volte un incontro con il comandante generale Giovanni Nistri per avere un chiarimento sulle sue affermazioni in merito al ritenermi uno spacciatore e un delinquente, prima di denunciarlo”. Casamassima ha detto nel corso dell’udienza di aver “presentato diverse istanze, ma mai nessuna accolta. Quindi l’ho denunciato alla procura militare e civile”. L’incontro per “ricucire” è arrivato dopo l’udienza dell’11 ottobre 2019 in Corte d’assise a Roma nel processo per l’omicidio di Stefano Cucchi, “dopo cioè che un altro carabiniere, Tedesco, imputato nel processo, decide di collaborare”, ha concluso Casamassima. L’udienza è stata aggiornata al 13 luglio quando saranno ascoltati altri tre teste della procura tra cui il carabiniere Maria Rosati, cioè la moglie di Casamassima, altra testimone chiave nella vicenda Cucchi. FONTE: Agenzia Nova

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