PROCESSO D’APPELLO ‘BETA 2’: ECCO TUTTE LE RICHIESTE DELLA PROCURA GENERALE

11 Giugno 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Enrico Di Giacomo – È andata avanti per tutta la mattina, al processo d’appello “Beta 2”, la requisitoria del sostituto procuratore generale Maurizio Salamone, che ha trattato le singole posizioni processuali degli 8 imputati che hanno scelto il giudizio abbreviato nel processo scaturito dall’operazione antimafia Beta che fece luce sull’esistenza di una cellula di cosa nostra attiva a Messina, rappresentata dalla famiglia Romeo-Santapaola e dai legami tra questi ultimi e affaristi e professionisti messinesi, davanti ai giudici della sezione penale della Corte d’appello presieduta dal giudice Alfredo Sicuro e composta dalle colleghe Maria Teresa Arena e Maria Eugenia Grimaldi. Poi, intorno alle 15, ha tratto le conclusioni su ognuno degli 8 imputati. E cioè la conferma della sentenza del Gup Monica Marino del 17 giugno 2019, e in parziale riforma della sentenza la richiesta di sconto di pena per 4 imputati e di assoluzione per il collaboratore Biagio Grasso e per Nunzio Laganà. In sostanza ha chiesto per alcuni imputati l’esclusione delle aggravanti di associazione armata e del reimpiego dei capitali. Inoltre per il traffico di influenze illecite ha chiesto la derubricazione del reato con conseguente assoluzione ‘perchè il fanno non è più previsto dalla legge come reato’.

Eccole le richieste nel dettaglio:

4 anni e 7 mesi e 10 giorni (più 1000 euro di multa) per Vincenzo Romeo, 8 anni e 2 mesi e 20 giorni per Antonio Romeo, 8 anni di reclusione per Giuseppe La Scala, 8 mesi per Biagio Grasso, 10 anni e 8 mesi per Antonio Lipari, 10 anni e 8 mesi per Salvatore Lipari, 10 anni e 8 mesi per Maurizio Romeo e 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa (con l’esclusione dell’aggravante mafiosa) per il funzionario comunale Salvatore Parlato. Assoluzioni, infine, per Nunzio Laganà dal capo d’imputazione n. 3 (condannato in primo grado a 1 anno e 10 mesi) e per il collaboratore Biagio Grasso (era stato condannato a 8 mesi).

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Nino Cacia, Roberto Materia, Nino De Francesco, Luigi Gangemi, Tommaso Autru. Il processo prosegue il 3 e il 9 luglio, giorno quest’ultimo in cui potrebbe essere emessa la sentenza.

Il blitz denominato Beta 2, scattò ad ottobre 2018, poco dopo la sentenza del processo scaturito dalla prima tranche dell’inchiesta.

I RITI ORDINARI. 

Saranno giudicati invece con rito ordinario altri 30 imputati, tra cui quelli cosiddetti eccellenti, ovvero tra gli altri l’imprenditore Carlo Borella, ex presidente dei costruttori di Messina, e l’avvocato Andrea Lo Castro, accusati di concorso esterno all’associazione mafiosa. Ci sono anche coinvolti, per corruzione, un tecnico comunale di Messina, l’ing. Raffaele Cucinotta, l’imprenditore Rosario Cappuccio, per estorsione. Il processo è in corso davanti alla Prima sezione penale del Tribunale (presidente Silipigni). La sentenza è prevista a luglio.

L’indagine dei carabinieri del Ros, coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che aveva portato in carcere nell’agosto del 2017 trenta persone, aveva svelato l’esistenza di una cellula di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire rilevanti attività economiche.

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Enrico Di Giacomo

 

 

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