ARRESTATO A ROMA IL MESSINESE CLAUDIO ZACCONE. AVREBBE PROGETTATO L’ATTENTATO ALLA STAZIONE DEI CARABINIERI DI VIA BRITANNIA

12 Giugno 2020 Inchieste/Giudiziaria

Avevano costituito una cellula eversiva anarco-insurrezionalista, che aveva come base un centro sociale di Roma, il Bencivenga Occupato, a Batteria Nomentana, e puntava a riorganizzare il movimento anarchico. Sono sette le persone arrestate dai carabinieri del Ros con le accuse di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi e altri reati. Tra loro anche una donna. Due degli anarchici indagati nell’ambito dell’operazione ‘Bialystok’ sono stati localizzati all’estero, in Francia e in Spagna. Nei loro confronti la procura di Roma aveva emesso un mandato di arresto europeo.

Un arrestato, Claudio Zaccone, sarebbe tra i responsabili dell’attentato esplosivo alla Stazione dei carabinieri di Roma San Giovanni nel 2017, rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale. L’ordigno artigianale, occultato all’interno di un termos di metallo, contenente 1,6 kg di esplosivo, aveva provocato ingenti danni all’ingresso della caserma e per poco non aveva investito con la sua esplosione una passante.

 

 

Sono le accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Roma guidata da Michele Prestipino. I provvedimenti sono stati notificati dai carabinieri del Ros a cinque delle persone finite in carcere stamane: Claudio Zaccone, 33enne messinese, Roberto Cropo, 34enne torinese, Flavia Di Giannantonio, 39enne romana, Nico Aurigemma, 30enne romano e Francesca Cerrone, 31enne trentina. La Cerrone si trovava in Spagna da diverso tempo: è stata arrestata nei pressi di Almerìa con la collaborazione della “Comisarìa general de informaciòn” del Corpo nazionale di polizia mentre Cropo è stato rintracciato a bordo di un camper a Saint Etienne con la collaborazione della “Sottodirezione anti terrorismo (Sdat)” della Direzione centrale polizia giudiziaria francese. Avevano tutti contatti con anarchici greci, cileni e tedeschi. In Grecia è molto attiva la “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”, gruppo terroristico aderente al cartello FAI-FRI, responsabile, nel novembre 2010, dell’invio – via posta – di 14 ordigni esplosivi ad ambasciate straniere in Grecia e a rappresentanti di governo all’estero.

“Si tratta – spiegano i militari – di un nuovo gruppo d’azione, che aveva elaborato e portato a compimento un programma eversivo cristallizzato in un documento clandestino dal titolo ‘Dire e sedire’, destinato ai compagni affini per ideologia, con cui portare avanti una ‘conflittualita’ viva e accesa”.

Il gruppo – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – mirava a “riorganizzare il movimento anarchico superando ‘ogni localismo’, per avviare una nuova fase dell’insurrezionalismo, che avvicinasse i diversi gruppi, così da colpire l’organizzazione democratica e costituzionalmente organizzata dello Stato”. Nel progetto, gli arrestati volevano anche sostenere, con atti di terrorismo, gli imputati nel processo “Panico”, conclusosi a Firenze nel luglio 2019 con pesanti condanne nei confronti degli imputati, accusati, tra l’altro, dell’attentato alla libreria “Il Bargello” (area CasaPound Italia) di Firenze, compiuto il primo gennaio 2017. Tra gli imputati del processo, grande attivismo solidale era rivolto al detenuto Pierloreto Fallanca, oggi destinatario della misura degli arresti domiciliari, stessa misura per Daniele Cortelli.

Il gruppo eversivo disarticolato nell’odierna operazione si rifaceva ai dettami strategici di Alfredo Cospito, ideologo della Fai, attualmente detenuto presso il carcere di Ferrara per partecipazione alla Federazione anarchica informale-fronte rivoluzionario internazionale), oltre che per la gambizzazione dell’ingegnere Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova il 7 maggio 2012. E a Cospito è legato il nome dell’indagine, con riferimento al libro clandestino dal titolo ‘Anarchici di bialystok 1903-1908’, edito con la collaborazione degli anarchici Fai detenuti, che sottolinea in chiave istigatoria come le gesta degli anarchici russi, fatte di omicidi, attentati e forme di terrorismo in danno dei padroni, debbano trasmettere “forza, tenacia, coerenza, esperienza viva”, ispirando le azioni degli anarchici di oggi.

Diversi gli episodi contestati nell’ordinanza. Oltre all’attentato alla stazione dei carabinieri, anche l’incendio di tre macchine Enjoy, con l’intento di colpire l’azienda Eni, nel marzo del 2019. La cellula, riconducibile al Fai, aveva anche prodotto una serie di documenti: nel mirino tutto ciò che per loro rappresentava il potere, il sistema. Quindi banche, stazioni dei carabinieri, grandi aziende.

 

DI COSA E’ ACCUSATO CLAUDIO ZACCONE.

Avevano scelto come quartier generale un centro sociale occupato della Capitale. Forse proprio qui, Claudio Zaccone, 33enne messinese, avrebbe progettato l’attentato del 2017 alla stazione dei carabinieri di via Britannia nel quartiere San Giovanni.

 

A suo carico, secondo i militari del Ros, sarebbero emersi “numerosi e gravi indizi di colpevolezza”.

È il 7 dicembre. La cellula Santiago Maldonado della Federazione anarchica informale piazza un chilo e mezzo di esplosivo in un thermos e lo lascia davanti alla porta della caserma. L’esplosione alle 5.30 del mattino sveglia il quartiere e rischia di investire in pieno una ragazza che lavora in un bar della zona. Si salva per un soffio. Crollano soltanto alcune parti del portone dell’edificio. Ma gli autori del gesto, secondo i carabinieri del Ros, avevano messo in conto anche eventuali danni collaterali.

È da qui che sono partite le indagini che dopo tre anni hanno portato all’arresto di sette persone. Militanti anarco-insurrezionalisti, ritenuti responsabili di una sfilza di reati che vanno dalla “associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico”, all’atto di “terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e porto di materiale esplosivo”, fino all'”incendio e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico”.

Il decalogo del gruppo, che si riuniva nel centro sociale Bencivenga Occupato, in zona Pietralata, era secondo gli inquirenti un vero e proprio programma eversivo. Un manuale clandestino intitolato “Dire e sedire”, destinato soltanto a pochi elementi fidati. Il piano degli appartenenti alla cellula, tutti di età compresa tra i 30 e i 39 anni, era quello di “riorganizzare il movimento anarchico superando “ogni localismo”, per avviare una nuova fase dell’insurrezionalismo”. L’obiettivo era quello di portare avanti una “conflittualità viva e accesa” contro lo Stato e le sue istituzioni.

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione