“Patti & affari”, il 20 luglio inizia a Messina il processo d’appello

8 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Si aprirà il 20 luglio davanti alla prima sezione penale della corte d’appello di Messina, presieduta dal giudice Alfredo Sicuro, il procedimento di secondo grado denominato “Patti & affari”. Si tratta dell’inchiesta che vede al centro gli appalti del servizi socio-assistenziali nel distretto sanitario D30 in un vasto arco temporale, tra il 2008 ed il 2013, e che in primo grado registrò una “pioggia” di assoluzioni, 22 rispetto ai 29 imputati. Le accuse contestate a vari titolo vanno dall’associazione a delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione alla turbativa d’asta, dalla frode in pubblici servizi all’abuso d’ufficio, ed ancora alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

In appello, rispetto al quadro generale iniziale, dopo il ricorso della procura e quello dei singoli imputati sono coinvolte 16 persone. Si tratta dell’attuale sindaco di Patti Mauro Aquino, dell’ex vice Antonino Lena, di Francesco Gullo, ex vice durante la sindacatura Venuto, e poi di Nicola Molica, ex assessore ai Servizi Sociali, Renato Cilona, ex sindaco di Librizzi, Nicola Giuttari, ex consigliere comunale di Patti, Luciana Panissidi, funzionaria del Comune, Gaetano Di Dio Calderone, Antonino Caleca e Maria Tumeo (tutti assolti in primo grado con la formula «perché il fatto non sussiste»). Ed ancora di Michele Cappadona, Giuseppe Catalfamo, Salvatore Colonna, Giuseppe Giarrizzo, Tindaro Giuttari e Carmelo Raneri.

Nutrito il collegio di difesa che li assisterà in appello, rappresentato dagli avvocati Lidia Di Blasi, Alberto Gullino, Leone Elio Aquino, Franco Pizzuto, Marcella Merlo, Eliana Raffa, Mariella Sciammetta, Nino Favazzo, Carmelo Damiano, Antonella Martina Nigrone, Tonino Ricciardi, Alessandro Pruiti, Giuseppe Serafino, Domenico Cicala e Tommaso Calderone.

In primo grado, nel giugno del 2019, davanti al tribunale di Patti presieduto dal giudice Ugo Molina riportarono condanne Michele Cappadona, Giuseppe Catalfamo, Salvatore Colonna, Giuseppe Giarrizzo, Tindaro Giuttari e Carmelo Raneri.

Si tratta dell’inchiesta della procura di Patti che nell’agosto del 2015 portò all’emissione di 7 misure cautelari e 39 avvisi di garanzia. A lavorare all’indagine furono i poliziotti del commissariato di Patti, seguendo il filone investigativo di un’altra inchiesta, la “Fake”, che aveva come tema-chiave le false attestazioni di residenza nei mesi che precedettero le elezioni amministrative del 2011. Le intercettazioni soprattutto, rivelarono secondo l’accusa un complesso intreccio di relazioni tra i vari indagati, con uno “stretto rapporto collaborativo” tra imprenditori, politici e impiegati comunali, e una “condivisione di informazioni” delle procedure di aggiudicazione dei vari appalti banditi.

Secondo l’accusa il metodo concreto applicato, che veniva chiamato «giochetto» dagli addetti ai lavori, era quello di invitare alle gare solo le ditte con sede nel “Distretto 30”, con comune capofila Patti. Alle gare si presentava solo la società che secondo gli accordi pregressi avrebbero dovuto aggiudicarsi il servizio di assistenza. E se si presentavano altre ditte, in base agli accordi complessivi di cartello facevano in modo di fornire offerte meno vantaggiose, oppure volontariamente inserivano negli atti irregolarità formali, che comportavano l’esclusione dalla gara.

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