#FOTO – PROCESSO D’APPELLO ‘BETA 1’. ECCO LA SENTENZA: Pene ridotte, 11 condanne e 7 assoluzioni

9 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Sono state ridotte in appello le pene del processo Beta 1, nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina su una cellula di Cosa nostra che aveva collegamenti con il clan Santapaola-Ercolano di Catania e che si stava radicando a Messina e sui suoi rapporti con imprenditori e professionisti. In primo grado c’erano state 19 condanne e 2 assoluzioni. Revocata la confisca della Win Play e dell’agenzia scommesse di corso Italia. Rispetto alla sentenza del Gup, 10 riduzioni di pena, una conferma e 7 assoluzioni. Esclusa l’aggravante del reimpiego di profitti illeciti e l”estorsione Giannetto’.

di Enrico Di Giacomo – E’ stata emessa poco prima delle 20, dopo una lunga camera di consiglio, la sentenza del processo d’appello ‘Beta 1’ che vedeva alla sbarra, davanti ai giudici della sezione penale della Corte d’appello presieduta dal giudice Maria Celi (consiglieri Carmelo Blatti e Bruno Sagone), gli imputati che hanno scelto il giudizio abbreviato nel processo scaturito dall’operazione antimafia Beta che fece luce sull’esistenza di una cellula di cosa nostra attiva a Messina, rappresentata dalla famiglia Romeo-Santapaola e dai legami tra questi ultimi e affaristi e professionisti messinesi.

LA SENTENZA:
Eccola dunque la sentenza in parziale riforma (undici condanne con riduzioni di pena ma l’associazione resta, sette le assoluzioni) di quella emessa il 9 ottobre 2018 dal gup De Rose del Tribunale di Messina. Esclusa per tutti dell’aggravante (sesto comma dell’articolo 416-bis c.p.) sul reimpiego di profitti illeciti in attività proprie così come l’estorsione Giannetto, uno dei reati simbolo:

12 anni di reclusione per Vincenzo Romeo, nipote del boss Nitto Santapaola (dichiarata assorbita la detenzione dell’arma contestatagli nonché la ricettazione); ridotta a 8 anni, 3 mesi e 20 giorni la condanna per Benedetto Romeo (era stato condannato a 11 anni); condanna Marco Daidone a 8 anni e 20 giorni di reclusione (10 anni, 8 mesi e 20 giorni in primo grado); Fabio Laganà a 4 mesi di reclusione (era stato condannato a 6 mesi); Nunzio Laganà a 4 mesi di reclusione (era stato condannato a 6 mesi); Giuseppe Verde a 4 mesi di reclusione (era stato condannato a 6 mesi); pena dimezzata per Gianluca Romeo condannato a 1 anno e 10 mesi di reclusione e a cui è stato concesso il beneficio della sospensione; Antonio Rizzo a 2 mesi (3 in primo grado); lieve riduzione per Giovanni Bevilacqua condannato a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni di reclusione; ridotta la pena al collaboratore di giustizia Biagio Grasso condannato a 5 anni (6 anni e 4 mesi); conferma per Lorenzo Mazzullo: tre anni e tre mesi.

LE ASSOLUZIONI:

L’assoluzione più significativa è quella di Pasquale Romeo, già condannato a 10 anni, 8 mesi e 20 giorni (esclusa per lui la partecipazione all’associazione mafiosa, revocata la misura cautelare e ordinata l’immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa). Assoluzione anche per Maurizio Romeo (era accusato di intestazione fittizia di beni); Giorgio Stefano Piluso (perchè il fatto non costituisce reato); Caterina Di Pietro (perchè il fatto non sussiste), moglie di Vincenzo Romeo; Antonio Lipari (per non aver commesso il fatto) e Salvatore Lipari (per non aver commesso il fatto) per i reati di maltrattamento di animali legato alle corse di cavalli, Mauro Guarnieri (prima condannato a un anno e 4 mesi) per mancanza di querela. Stralciata la posizione di Antonino Romeo.

Hanno incassato assoluzioni parziali Vincenzo Romeo, Biagio Grasso, Benedetto Romeo, Gianluca Romeo e Giovanni Bevilacqua.

LE ALTRE DECISIONI:

Revocata la confisca della Win Play Soc. Coop., nonché dell’agenzia scommesse di Corso Italia 7 a Messina, e dei rapporti bancari intestati a Pasquale Romeo, accesi presso ‘Intesa San Paolo’ e ‘Poste Italiane’. Ne viene disposta la restituzione agli aventi diritto. Allo stesso tempo la Corte d’Appello ha condannato Vincenzo Romeo al pagamento in favore del Comune di Messina delle spese di costituzione nel grado di giudizio, liquidate in complessivi 1.200 euro oltre al rimborso spese generali. Inoltre Vincenzo Romeo, Biagio Grasso, Benedetto Romeo, Marco Daidone sono stati condannati al pagamento in favore del comitato ‘Addio Pizzo Messina onlus’ delle spese di costituzione, 800 euro. Infine Vincenzo Romeo, Biagio Grasso, Benedetto Romeo, Marco Daidone, Gianluca Romeo, Giovanni Bevilacqua e Lorenzo Mazzullo dovranno pagare le spese di costituzione, 800 euro, all’associazione antimafia ‘Alfredo Agosta’.

Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Nino Cacia, Tommaso Autru, Antonello Scordo, Salvatore Silvestro, Domenico André e Angelo Colosi. 

In primo grado erano state 19 le condanne, alcune molto pesanti, e due le assoluzioni.

Queste erano state le condanne in primo grado del Gup De Rose: 15 anni e 2 mesi e 20 giorni per Vincenzo Romeo, 11 anni per Benedetto Romeo, 10 anni e 10 mesi e 20 giorni per  Antonio Romeo, 10 anni e 8 mesi per Marco Daidone e Pasquale Romeo, 6 anni e 4 mesi per Biagio Grasso, 1 anno e 4 mesi per Mauro Guernieri, 1 anno, 4 mesi e 20 giorni per Antonio Lipari, 1 anno, 9 mesi  e 20 giorni per  Caterina Di Pietro, 1 anno, 9 mesi e 10 giorni per Stefano Giorgio Piluso, 2 anni per Gianluca Romeo, 3 anni e 6 mesi per Lorenzo Mazzullo, 1 anno, 10 mesi e 20 giorni per Giovanni Bevilacqua, 1 anno, 5 mesi e 10 giorni per Salvatore Lipari, 1 anno, 9 mesi e 10 giorni per Maurizio Romeo, 6 mesi per Fabio Laganà, Nunzio Laganà, Giuseppe Verde, 3 mesi per Antonio Rizzo. Assolti Francesco Altieri e Giovanbattista Crocè. 

I RITI ORDINARI

Saranno giudicati invece con rito ordinario altri 30 imputati, tra cui quelli cosiddetti eccellenti, ovvero tra gli altri l’imprenditore Carlo Borella, ex presidente dei costruttori di Messina, e l’avvocato Andrea Lo Castro, accusati di concorso esterno all’associazione mafiosa. Ci sono anche coinvolti, per corruzione, un tecnico comunale di Messina, l’ing. Raffaele Cucinotta, l’imprenditore Rosario Cappuccio, per estorsione. Il processo è in corso davanti alla Prima sezione penale del Tribunale (presidente Silipigni). La sentenza è prevista a luglio.

L’indagine dei carabinieri del Ros, coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che aveva portato in carcere nell’agosto del 2017 trenta persone, aveva svelato l’esistenza di una cellula di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire rilevanti attività economiche.

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Enrico Di Giacomo

 

 

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