Sistema Siracusa, “filone Bigotti”: 5 condanne a Messina

14 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

Arrivano le condanne dalla prima sezione penale del Tribunale di Messina (presidente Silipigni, Simona Monforte e Rita Sergi a latere) per uno dei filoni del Sistema Siracusa: 7 anni e 6 mesi per l’imprenditore Ezio Bigotti, 6 anni e 9 mesi per Vincenzo Ripoli, 6 anni per Francesco Perricone, 4 anni per Cesare Pisello e 2 per Mauro Calafiore, tutti consulenti. La Procura aveva avanzato richiesta di 7 anni e 9 mesi per Bigotti, 6 anni e 3 mesi per Ripoli, 6 anni per Perricone, 4 per Pisello e 2 per Calafiore.

Bigotti, Ripoli e Perricone sono stati interdetti in perpetuo dagli uffici pubblici e in stato di interdizione legale durante la pena, Pisello interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. A Calafiore concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena. Tutti sono stati condannati al risarcimento del danno in favore delle parti civili, motivazioni entro 90 giorni.

Si tratta di uno dei filoni del procedimento legato all’indagine della Procura di Messina sul “Sistema Siracusa”, che portò all’arresto di numerose persone accusate di far parte di un “comitato di affari” capace di condizionare indagini e procedimenti giudiziari. Non solo a Siracusa.

Bigotti (assieme al tecnico petrolifero Gaboardi, posizione stralciata) è stato chiamato in causa dopo le dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara e del collega Giuseppe Calafiore su alcune vicende pilotate e risolte grazie alla complicità dell’ex Pm di Siracusa, Giancarlo Longo, e di alcuni consulenti della Procura nominati da quest’ultimo.

Ripoli per corruzione in atti giudiziari perché in qualità di consulente tecnico nominato dal Pm Longo avrebbe ricevuto il pagamento del proprio compenso (10 mila euro) dopo aver prodotto una consulenza con “conclusioni ideologicamente false” per favorire Bigotti nel procedimento penale e in sede tributaria e con Mauro Calafiore (assieme agli avvocati Amara e Giuseppe Calafiore e al Pm Longo) per falso ideologico in concorso perché il primo nella qualità di consulente tecnico e il secondo quale ausiliario e coautore della relazione, avrebbero formate consulenze “ideologicamente false” su impulso di Longo, Amara e Calafiore.

Ripoli arrivava a conclusioni – sulla vicenda riguardante le imprese di Bigotti – sull’effettiva presenza di prestazioni e pagamenti riportati nelle fatture analizzate senza verificare la documentazione (non presente agli atti) né le registrazioni contabili dei pagamenti e i contratti. Bigotti sarebbe stato “aiutato” anche in sede tributaria all’esito della richiesta di collaborazione volontaria con il fisco avanzata da una società del suo gruppo in relazione ad accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. Ripoli, infatti, nella relazione affermava, contrariamente al vero, che non vi fossero anomalie relativamente all’accesso alla voluntary disclosure da parte di Exitone, riferendo invece di rapporti non anomali.

Assieme all’ingegnere Calafiore, invece, nella relazione depositata a settembre 2016, i due consulenti tecnici arrivavano a conclusioni sull’effettività delle prestazioni su fatture limitandosi esclusivamente a illustrare in maniera generica le attività svolte dalle società analizzate che coinvolgevano Bigotti.

Di fatto, quindi, il consulente e il suo ausiliario si sarebbero limitati a rappresentare le attività svolte dalle due società, senza analizzare se fossero state realmente svolte.

Calafiore (Mauro) è stato anche uno dei protagonisti durante l’iter autorizzativo che ha portato alla realizzazione del centro commerciale Fiera del Sud: dopo aver preso il posto del collega Natale Borgione che aveva negato l’atto, l’ingegnere oggi ex assessore annullò l’atto di negazione in contrasto con quanto suggerito per iscritto dall’avvocato Nicolò D’Alessandro, consulente legale esterno del Comune, che venne a sapere di questa intenzione durante una seduta di discussione al Tar in cui dovevano decidere proprio sulla vicenda Open Land.

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