Stalking e abuso d’ufficio. Condanna confermata per il carabiniere Francesco Moschini

16 Luglio 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Leonardo Orlando – I giudici della Corte d’Appello, presidente Francesco Tripodi, a latere Daria Orlando e Luana Lino, in parziale riforma della sentenza di primo grado emessa il 23 luglio dello scorso anno al Tribunale di Barcellona, hanno confermato la condanna – rideterminando la pena in 2 anni di reclusione, due mesi in meno rispetto alla condanna di primo grado – – nei confronti dell’appuntato dei carabinieri Francesco Moschini, 42 anni, originario di Catania, all’epoca dei fatti in servizio al Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Milazzo. L’imputato, infatti, ancora una volta è stato riconosciuto colpevole dei reati di abuso d’ufficio e stalking (atti persecutori) che sarebbero stati commessi nei confronti di una giovane donna di Milazzo, con la quale lo stesso carabiniere aveva intrattenuto una relazione. La riduzione di 2 mesi sancita dalla Corte d’Appello ha consentito allo stesso appuntato di poter usufruire della sospensione condizionale della pena.

Per l’imputato, inoltre, difeso dagli avvocati Tommaso Calderone e Gaetano Pino, sono state anche confermate le statuizioni civili che erano state decise in primo grado quando il carabiniere Francesco Moschini è stato condannato al risarcimento dei danni subiti dalla vittima, da liquidarsi in sede di causa civile, oltre alle spese legali e di giustizia, in quanto la donna si è costituita parte civile con gli avvocati Giuseppe Lo Presti e Francesco Pellegrino, che hanno patrocinato la difesa della vittima degli atti persecutori, anche nel processo in Corte d’Appello conclusosi ancora una volta con il riconosciuto dei reati originari di abuso d’ufficio e stalking che sarebbero stati commessi nei confronti della donna con la quale lo stesso carabiniere aveva intrattenuto una relazione sentimentale poi degenerata. La vicenda che in corso di indagini aveva portato il 29 novembre del 2018 all’arresto dell’appuntato, al quale successivamente è stato applicato l’obbligo di dimora a Catania ed il divieto di avvicinamento alla vittima, è emersa a seguito di un’intercettazione telefonica captata nell’ambito di altro procedimento, in cui gli investigatori ascoltavano un dialogo tra un appuntato dell’Arma dei carabinieri, il quale conversando con un sottufficiale in servizio al Nucleo operativo di Milazzo, faceva riferimento a condotte delittuose riconducibili al carabiniere indagato. Fatti che sarebbero stati commessi contro la donna anche durante il servizio, per questo gli fu contestato l’abuso d’ufficio. Fonte: Gazzetta del sud

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